Industria 4.0 Anche Univa crede nel Piano «È intoccabile»

La Provincia Varese - 15/12/2017

Ci sarà un motivo se i governi di tutta Europa e del mondo mettono sul piatto sempre più risorse per incentivare l’avanzata dell’industria 4.0 e della digitalizzazione del sistema manifatturiero. E anche il nostro paese ha preso un preciso impegno in questa direzione con il Piano Nazionale Industria 4.0, partito a gennaio, ha dimostrato un avvio positivo. Gli investimenti fissi lordi delle imprese italiane sono aumentati del 9% nel primo semestre di quest’anno rispetto ai livelli dello stesso periodo del 2016 e le imprese che si stanno avvalendo del Piano Nazionale Industria 4.0 registrano una crescita media delle spese in ricerca e sviluppo tra il 10 e il 15%: dati che confermano il traghettamento verso l’industria 4.0 emersi durante il primo incontro del nuovo ciclo di appuntamenti “Le Frontiere dell’Innovazione” riproposto dall’Unione Industriali di Varese per approfondire i temi della trasformazione digitale. «Il Piano funziona e proprio per questo non va toccato, anzi deve essere reso strutturale – è il commento di Riccardo Comerio, presidente di Univa – Si tratta di una di quelle riforme che, come imprenditori, ci auguriamo non siano sacrificate sull’altare della campagna elettorale alle porte». Gli imprenditori ci credono: «Il Piano Calenda sta aiutando le imprese, le tecnologie sono a disposizione, ma il successo dell’implementazione dell’industria 4.0 si gioca sulla capacità di dar vita a nuovi modelli organizzativi e di distribuzione – ha aggiunto Alessandro Trojan, partner di Kpmg – E questo è compito degli imprenditori. Non basta investire nei macchinari. Occorre investire sulle risorse umane». Comerio va oltre e indica anche dove mettere le risorse: «Dobbiamo puntare sugli Its, sugli Istituti Tecnici Superiori. Sono una formula vincente. Il 98% dei ragazzi che esce da questi percorsi post-diploma trova un impiego nel giro di due settimane. Il gap competitivo con i nostri competitor stranieri sta, però, nei numeri: sono 9.500 gli iscritti agli Its italiani, in Germania sono più di 600mila». Da qui la critica alle istituzioni: «Non è concepibile che nell’ultima Legge di Stabilità si sia deciso di investire sugli Its solo poche decine di milioni di euro». E le imprese? In provincia di Varese c’è chi lavora attivamente sulla digitalizzazione delle imprese: «Portare l’accesso a internet ad alta velocità fuori dai grandi centri urbani – ha spiegato Luca Spada, Ceo di Eolo – è da sempre la nostra maggiore sfida. Il Governo sta spingendo sull’acceleratore con il Piano Industria 4.0, innescando un circolo virtuoso di produttività, investimenti e capacità di rispondere meglio ai mercati. È una necessità imprescindibile, e un bisogno sentito non solo dalle aziende, ma anche dalle famiglie».