Industria e Covid – Fabbrica dell’imprevisto

La Prealpina - 20/10/2020

«Non possiamo permetterci un altro lockdown». Lo ha ripetuto più volte in questi giorni il presidente del consiglio, Giuseppe Conte ma in verità chi ogni giorno apre i cancelli della propria azienda o del proprio locale lo va dicendo da mesi. Nel frattempo, mentre a Roma discutono di misure preventive, in provincia di Varese si guarda in faccia al mercato ma soprattutto a come si è evoluto nel giro di pochi mesi. E, agli occhi
esperti di economisti e imprenditori, è già chiaro che per sopravvivere e poi pensare di riprendere anche a crescere, bisogna cambiare quasi tutto. Le linee guida, sulla carta, sono semplici: si tratta di essere agili e
flessibili. Poi, passare dalla teoria alla pratica, comporta sicuramente qualche difficoltà in più. Il quadro emerge chiaramente dalla ricerche effettuate dagli studiosi del centro di ricerca sulla supply chain della
Liuc Business School, «Volendo analizzare la nuova normalità – spiega
Fabrizio Dallari ordinario di Logistica della Scuola di Ingegneria Industriale della Liuc- abbiamo indagato quali azioni abbiano messo in campo le aziende che lavorano con la grande distribuzione. C’è una evidenza
chiara che poi vale per tutti. Se prima la modalità era quella di elaborare budget, ora invece la logica di fondo è quella che in inglese si chiama “What if”, ovvero “cosa succede se”. Il che significa che le aziende sono chiamate a mettere in campo una programmazione articolata su livelli differenti: uno scenario di base, uno ottimistico e uno pessimistico. Poi si valuta in base ai fatti».
Il modello, ovviamente, si ritrova in tutto il mondo manifatturiero, o per lo meno nelle aziende che hanno preso coscienza di quanto sta accadendo e con fermezza hanno deciso di non rimanere ancorati ai vecchi modelli di business ma di affrontare di petto i cambiamenti.
«La flessibilità deve venire prima di tutto – spiega ancora il docente Liuc (che terrà anche un percorso di formazione articolato in tre giornate sia in presenza che in streaming sul tema della pianificazione della domanda nella nuova normalità) – e deve entrare nel Dna delle aziende che devono riuscire ad essere resilienti per potersi riprendere in tempi relativamente
brevi. Nelle imprese della provincia di Varese questo processo non è così automatico. E la spiegazione principale è una sola: chi si occupa del business quotidiano non può occuparsi anche degli scenari possibili». Insomma, l’imprenditore che ha l’occhio su tutto e che- soprattutto in
questa situazione di sopravvivenza alla pandemia – ha come primo obiettivo quello di proseguire con la propria attività, difficilmente riesce anche a elaborare piani di intervento flessibili. Serve una figura
che lo affianchi. «Per fare questo salto che inevitabilmente porta benefici in
azienda – sottolinea Dallari – serve che ci sia una persona che si occupi soltanto di questo, ovviamente poi in confronto continuo con gli
imprenditori e il titolare.
Possiamo paragonarlo quasi a un angelo custode dell’azienda che evidenzia gli scenari possibili, gli imprevisti e le relative soluzioni.
Mette nero su bianco come affrontare in modo efficace i possibili eventi. Mette al sicuro l’azienda». Invece, oggi, con le difficoltà molto concrete del momento, c’è un rischio oggettivo da non trascurare. «Si ha l’impressione che, soprattutto le aziende piccole – conclude Dallari – dimentichino quello che è successo e che potrebbe accadere, dal momento che sono pancia a
terra a cercare ordini, produrre, recuperare fatturato. Tutto giusto, ma non basta per essere al sicuro».

Teoria VUCA – Così cambia l’organizzazione

Vuca (volatilità, incertezza, complessità e ambiguità) è un acronimo introdotto dal US Army War College per descrivere il nuovo contesto geopolitico generato dalla caduta del muro di Berlino, più volatile, incerto, complesso e ambiguo. Volatile, riferendosi alla natura dei cambiamenti, oggi sempre più veloci. Incerto, per la difficoltà di interpretazione della situazione attuale e degli obiettivi futuri. Complesso, a causa della molteplicità dei fattori chiave di decisione e delle loro interconnessioni. Ambiguo, per la mancanza di chiarezza e univocità
nell’interpretazione degli eventi e per la difficoltà ad interpretare un fenomeno in assenza di informazioni chiare.

Nel nuovo mondo Vuca è inutile sfuggire alla complessità, illudendosi ancora che tutto possa essere previsto, classificato o inserito in un modello interpretativo per poterlo gestire. Anche a causa del Covid-19, siamo rapidamente passati da un ambiente stabile, con focus sul controllo, a un ambiente in trasformazione, con focus sulle opportunità. Le aziende devono passare da una organizzazione con il focus sulle efficienze a una organizzazione di persone con il focus sull’efficacia.