Industria, una corsa a ostacoli

 «Le cose cominciano a funzionare». Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di varese, guarda i numeri dell’indagine congiunturale elaborata dall’Ufficio Studell’ associazione ed è decisamente più ottimista rispetto a un anno fa. Le imprese della provincia di Varese sembrano finalmente aver agganciato la ripresa e aver messo le macchine a funzionare a pieno ritmo. Non solo. Gli imprenditori, nel corso del 2017, hanno deciso di mettere mano al portafoglio e di ricominciare ad investire, perchè l’impresa va sviluppata e sostenuta. Insomma, il vento è cambiato. Ma c’è una cosa che il numero uno degli industriali varesini mette in chiaro, durante il tradizionale appuntamento di inizio anno. Gli ingranaggi hanno ripreso a funzionare ma gli ostacoli sulla strada degli imprenditori sono ancora troppi. E molti possono essere eliminati esclusivamente con l’intervento della politica. Di qui l’appello rivolto in modo particolare ai futuri inquilini di Palazzo Lombardia.

L’ostacolo più importante e meno evidente? Le gravi difficoltà che le imprese si trovano a dover affrontare nel rilascio delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali. «È urgente mettere mano al problema del rilascio dei permessi per i trasporti eccezionali – ha spiegato ieri Comerio – che sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi come quello, ad esempio, delle macchine utensili particolarmente radicato sul nostro territorio». In ballo ci sono centinaia di migliaia di euro di costi che le aziende si trovano a dover sostenere per cercare soluzioni concrete che possano garantire le loro consegne ai clienti. Il problema nasce dopo i crolli di ponti e cavalcavia verificatesi lungo autostrade e super strade. La norma prevede che le autorizzazioni siano rilasciate dai proprietari del tratto da percorrere. Dopo i tragici eventi accaduti, riuscire ad ottenere i permessi necessari diventa sempre più complicato. Ci sono imprese che, pur di continuare a trasportare la propria merce, hanno presentato – a proprie spese – certificazioni ottenute da enti privati ( ad esempio il Politecnico di Milano) a garanzia per il passaggio in uno specifico tratto stradale. Altre, invece, hanno sottoscritto coperture assicurative ad hoc. Insomma, costi su costi.

«Ai timori si intreccia la burocrazia – sottolineano Riccardo Comerio e il direttore generale Vittorio Gandini – e le conseguenze sono tutte a danno delle aziende. Stoppare le imprese lombarde su questo tema rischia di bloccare tutto un Paese. Per risolvere il problema occorre anche partire dal dotare gli enti che hanno in carico la gestione della rete viaria e ferroviaria delle giuste risorse per fare il proprio lavoro ordinario».

L’emergenza, dunque, è chiara. In attesa di una soluzione concreta, va detto che gli imprenditori non stanno con le mani in mano. Nonostante un aggravio di costi, hanno ripreso ad investire, forse il segnale più importante sul fronte della ripresa. Il 74% di loro ha messo mano ai conti correnti aziendali nel corso del 2017 e circa la metà ha messo sul piatto risorse maggiori rispetto al 2016. . A fare da traino è stato il Piano Nazionale Industria 4.0. Tra il campione consultato nell’indagine dell’ufficio studi, le imprese che hanno utilizzato almeno uno strumento di incentivo legato al piano hanno rappresentato il 52 per cento.

«La ripresa degli investimenti – ha commentato il presidente dell’Unione Industriali – che è la condizione per la crescita strutturale e in prospettiva occupazionale sul nostro territorio è in atto. il Piano Industria 4.0 è efficace e piace alle imprese perchè finalmente possiamo contare su una politica industriale degna di questo nome. Ci auguriamo davvero che non sia sacrificato».

La ripresa prende forma

 La parola ripresa, per le imprese varesine, inizia a diventare concreta. A confermarlo sono i dati dell’Ufficio Studi di Univa relativi all’ultimo trimestre del 2017. Il 69,2% delle imprese intervistate ha dichiarato un aumento dei livelli produttivi, mentre il 23,3% ha dichiarato una sostanziale stabilità rispetto ai tre mesi precedenti. Solo il 7,5% ha dovuto far fronte a una riduzione. Una fotografia più che positiva, insomma, che, tra l’altro, coinvolge tutti i settori. Per la prima volta dopo un lungo periodo, infatti, i segnali positivi riguardano tutti gli ambiti dell’industria varesina.

Le migliori performance vengono dal chimico-farmaceutico e dalle materie plastiche con il cento per cento degli imprenditori che ha dichiarato un miglioramento rispetto al trimestre precedente, ma anche il metalmeccanico è in salute con il 62,5% degli imprenditori soddisfatto. Bene anche il tessile, con il 55,8% delle imprese intervistate che vantano una produzione in crescita.

Sul fronte del mercato del lavoro, la buona notizia arriva dalla cassa integrazione. Complessivamente, nel 2017, sono state autorizzate oltre 6 milioni e quattrocentomila ore di cassa, in netta diminuzione rispetto allo scorso anno. Il taglio è stato pari al 45,9%. La riduzione, tra l’altro, si è registrata in tutte le tipologie di ammortizzatore sociale, con quella straordinaria in picchiata del 65,7 per cento.

Un’Agenda per il Paese

«Chiediamo alle forze in campo per le elezioni politiche del 4 marzo di non sacrificare sull’altare della campagna elettorale il Piano Nazionale Industria 4.0 che sta riuscendo nell’intento di ammodernare le nostre imprese e di invertire una tendenza che per troppo tempo schiacciava al ribasso la capacità di investimento del settore produttivo». Riccardo Comerio, presidente Univa, ha le idee chiare circa le priorità che il mondo imprenditoriale intende chiedere alla futura squadra di governo. E i bisogni sono talmente preciso che il prossimo 16 febbraio, a Verona, si riuniranno le Assise di Confindustria con l’obiettivo di mettere nero su bianco un documento da presentare ai candidati, con tanto di coperture economiche. Il filo conduttore è uno solo: creare le condizioni adeguate affinché le imprese possano crescere e svilupparsi. Gli assi portanti sono numerosi. Si parte dalle riforme da non buttare a mare: il piano Industria 4.40 e il Job Acts. Ci sono le politiche per i giovani per accompagnare i ragazzi in percorsi lineari dallo studio al lavoro . NOn manca la questione credito, con la richiesta del passaggio da un sistema banco centrico ad uno più aperto a diversi strumenti di finanza.