«Industria in mano agli stranieri»

La Prealpina -

VARESE «Il meglio della nostra industria, compresi gli elettrodomestici che si producono qui, è in mano a gruppi stranieri: non ci sono più proprietari italiani, abbiamo regalato tutto agli americani, ai francesi, agli indiani e ai cinesi. Nulla contro di loro, ci mancherebbe, ma abbiamo perso il controllo di quello che un tempo era il nostro fiore all’occhiello. Gli altri lo fanno funzionare, perché noi no?». Interrogativi carichi di amarezza, quelli di Rocco Palombella, il segretario generale della Uilm, la costola dei metalmeccanici, tornato al Palace hotel di Varese per il lancio della Uilm Alta Lombardia nata dalla fusione tra Varese e Como. Un battesimo carico di entusiasmo e positività per il sindacato, ma senza nascondere le crepe lasciate dalla crisi.

«Eravamo un Paese industriale, ora lo siamo ancora in parte, ma con capitali soprattutto internazionali – ribadisce il numero uno delle “tute blu” -. Pensiamo ai casi Ilva o Fincantieri. Dov’è finita la nostra capacità di legare l’alta manifattura al benessere e allo sviluppo?». Dopo la stoccata a Whirlpool, una è stata riservata anche a Leonardo, la galassia statale dell’aeronautica che comprende le storiche industrie con le ali del Varesotto, l’ex Aermacchi di Venegono Superiore e l’ex AgustaWestland di Cascina Costa di Samarate e Vergiate. «Ora il management è stato cambiato ma per quattro anni abbiamo avuto una gestione disastrosa, senza soluzioni innovative, con l’unico obiettivo di ridurre i costi – incalza Palombella dal colle Campigli, davanti al Consiglio territoriale riunito per la svolta storica nell’Unione italiana lavoratori -. È normale che in un settore di alta tecnologia si punti al mercato internazionale ed è sacrosanto collaborare, ma bisogna vedere come: se non si procede a una politica di investimenti non si va da nessuna parte. E gli altri Paesi non stanno a guardare: hanno voglia di rivalsa. E una volta perso terreno è difficile riconquistarlo. Lungi da me essere pessimista o negativo a prescindere, ma l’Italia è stata regalata ai gruppi esteri e appare da troppo tempo un Paese rinunciatario. Eppure in giro per il mondo tutto ciò che è bello è percepito come made in Italy, dalla moda alle auto».

In questo contesto, per lo storico sindacalista (da sette anni numero uno nazionale dei metalmeccanici) bisogna rilanciare anche il ruolo delle organizzazioni: «Più staremo lontano dai partiti e meglio sarà, perché la gente vuole vederti in faccia, vuole sapere con chi ha a che fare.

Non crediamo alle favole di certa politica: alle boutade sui milioni di presunti posti di lavoro creati dal Jobs Act quando non è vero. Oggi molte aziende vengono a chiederci di ridurre orario di lavoro e stipendi». Sull’industria 4.0, per il leader nazionale Uilm «la tecnologia è inarrestabile ed è giusto investire in ricerca, ma molti posti di lavoro saranno bruciati dalle macchine».

Una serie di stimoli rivolti alla platea, che nella giornata di ieri ha visto nascere la nuova creatura Uilm (1.500 iscritti): il segretario resta quello di Varese, Francesco Nicolia, che negli anni ha gestito molte crisi importanti nei colossi industriali.

«Sarò segretario di Varese e Como, due territori vicini ma diversi, visto che noi abbiamo soprattutto grandi gruppi mentre Como piccole realtà artigiane», ha sottolineato. Accanto a lui, fanno parte della nuova segreteria Uilm Alta Lombardia Stefano Muzio, Otello Amabile e Fabio Dell’Angelo.