Investimenti appesi al muro

 

Tempo di resoconti. Tempi di riflessioni. Sul 2016 appena finito, sugli effetti in prospettiva nel nuovo anno. Arte e business: abbinamento niente affatto improbabile. Le incredibili performance degli anni passati suggeriscono curiosità e approfondimenti. Dal 2000 in poi, in particolare negli anni 2013 e 2014, collezionisti e appassionati d’arte moderna e contemporanea hanno riversato i loro capitali contribuendo in termini di crescita del fatturato fino al 1370% con un rendimento medio annuo del 5%.

Ma ora? Che cosa potrebbe accadere nel 2017, dopo l’insediamento alla Casa Bianca di Trump e in Europa il contraccolpo della Brexit ancora in via di definizione? Ci sono buone ragioni per credere che gli investimenti continueranno a interessare acquisti in arte e valori preziosi anziché verso strumenti finanziari come titoli di stato o addirittura azioni, per via dei bassi tassi di interesse che hanno caratterizzato gli anni recenti. Quali sono stati i motori di questi macro-incrementi negli investimenti in arte? Innanzitutto l’aumento vertiginoso degli art-consumers (da 500mila nel dopoguerra a 70 milioni nel 2015) derivato dall’avvento di internet e dall’uso velocizzato di smartphone e tablet. Completato dai tassi di interessi negativi delle banche sulle somme depositate. In quegli anni, opere con valutazione sopra i 20mila dollari hanno dato rendimenti fino al 9%. Un certificato ben redditizio appeso al muro. Il modello tradizionale del gallerista che investe sull’artista emergente e che affianca i collezionisti o gli acquirenti occasionali nel processo di acquisto dell’opera, è ormai un retaggio del passato. Sostituito dallo stereotipo dell’uomo d’affari, che conosce bene stime e statistiche, in grado di acquistare un’opera d’arte per diversificazione degli investimenti, per pura acquisizione di status o ancora per operazioni speculative dirette.

La parte del leone la fanno sempre le aste internazionali, consolidate negli Stati Uniti e Regno Unito, rispetto alla Cina, con il 65% del fatturato mondiale nell’arte contemporanea (tra luglio 2015 e giugno 2016 sono 582,4 milioni di dollari incassati negli Usa e 399,4 nel Regno Unito contro i 361,7 in Cina).

E in Italia? Non siamo andati affatto male. Anzi. Nel 2016 il mercato italiano dell’arte raggiunge 228,3 milioni di euro. Un risultato allineato al 2015. È da distinguere però il mercato d’arte delle case d’asta italiane (che mostrano quasi tutte il segno più) rispetto alle grandi Major internazionali (Christie’s e Sotheby’s con sedi in Italia) per le quali si verifica una flessione di vendite nel nostro Paese.

Sotheby’s, che aveva in Italia nel 2015 il primo posto in classifica con 33,4 milioni quest’anno è scesa dal podio, retrocedendo al quarto posto con 24,4 milioni. Simile sorte per Christie’s: da 20 milioni del 2015 è scesa a 15,1 milioni posizionandosi ottava.

Chi è in testa allora da noi? Meeting art (con circa 30 milioni). Il settore più alto aggiudicato nell’anno 2016 per la Maison di Vercelli è stato quello dell’arte moderna e contemporanea con 18.697.586€. Segue al secondo posto la casa d’aste genovese Cambi con sede anche a Milano (29 milioni) con ottimi i risultati per il dipartimento di arte orientale. Terzo posto è per Pandolfini (27 milioni), una realtà in crescita, forte in particolare nell’arte del XIX secolo.

Alcuni Top Lot sono Lucio Fontana: il rosso “Concetto spaziale. Attese”, 1961, dalla stima € 1.800.000/2.400.000, aggiudicato a € 2.410.250; Domenico Gnoli: “Sofa”, 1968 con stima € 1.500.000/ 2.000.000, aggiudicato a € 2.576.250. Anche se il 2016 ha visto in generale una flessione nei ricavi delle grandi Case d’asta internazionali, ottimi risultati in particolare a New York in una settimana di dicembre importante economicamente che ha raccolto (solo con le aste serali) più di 1 miliardo di dollari. Oltre 400 milioni per gli impressionisti e moderni e quasi 665 milioni per i contemporanei. Claude Monet è assoluta superstar del 2016 con “Meule”, 1891. Il suo “Covone” da Christie’s a New York arriva a 81.448.000 di dollari!!! E Willem de Kooning, come da previsioni con “Untitled XXV”, tornato in asta dopo dieci anni, vola a oltre 66 milioni di dollari, nuovo record per l’artista.

Bene, da Sotheby’s, si colloca Gerhard Richter con due opere provenienti da una famosa collezione privata: una raggiunge 34 milioni di dollari (top price della serata).

Tre lavori di artisti italiani, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Mario Schifano, sono stati venduti ben al di sopra delle stime. La plastica di Burri ha battuto 4.951.500 su stima di 3/4 milioni di dollari.

Una curiosità che sottolinea come l’avvedutezza negli acquisti renda bene. Gossip per Eric Clapton sull’“AbstraktesBild 809-2” di Gerhard Richter del 1994, stimato 18/25 milioni di dollari, passato di mano per 22.087.500. Fu acquistato nel 2001 insieme ad altri due Richter, con un assegno del chitarrista inglese di “solo” 3,1 milioni di dollari! Il primo di questi dipinti, rivenduto nel 2012, gli ha fruttato 21,9 milioni di dollari. Il secondo, venduto l’anno seguente, 34,2 milioni. Un lauto guadagno davvero!!

Imprese d’arte, Varese sale

In Lombardia sono oltre 600 le attività, gallerie in testa, che si dedicano al commercio di oggetti d’arte, pari al 23% delle imprese italiane del settore (2.688). In un anno sono cresciute dell’1,8%, raggiungendo punte – del 30% a Monza e del 23% a Como – ragguardevoli a fronte di un andamento generale negativo in Italia (-1,4%). Milano è prima con 378 attività nel commercio al dettaglio di oggetti d’arte (il 62% lombardo e il 14% nazionale), seguita dalle province di Brescia (70) e Bergamo (45). La provincia di Varese? Nel terzo trimestre 2016, si contavano 23 attività, il 4,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quasi un’impresa su tre nel settore è femminile, con punte del 73% a Mantova e del 50% a Lodi e Sondrio. Milano è anche prima in Italia per commercio di oggetti d’arte, seguita da Roma, Napoli, Torino, Venezia e Bologna. Da alcuni mesi, la Camera di Commercio di Milano ha inaugurato un servizio, finora unico in Italia. Si tratta del progetto Adr Arte della Camera Arbitrale, dedicato alle controversie in materia di arte, sia di natura contrattuale (la vendita di un’opera d’arte) sia extra-contrattuale (la restituzione di un bene culturale esportato illecitamente). Destinatari possono essere artisti, collezionisti d’arte e gallerie, soggetti privati, case d’asta, ma anche musei e Stati. L’opera d’arte acquistata in una galleria d’arte, ma disconosciuta dall’artista a cui era attribuita, la mancata restituzione di opere agli artisti, sono alcune delle controversie risolte. Ultima segnalazione sui furti d’arte: in Italia se ne contano ogni anno circa 20mila, più o meno 55 al giorno.Il nostro Paese, che possiede oltre la metà dei tesori artistici mondiali, risulta il più colpito sul mercato nero dell’arte che a livello globale vale 9,3 miliardi di euro.