Industriali in aeroporto

La Prealpina - 10/09/2021

Se gli appelli restano inascoltati non si può aspettare in eterno: bisogna muoversi da soli. Gli industriali varesini lo hanno sempre fatto, per le loro aziende e per lo sviluppo dell’intera provincia. Ora hanno deciso di applicare lo stesso metodo anche per provare a salvare quella che è l’industria più importante di tutto il territorio: l’aeroporto di Malpensa. Non lo fanno alzando i toni o la polemica verbale, ma con una scelta ben precisa che, in fondo, parla da sola. Tra due settimane, precisamente lunedì 27 settembre, l’assemblea annuale dell’Unione Industriali della provincia di Varese (rinviata a maggio a causa delle norme anti Covid), avrà luogo proprio in aeroporto, nell’hangar Sea Prime di Malpensa.

Sul palco, insieme al presidente varesino, Roberto Grassi, salirà Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. In platea- come sempre accade in quello che è uno degli appuntamenti più importanti per il mondo economico varesino – i rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali. Sono stati invitati tutti gli onorevoli varesini. Tra loro, naturalmente, anche il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, che ben conosce la storia dello scalo della brughiera e tutti gli ostacoli che in questi anni ne hanno impedito l’effettivo decollo.

È chiaro, dunque, che la scelta dei vertici dell’associazione industriali non è casuale. Negli ultimi anni l’assemblea dei soci si è sempre svolta al centro congressi MalpensaFiere di Busto Arsizio e, in un passato recente, al centro Ville Ponti a Varese. Se è vero che a MalpensaFiere gli spazi sono ridotti per le attività legate alla campagna vaccinale, è altrettanto innegabile che quella di Ville Ponti poteva essere una valida alternativa. Invece no. Si capisce subito che il presidente Grassi e la sua giunta volevano dare un segnale chiaro alle istituzioni: Malpensa ha bisogno di sostegno e interventi concreti e precisi per garantirne il futuro.

Va detto che in questi mesi di pandemia, lo stesso presidente Grassi non ha perso occasione per cercare di dare una scossa alla politica dormiente, definendo quella di Malpensa una vera emergenza. «Bisogna rendersi conto che è una infrastruttura essenziale per lo sviluppo non solo del nostro territorio ma dell’intero Paese. Serve una presa di coscienza e mettersi al lavoro su questo fronte», ha ribadito più volte proprio dalle colonne di Prealpina. Del resto, da imprenditore, Grassi, e con lui la sua giunta, non hanno mai smesso di guardare anche ai numeri. Lo scalo della brughiera genera, con l’indotto, quarantamila posti di lavoro. E, oggi, la maggioranza dei contratti è in bilico. «Si rischia una bomba sociale», il pensiero del numero uno di U

niva. Di qui la decisione di agire. Tra l’altro subito dopo l’ennesimo schiaffo all’aeroporto: la scelta di prolungare per altri due anni i collegamenti Linate-Londra, che avrebbero dovuto essere trasferiti in brughiera. Grassi tra due settimane parlerà di nuovo e i fari si accenderanno proprio in aeroporto. Si spera che poi arrivino anche delle risposte da chi ha il compito di prendere decisioni.