Incontro ieri a Ville Ponti Tra consorzio e realtà Fiorini: «Le Final Four non risanano il bilancio»

- 09/04/2016

Quattro modi di dire consorzio. Ragionando su cifre e forme diverse, ma arrivando alla medesima conclusione: senza la proprietà diffusa nel basket di oggi è difficile andare avanti. Varese, Pesaro, Treviso e Siena (più che un invito quella dei toscani è stata una sorpresa): i quattro consorzi della pallacanestro italiana (doveva esserci anche Trento, ma si è ritirata all’ultimo) si sono presentati nel corso di una conferenza che ha chiuso il Matching organizzato ieri da Varese nel Cuore a Ville Ponti. L’unico modello a tutt’oggi sostenibile per una società cestistica – persi i grandi mecenati e con le ferite ancora aperte della crisi economica – è stato sviscerato nelle sue varie declinazioni, facendo risaltare anche acute differenze tra una realtà e l’altra. Varese, l’esempio primo, rimane un modello che tuttavia, nel confronto con i simili, ha forse capito di poter “rubare” anche qualche segreto. Si pensi alle virtù di Pesaro, presente con il presidente della Vuelle Ario Costa e con il numero uno del Consorzio Pesaro Basket Luciano Amadori: 3 anni fa si è trovata a gestire una perdita di 700 mila euro, conseguente all’uscita dal “simil” consorzio creato dopo i 38 anni di Scavolini proprio nel 2005. Si è rimboccata le maniche e ha cambiato tutto: 17 imprese (sono invece 65 le aziende sponsor), 25 mila euro di quota annua, veicolo di attrazione basato solo ed esclusivamente sul business e squadra fatta con 2 milioni di budget (2 in meno della Openjobmetis…). Oggi in riva all’Adriatico si ragiona di crescita a piccoli passi e con una ferrea programmazione: un eventuale buco di bilancio, per clausola contrattuale, lì non verrebbe ripianato dai consorziati (o da alcuni di essi, come accaduto a Varese), ma solo dai responsabili del consorzio stesso. Oppure si pensi a Treviso, il cui Consorzio Universo è stato presentato dal consigliere Piergiorgio Paladin: dopo il tragico addio dei Benetton nella Marca si è arrivati a 92 imprese, tenute insieme anche in questo caso dalla possibilità di fare business (c’è addirittura un negozio del consorzio) e dai servizi loro offerti. Il risultato è la passione: in A2 la squadra di Pillastrini fa 4900 spettatori di media. Per i locali ha parlato il vicepresidente, nonché consigliere della Pallacanestro Varese, Fabrizio Fiorini, sottolineando le vicende dei sei anni di Varese nel Cuore e una possibile futura apertura ai tifosi delle quote: «È un’idea che vorremmo sviluppare». Tifosi che, cambiando – ma non del tutto – argomento, dovrebbero avere un motivo in più per sognare una vittoria (o almeno una finale) di Fiba Europe Cup: «L’accesso alle Final Four non ha certamente sanato il bilancio – ha precisato a margine dell’incontro lo stesso Fiorini – I conti veri andranno fatti alla fine: la coppa ci ha certamente fatto fare dei passi avanti rispetto alla preoccupante situazione di alcuni mesi fa, ma sono necessari ancora degli sforzi».