Industria 4.0, si parte da Varese

Qual è l’obiettivo principale che tutti gli imprenditori dovrebbero avere? «Innovare e anticipare il cambiamento». Eccolo il dogma scandito ieri daRiccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese, durante l’assemblea annuale dell’associazione. Il metodo da seguire? «Quello di creare il manifatturiero contemporaneo», come lo ha definito lui stesso davanti alla platea di imprenditori, politici e rappresentanti delle istituzioni locali che, per un giorno, sono stati catapultati dentro una parola che risuona spesso e che ieri ha assunto anche concretezza: innovazione. È l’elemento indispensabile per garantire un futuro al tessuto imprenditoriale varesino: non deve spaventare, anzi. Dovrebbe essere la benzina dell’economia locale. È dalle fabbriche e dai capannoni che deve partire, secondo Comerio, la nuova rivoluzione industriale, la cosiddetta Industria 4.0 in cui tecnologia, creatività e produzione si fondono.

«Il nostro deve essere un manifatturiero che dell’internet delle cose, dei Big Data e del Cloud non ha timore – ha spiegato Comerio – ma ne compie una corretta valutazione e sa farne un buon uso, piegandoli alla propria continua modernizzazione. Un manifatturiero che sa che la produzione fisica in cui noi siamo maestri non verrà a mancare, ma dovrà obbligatoriamente cercare nuovi alleati per rendere i propri prodotti più intelligenti, più adatti al cliente del futuro. Per rendere le catene produttive più in grado di cogliere e sviluppare le fonti dell’innovazione».

La domanda però è: tutto ciò si può fare? Si deve fare, risponderebbe il presidente degli industriali varesini. Ma con una grande dose di realismo aggiungerebbe, proprio come ha fatto ieri, che, per raggiungere il risultato, bisogna superare una lunghissima serie di ostacoli.

Ieri Comerio ha ricordato i più lampanti: «Servirebbero: finanziamenti più agevoli diversificando anche a fornire alternative di reperimento del capitale – ha sottolineato Comerio – energia più a buon mercato che permetta anche a un sistema produttivo di trasformazione come il nostro di rimanere competitivo; oneri fiscali meno pesanti, che non superino la soglia del correttamente sostenibile, procedure meno complicate con tempi ragionevolmente accettabili». Richieste note che però, secondo Comerio, sarebbero sufficienti «per diventare un Paese normale».

Invece, le anormalità presenti sono ancora tante, troppe. Quelle che saltano subito all’occhio sul territorio varesino sono legate alle infrastrutture. Si chiamano Arcisate-Stabio («Su cui non c’è bisogno di aggiungere altro perché tutti sappiamo come quei pochi ma importanti chilometri di ferrovia siano diventati il simbolo della capacità di complicarci la vita da soli»), Tangenziale di Varese («che ci auguriamo possa essere presto completata con la tratta fino al confine svizzero»), Pedemontana («che avrà un senso compiuto e una funzione completa solo quando permetterà di collegare Gallarate a Bergamo»). Senza dimenticare Malpensa e le sue vicissitudini.

Un percorso complicato, ma dalle parole di Comerio si capisce chiaramente come sia vietato arrendersi, perché «l’imprenditore non si ferma di fronte ai problemi che il mercato e la società gli pongono davanti». Il motto da seguire è quello di Albert Eistein: «Un ostacolo diventa un problema quando non si ha la volontà di superarlo».