Internet velocissimo A spese dello Stato

La Prealpina - 28/11/2018

Internet veloce, con connessione 5G. A spese dello Stato. È una doccia fredda quella piovuta sulla testa di Eolo con l’indagine condotta dal pubblico ministero Nicola Rossato.

In manette è finito il legale rappresentante del provider, Luca Spada, per il quale il gip Piera Bossi ha disposto i domiciliari. Oltre a lui ci sono altri cinque soggetti indagati a piede libero. La guardia di finanza di Busto – che ha svolto tutto il lavoro investigativo – ha inoltre sequestrato 3.5 milioni di euro dai conti correnti aziendali.

Secondo l’accusa per acquisire una posizione dominante nel settore internet wi-fi, Eolo avrebbe sforato la propria banda di frequenze per andare su quella riservata allo Stato, che la utilizza per servizi di pubblica utilità. Ossia per la Rai, per il meteo, per l’Esercito, per i servizi segreti.

E quando non si spostava su quelle “onde” lo avrebbe fatto su gamme di frequenze ancora libere o in fase di liberalizzazione perché destinate a essere messe a gara. A quanto pare Spada, che è difeso dal professor Mario Zanchetti, non solo era a conoscenza dell’escamotage tecnico: a parere della procura sarebbe stato pienamente coinvolto nella truffa ai danni del ministero dello Sviluppo economico.

Così facendo Eolo oltre a procurarsi i ricavi derivanti dall’attività lecita, intascava anche un profitto illecito pari alla somma di denaro sequestrato dalle fiamme gialle. Il pm Rossato, che oggi è in servizio alla procura della Repubblica di Milano, dispose gli accertamenti sulla base di un esposto presentato da una società concorrente. Emerse così che il provider che ha sede a Busto – ma che opera su scala nazionale – grazie a modem di ultima generazione forniti ai propri abbonati, utilizzava senza autorizzazione una banda libera, che consentiva così una connessione a internet rapidissima. Ovviamente in questo modo l’azienda ha potuto ampliare la propria quota di mercato a discapito degli altri operatori che lavorano nell’alveo della correttezza. Ciò – sempre a parere degli inquirenti – avrebbe arrecato un danno allo Stato perché gli oneri di concessione non venivano pagati.

Usando inoltre un sistema informatico di controllo a distanza delle proprie antenne, Eolo sarebbe riuscita a eludere i controlli periodici del ministero.

Per Spada e gli altri cinque indagati le accuse sono a vario titolo di truffa pluriaggravata ai danni dello Stato, furto pluriaggravato di radiofrequenze non autorizzate e turbata libertà dell’esercizio dell’industria. La società stessa risulta indagata per non aver adottato modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire reati di questa natura.

Dunque la finanza la ritiene responsabile degli addebiti, perché tutto sarebbe stato fatto nel suo interesse o a suo vantaggio, così come prevede la normativa sulle persone giuridiche.

È una vicenda già chiarita

Per la società Eolo, l’indagine della guardia di finanza, conclusa con gli arresti domiciliari del legale rappresentante Luca Spada (foto), è tutta frutto di un equivoco. «Eolo apprende con stupore che Luca Spada, amministratore delegato della società, sia stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per una vicenda chiarita due anni fa presso le sedi competenti»: lo ha sottolineato in una nota la società provider internet con sede a Busto accusata di aver utilizzato frequenze non ancora aggiudicate e di averne tratto profitti per 3,5 milioni di euro. Ma a quanto pare i chiarimenti forniti non sono bastati al pubblico ministero Nicola Rossato, che ha depositato la richiesta di misura cautelare lo scorso febbraio. «L’azienda e i suoi soci – prosegue il comunicato – rinnovano la fiducia sia nei confronti del proprio top management che nelle autorità competenti, certi che la vicenda verrà chiarita nell’interesse di tutte le parti coinvolte». Sta di fatto che alcuni dei manager indagati, cinque oltre a Spada, non lavorano più per la società.