Intesa vuole Ubi «Insieme più forti»

La Prealpina - 19/02/2020

La corazzata Intesa Sanpaolo scende in campo a sorpresa nel risiko bancario e punta su Ubi con una offerta pubblica di scambio volontaria sulla totalità delle azioni. Proposta che resta tale e non cambierà. Un consolidamento del settore era auspicato da tempo, soprattutto dalla Vigilanza, ma il gruppo guidato da Carlo Messina ha giocato d’anticipo facendo la prima mossa perchè «Ubi è la migliore combinazione per Intesa e uniti saremo più forti». L’operazione, definita «geniale» dal presidente Gian Maria Gros-Pietro, è stata promossa dalla Borsa con Intesa salita del 2,36% (2,6 euro) e Ubi del 23,5%% (4,31 euro). Piazza Affari ritiene conveniente per gli azionisti di Ubi aderire all’Ops, in quanto il controvalore delle 17 azioni Intesa è superiore a quello delle 10 di Ubi, previste dall’offerta. Le prime valgono complessivamente 44,2 euro, mentre le seconde 43,1 euro. L’offerta apre un «nuovo capitolo della storia di questo gruppo», ha aggiunto Messina. Nascerà la terza banca europea per capitalizzazione di mercato, che salirà a 48 miliardi di euro, e la settima per ricavi (21 miliardi), e 1,1 trilioni di euro di risparmio degli italiani in gestione. L’operazione non avrà nessun impatto per gli azionisti a cui Messina assicura un dividendo di 0,2 euro sul 2020, superiore a 0,2 euro sul 2021. Ubi è la miglior «banca di medie dimensioni, sono una piccola Intesa Sanpaolo – ha detto Messina -. Vogliamo che i due migliori player italiani crescano insieme e creino un leader europeo». L’offerta, che permetterà a Intesa di superare i 6 miliardi di utile a partire dal 2022, non è «amichevole dal punto di vista tecnico ma non avevamo altro modo per farla», spiega ancora Messina che auspica che il vertice di Ubi – colto di sorpresa da una offerta arrivata nel giorno della presentazione del piano industriale – possa considerarla tale. In attesa che il cda di Ubi si esprima – si riunirà nelle prossime ore – per ora a parlare sono solo i grandi soci della banca riuniti nel patto Car, che definiscono Ubi «centrale per l’Italia e il suo sistema bancario» ma chiedono «tempo per valutare l’ops». Proprio al patto che ha quasi il 20% di Ubi potrebbero aprirsi spazi nella governance della nuova realtà. È lo stesso Messina a riconoscere il ruolo strategico delle fondazioni nel capitale con la loro diluizione minima, si parla del 10% delle loro azioni. C’è fiducia che l’ops vada in porto, confidando su un premio considerato alto.