Italtrasfo, sindacato pessimista

Non presagiscono nulla di buono le ombre che si addensano sopra la Italtrasfo di Germignaga, importante azienda specializzata nella progettazione e produzione di trasformatori, sulla quale pende l’annuncio della chiusura totale con il licenziamento di tutti i dipendenti. Una trentina per l’esattezza, provenienti per lo più dall’area del luinese. Francesca De Musso, delegata della Fiom-Cgil conferma che possibili ripensamenti da parte dei vertici sono quasi impossibili, per ora, anche se loro, assieme alla RSU dell’azienda, continuano a sperare. «Pensavamo ad una riduzione del personale quando siamo stati chiamati – ha riferito – ma non certo ad una chiusura totale. Per gli stessi lavoratori che hanno partecipato alla riunione di martedì sera, dove la notizia è stata data, è stato un fulmine a ciel sereno. Non solo per loro, ma anche per una parte della dirigenza locale». La sindacalista ha spiegato che la Italtrasfo di Germignaga è legata alla multinazionale ABB, che ha un’azienda consociata attiva in Ticino, la Trasfor di Molinazzo di Monteggio, ad un chilometro da Cremenaga, che nei mesi scorsi, a sua volta, ha licenziato alcuni dipendenti. Insomma, l’aria è tesa da una parte e dall’altra del confine anche se rimane da capire il perché di tale scelta dal momento che, secondo quanto affermato dal sindaco di Germignaga Marco Fazio, e dagli stessi sindacati, i conti sono in ordine. «La decisione della multinazionale ci sembra irremovibile – ha proseguito la delegata della Fiom-Cgil – ha già assunto comportamenti simili in altre parti d’Europa. Noi abbiamo chiesto e chiederemo una proroga dei tempi ma non credo si farà nulla, nemmeno possiamo chiedere di ricollocare questi dipendenti in Ticino visto lo stato dell’azienda ticinese. Per i posti di lavoro di Germignaga ho cattivi presentimenti, la vedo dura anche perché chi è in loco fa da mero esecutore, le decisioni a quanto pare vengono prese altrove. Martedì avremo un altro incontro e sapremo qualcosa di più per queste famiglie, perché di questo parliamo e forse si tende a dimenticarlo quando si parla di multinazionali dove le persone sono solo numeri». Il tentativo ultimo sarà quello di portare a casa almeno due anni di NASpl, sigla che indica la nuova assicurazione sociale per l’impiego, la vecchia disoccupazione per intenderci. Fazio già mercoledì ha chiesto un incontro con i rappresentanti di Italtrasfo. Preoccupato per il già fragile tessuto occupazionale della zona. «Sullo scenario internazionale su cui si muove il gruppo, ha detto il primo cittadino di Germignaga, 30 dipendenti possono sembrare un’inezia, ma per la nostra comunità sarebbe un colpo duro, che cercheremo di scongiurare per quanto sarà nelle nostre forze».