Istantanea dei 60 anni del JRC: da sito nucleare a moderno campus di ricerca

L’evoluzione del JRC nel corso di 60 anni, da centro di ricerca specializzato nel campo nucleare fino a diventare un servizio di supporto alle più varie politiche europee, è intrinsecamente legata alla trama della storia europea. Dopo la seconda guerra mondiale, gli europei erano determinati ad evitare che simili devastazioni si potessero ripetere nuovamente. Sei paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Passi), crearono un piano per gestire le loro risorse di comune accordo, per evitare future guerre. Ciò portò alla firma dei Trattati di Parigi nel 1951, con i quali si istituì il mercato comune del carbone e dell’acciaio. Nel 1957 i sei Paesi firmarono a Roma il Trattato che istituì la Comunità Economica Europea, che gettò le fondamenta per un’ulteriore cooperazione a livello europeo. Allo stesso tempo fu firmato il Trattato che istituì la Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom) per promuovere la ricerca e lo sviluppo dell’uso pacifico dell’energia nucleare in Europa e per scongiurare l’utilizzo di materiali nucleari per finalità illegali. Il Trattato Euratom stabilì la creazione di un Centro Comune di Ricerca Nucleare, (JNRC) per condurre i programmi di ricerca assegnatigli dalla Commissione. A seguito della firma del Trattato Euratom, fu sottoscritto un accordo per convertire il sito di Ispra in una struttura della Comunità Europea. Allora infatti ospitava un centro di ricerca nucleare italiano (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare – CNEN) ed era molto diverso dal sito che conosciamo oggi. Il trasferimento ufficiale avvenne nel 1961, ed iniziarono così i lavori per costruire gli edifici che avrebbero ospitato laboratori ed uffici per il personale della ricerca del JNRC.Al momento della firma del trasferimento, il CNEN aveva appena completato la costruzione del primo reattore nucleare, Ispra-1. Il JNRC assunse l’operatività di questo primo reattore, e ne costruì un secondo, ESSOR, nel corso degli anni seguenti. Entrambi i reattori furono usati per finalità di ricerca fino al loro arresto negli anni 80. Durante gli anni 70, fu presa la decisione di diversificare il programma di lavoro del centro con altre attività di ricerca, che inizialmente si focalizzarono sull’ambiente e sulle energie rinnovabili. Conseguentemente, la “N” di nucleare fu tolta dal nome del centro, che da allora si è chiamato Joint Research Centre, il JRC. Smantellare il passato nucleare Dagli anni 70’, il programma di lavoro del JRC si è così lentamente allontanato dal nucleare avvicinandosi ad altre priorità di ricerca per fornire supporto scientifico mirato alle politiche europee. I due reattori di ricerca sul sito di Ispra sono attualmente in arresto. Permangono in uno stato di “conservazione sicura”, ovvero non pongono alcun rischio né per i lavoratori sul sito di Ispra né per le zone limitrofe. Nel 1999 il JRC lanciò un programma di disattivazione di tutte le sue strutture nucleari per tutti i siti del JRC, incluso quello di Ispra. La maggioranza del materiale nucleare è già stata rimossa dal sito di Ispra. Tuttavia, la disattivazione delle strutture nucleare genera anch’essa dei rifiuti radioattivi, che devono essere stoccati in maniera sicura. Al momento, i rifiuti sono stoccati in un deposito temporaneo sul sito di Ispra, dove rimarranno fino al completamento del deposito Nazionale Italiano. Il JRC ha appena terminato la costruzione di un nuovo deposito di stoccaggio temporaneo, progettato secondo gli ultimi standard, e grande abbastanza da ospitare tutti i vecchi e nuovi rifiuti radioattivi presenti ad Ispra. «La presenza di strutture nucleari ad Ispra è un fatto, e deriva dalle circostanze storiche delle attività di ricerca del passato. È nostro compito assicurarsi che le nostre attività nucleari non lascino traccia