Interrogatorio per chi va in Usa

La Prealpina - 30/10/2017

Un cartello predisposto dalla società di gestione di Malpensa avvisa da ieri che i passeggeri diretti negli Stati Uniti devono arrivare in aeroporto tre ore prima della partenza. Non bastano più le canoniche due ore di anticipo, infatti, se non si vuole rischiare di perdere il volo.

Tutta colpa delle nuove procedure di sicurezza rafforzate per i voli verso gli Usa. Così ha voluto il governo di Donald Trump, mettendo in pratica misure restrittive che già preannunciava in campagna elettorale. Ora, a quasi un anno di distanza dal suo ingresso alla Casa Bianca, si toccano con mano gli effetti anche in Italia. I passeggeri, con una quantità variabile da compagnia a compagnia, vengono sottoposti a un’intervista poco prima dell’imbarco per verificare che non presentino profili di rischio. È una misura già nota per chi vola con American Airlines, ma d’ora in poi viene estesa anche agli altri vettori.

Si tratta di un semplice colloquio (viene chiesto con chi viaggi, che lavoro fai, il motivo del viaggio e altre informazioni che possono risultare d’interesse alle autorità a stelle e strisce). I passeggeri in partenza saranno interrogati ai banchi del check in nel caso di partenze dirette verso gli States oppure ai gate di imbarco nel caso di voli in connessione.

Per Malpensa, la nuova disposizione sui controlli interessa le compagnie dirette in America, e dunque Alitalia, Delta, American Airlines, Emirates. «In seguito alle indicazioni ricevute dal governo degli Stati Uniti, i nostri voli verso gli Usa saranno soggetti a ulteriori e potenziate misure di controllo dei passeggeri», ha dichiarato in una nota proprio la prestigiosa compagnia di Dubai che collega ogni giorno Malpensa alla Grande Mela con l’A380, l’aereo a due piani. «Queste misure andranno di pari passo con le procedure di controllo già in atto sempre ai gate di imbarco, incluse quelle concernenti i device elettronici». Sono provvedimenti destinati ad aumentare i tempi di imbarco e dunque anche Emirates invita i propri clienti a recarsi in aeroporto con largo anticipo.

Si tratta di un evidente passo indietro nella comodità per gli utenti, se si considera che soltanto undici mesi fa, pochi giorni prima della elezioni americane, era stato dato l’annuncio che lo scalo varesotto era stato inserito nella lista ristretta degli undici aeroporti nel mondo ritenuti idonei a effettuare le operazioni di preclearance. In parole più semplici, l’annuncio del segretario del dipartimento “Homeland Security” del governo degli Stati Uniti, Jeh Johnson, diede il via alle procedure per permettere anche a Malpensa, in un arco temporale che allora non venne specificato, di effettuare il controllo passaporti a monte, ovvero in un ufficio doganale statunitense da realizzarsi in brughiera, anziché a destinazione. Ciò avrebbe consentito, una volta atterrati in America, di andare direttamente al ritiro bagagli senza passare dall’immigrazione, dove spesso si può perdere anche più di un’ora di tempo. Da quell’annuncio, però, non ci sono più state novità. E l’unica, arrivata ieri, va nell’opposta direzione.