Investimenti esteri, si parte da Busto

Gli investimenti diretti all’estero da parte delle imprese creano sviluppo o contribuiscono in senso negativo al crollo dell’occupazione? «Le imprese che hanno investito all’estero sono cresciute in termini di valore aggiunto del 10 per cento. Non solo. Hanno anche incrementato l’occupazione di un 2 per cento l’anno». A spiegarlo, ieri alla Liuc, è stato Michele Tronconi, membro del Cda di Simest. Lo ha fatto nel corso del convegno “ Internazionalizzazione e crescita tra sfide e opportunità: le imprese di Varese e il sostegno di Sace e Simest”. Il primo a comprendere che gli investimenti diretti all’estero sono fonte di crescita è stato Enrico Dell’Acqua, bustocco doc, «che sul finire dell’ottocento realizzò due tessiture – ha spiegato tronconi – una in Brasile e una in Argentina, per aggirare i dazi doganali. Una avventura imprenditoriale celebrata anche da Luigi Einaudi». E forse non è un caso che proprio la provincia di Varese si distingua in modo particolare per la propria vocazione all’export. «L’export genera il 43,3% del prodotto interno del Varesotto, oltre l’8,3% in più rispetto alla media lombarda – ha ricordato ieri il presidente dell’Unione Industriali, Riccardo Comerio – e il 15,7% in più di quella nazionale». E ha aggiunto: «I mercati esteri sono per la provincia di Varese il principale driver di sviluppo e di creazione di ricchezza e occupazione, e quindi Sace e Simest sono strumenti preziosissimi per il futuro e i destini del nostro sistema economico». Di qui la decisione: «Per questo l’Unione Industriali varesina ha appena deciso di entrare nel capitale di Simest, una partnership sempre più stretta tutta a vantaggio delle nostre imprese». Va detto che vendere all’estero è cosa differente dall’investimento e dalla creazione di nuove società. La sfida sta proprio lì. E’ sul quel fronte che le imprese della provincia di Varese sono chiamate a rischiare. E lo possono fare proprio grazie al supporto di Simest. «I margini di crescita ci sono tutti », ha sottolineato Tronconi. «Teniamo presente – ha aggiunto – che l’Italia è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda gli investimenti diretti». Va detto che chi ha deciso di percorrere questa strada ha ottenuto benefici. Lo hanno raccontato ieri Umberto Brustio, Cfo di Mazzucchelli 1849, e Alberto Jelmini, Ceo di T&J Vestor. Entrambe le aziende soo andate alla conquista del mondo anche grazie al supporto di Simest.

«L’internazionalizzazione – ha commentato Anna Gervasoni, professore Ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Liuc – è la linea di demarcazione per molte imprese italiane che devono crescere. Ma per far questo bisogna attivare fonti finanziarie adeguate. Un contributo importante può essere dato da fondi di private equity e private debt, che forniscono capitali di rischio e di debito alle imprese con piani di sviluppo e nella sostanza prevedono un potenziamento della crescita all’estero con varie modalità. Per questo nei nostri corsi cerchiamo di fornire una chiave di lettura di queste dinamiche per preparare i manager del futuro».

Ora Varese punta su Russia e Stati Uniti

«L’internazionalizzazione rappresenta uno dei più importanti driver di sviluppo e di creazione di ricchezza e occupazione sul nostro territorio». Parole di Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese, che da sempre si è contraddistinta per la propria vocazione ai mercati esteri e che, anche grazie a questa caratteristica, «è riuscita a compensare la staticità del mercato interno», nei momenti bui della crisi. I numeri sono lì a dimostrarlo.

Dopo un 2016 che, per la prima volta dopo anni, ha registrato un segno meno, a livello congiunturale ora le esportazioni del territorio sono tornate a crescere. Nel primo semestre del 2017 abbiamo raggiunto il valore di 4,9 miliardi di euro, in aumento dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2016. Per quanto riguarda i mercati di riferimento, le esportazioni rispetto al primo semestre 2016 sono in deciso aumento verso alcune aree emergenti: l’Africa (+57,3%), l’Asia Centrale (+33,2%) e l’America Centro-Meridionale (+10,2%). Mostrano una buona tenuta anche i flussi di export verso l’area dell’Unione Europea (+4,6%), che si riconferma primo bacino di destinazione dei flussi commerciali in uscita dalla provincia di Varese, concentrando il 57,3% dell’export varesino. All’interno della Ue Germania e Francia mantengono le loro posizioni all’apice della classifica delle prime destinazioni per le esportazioni varesine, mentre Spagna e Polonia (anch’esse nella top 10 delle destinazioni) hanno un tasso di crescita a doppia cifra (rispettivamente +16,3% e +20,5%).

«L’internazionalizzazione nelle nostre imprese rimane strategica», ha sottolineato il numero uno degli industriali varesini. E, naturalmente, gli imprenditori ragionano già sul lungo periodo, alla ricerca di nuovi mercati di sbocco. La sfida si chiama Russia, in primis, e a seguire Stati Uniti, Iran, Cina e Germania. L’obiettivo finale è quello di creare sviluppo e di mantenere il primato regionale di provincia più proiettata verso i mercati esteri.