né siano fonte di preoccupazioni per i cittadini che vivono o vivranno nelle zone limitrofe. In tal senso, una corretta disattivazione ed una corretta gestione dei risultanti rifiuti radioattivi è innanzitutto un dovere morale», afferma Paolo Peerani, responsabile dell’Unità di Disattivazione Nucleare al JRC Ispra. L’obiettivo è raggiungere lo status di “prato verde” entro la seconda metà degli anni 2030, ovvero entro la fine del processo di disattivazione nucleare non saranno più presenti né installazioni né rifiuti nucleari sul sito di Ispra. Il JRC svolge il suo programma di disattivazione sotto il diretto controllo delle Autorità Italiane ed in rispetto della vigente legislazione Italiana. Gestire il sito di Ispra in linea con i nuovi orizzonti della ricerca Chi fotografò Ispra agli albori, trova oggi difficile riconoscere il sito, tali sono state le trasformazioni nel corso degli anni. Dagli anni 80 il fulcro del lavoro del JRC è stato spostato verso nuove aree per tenere il passo con le priorità politiche della Commissione Europea, e con le tematiche sociali emergenti nell’UE. Gran parte del lavoro del JRC si incentra attualmente sui problemi ambientali, sulla salute e la prevenzione, le scienze sociali, l’analisi socio-economica e le problematiche finanziarie, per menzionare solo alcuni ambiti. Recenti sviluppi legati a problemi emergenti includono la creazione di un “Knowledge Centre on Migration and Demography” (Centro di Conoscenza sulla Migrazione e la Demografia), ed un progetto a lungo termine sulla equità, volto a fornire maggiore conoscenza sulle ineguaglianze in Europa e una base scientifica per le future politiche UE che intendono creare una società percepita come equa dai cittadini Europei. I cambiamenti nel programma di lavoro del JRC e le priorità di ricerca hanno anch’essi un impatto sul sito di Ispra. Nuovi laboratori, come lo “European Interoperability Centre” (Centro di Interoperabilità Europeo), dove si testano le emissioni dei veicoli elettrici, sono stati aperti per rispondere alle nuove necessità scientifiche. Anche l’infrastruttura degli uffici è stata aggiornata per tenere il passo con lo sviluppo delle attività del JRC. «Avevamo un grande numero di piccoli edifici sparsi per il sito. Nel corso degli scorsi anni abbiamo inaugurato nuovi edifici per la ricerca, che ora ospitano 450 addetti scientifici ed alcuni dei nostri laboratori. I nuovi edifici sono più rispettosi dell’ambiente, e ci permettono di utilizzare le nostre risorse in maniera più efficiente», afferma Rien Stroosnijder, Dirigente del Sito di Ispra. Nel 2014 infatti furono inaugurati due edifici ad alta efficienza energetica, e un terzo, che ospiterà ulteriori 300 addetti alla ricerca, è attualmente in costruzione. Il nuovo edificio dovrebbe permettere al JRC Ispra di raggiungere un risparmio energetico dell’87% circa rispetto ai 10 vecchi edifici che verranno demoliti a completamento della sua costruzione. Nel corso degli ultimi anni, il JRC ha ammodernato anche le sue strutture per le conferenze, di ristorazione, le residenze e le strutture per l’infanzia. «Vogliamo offrire un campus di ricerca che sia un polo d’attrazione per i più altamente qualificati addetti alla ricerca presenti là fuori. Ma non è sempre facile, quando si arriva qui da un paese estero e non si conosce la lingua italiana. Ecco perché offriamo aiuto in termini di servizi “sociali”, per aiutare i nostri ricercatori a vivere e lavorare bene qui», commenta Rien Stroosnijder. Un campus di ricerca…. Sempre più “verde” Il progetto di ammodernamento di Ispra va di pari passo con il sistema di gestione ambientale, il cui scopo è ridurre l’impronta ambientale del sito. Il team che si occupa della gestione ambientale sta portando avanti vari progetti per ridurre il consumo di energia ed acqua, diminuire i rifiuti ed incoraggiare forme di trasporto sostenibile sul sito. «Stiamo affrontando questa tematica da diversi punti di vista per rendere il sito più sostenibile. Ad esempio, abbiamo sostituito le lampadine dei lampioni stradali con led e li abbiamo dotati di sensori automatici; abbiamo installato sistemi automatici per regolare il riscaldamento ed il condizionamento negli edifici; sostituito le auto di servizio obsolete con veicoli elettrici. Naturalmente, gli aspetti ambientali vengono presi in considerazione nella costruzione di tutti i nuovi edifici sul sito, dove applichiamo la legislazione “Edifici ad Energia quasi Zero” della regione Lombardia», precisa Philip Costeloe, Coordinatore EMAS del Sito JRC di Ispra. Nel 2012, il JRC Ispra si è impegnato ad applicare i requisiti imposti dalla direttiva Europea sull’energia rinnovabile: in pratica il team di gestione ambientale sta lavorando per tagliare il consumo energetico e le emissioni di gas ad effetto serra del 20%, ed allo stesso tempo incrementare l’uso delle energie rinnovabili del 20%, entro il 2020 (rispetto ai livelli del 2010). Grazie alle varie azioni implementate negli scorsi anni, il JRC ha fatto progressi verso questi obiettivi. L’impianto di trigenerazione del JRC permette al sito di produrre il suo fabbisogno di energia elettrica, termica e frigorifera, ottenendo un risparmio annuale del 30% di consumo di combustibile e di riduzione delle emissioni di CO2 rispetto sistemi di produzione termoelettrica tradizionali. Tra il 2011 ed il 2016, il sito ha già ridotto il suo consumo energetico totale dell’11.1%. «Stiamo facendo sforzi per sviluppare una coscienza ecologica tra lo staff. Attualmente abbiamo una competizione in atto, dove il personale viene incoraggiato a camminare quanto più possibile, invece di usare l’auto. Il 22 Settembre, in collaborazione con il comitato organizzatore del Semestre Estone e Legambiente, avremo un evento che combinerà questa gara con il progetto “Puliamo il mondo”, durante il quale i partecipanti cammineranno lungo un percorso per pulire l’ambiente circostante», spiega Philip Costeloe. Il management del JRC ha scambi regolari con le autorità locali per discutere i progressi e gli sviluppi del sito di Ispra. Annualmente si incontrano infatti nell’ambito del “Tavolo di confronto EMAS”, per condividere l’evoluzione della gestione ambientale sviluppata secondo lo standardEMAS, acronimo del sistema di gestione e monitoraggio ambientale dell’Unione Europea. È uno strumento di gestione avanzato degli aspetti ambientali, sviluppato dalla Commissione Europea per le aziende e le altre organizzazioni per valutare, relazionare e migliorare le loro prestazioni ambientali. Il JRC è certificato EMAS dal 2015 come gli altri siti della Commissione Europea.. Il progetto “Bicycle to work” è uno dei risultati di questi scambi. Il progetto viene portato avanti dal JRC in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Agenda 21 Laghi, e prevede la costruzione di una pista ciclabile tra il Lago Maggiore ed il Lago di Varese, passando dal JRC. Le celebrazioni per il 60 anni Quest’anno il JRC celebra il suo sessantesimo compleanno in contemporanea con le celebrazioni dei 60 anni dell’Unione Europea. A segnare tale anniversario, il JRC ospiterà il 6 Ottobre un evento in collaborazione con la Scuola Europea di Varese e la Protezione Civile Italiana. Il tema dell’evento è la protezione civile. Il programma è volto a dimostrare come il JRC e la UE collaborano con gli Stati Membri per ridurre i rischi legati ai disastri naturali, quali terremoti, inondazioni e tsunami. Autorità locali, regionali e nazionali, nonché 600 studenti della Scuola Europea di Varese e di scuole locali parteciperanno all’evento. Durante la giornata, verrà firmato un accordo di collaborazione tra il JRC e la Regione Lombardia, come annunciato durante la visita in luglio del Commissario UE Navracsics e dal Presidente della Regione Lombardia