In ufficio tra l’amianto È rivolta in Provincia

La Prealpina - 14/02/2018

«In via Daverio 10 c’è uno stabile della Provincia con amianto nelle tubature e nelle pareti. L’Amministrazione vuole spostare in quella sede una trentina di dipendenti che oggi lavorano in via Valverde. Ovviamente, prima che questo accada, deve essere rimosso tutto l’amianto».

Flavio Pandolfo esponente della Rsu e Rls, in rappresentanza della Cgil, si oppone alla possibilità di trasferimento del personale se, prima, l’edificio individuato come nuova collocazione di una serie di servizi della Provincia, passati alla Regione non sarà stato bonificato dall’amianto.

Ricapitolando la vicenda dall’inizio, il palazzo in questione è situato a Casbeno, nelle immediate vicinanze della stazione: «Fino a qualche anno fa – dice Pandolfo – era già sede di alcuni servizi, poi venne abbandonato e oggi sono rimasti alcuni presidi dell’Ato e dei consorzi. Nei mesi scorsi, quando sono iniziate le voci di trasferimento di una fetta del personale, abbiamo chiesto una serie di indagini. Sulla captazione dell’aria lo stabile è risultato essere a norma ma, chiedendo degli approfondimenti, un altro studio ha rilevato una media del 9 per cento di amianto nelle parati e del 5 per cento nelle tubature. D’altronde si tratta di una costruzione degli anni Sessanta e, quindi, in quell’epoca era normale che venisse usato quel materiale».

Amianto è stato trovato in quattro campioni su quattordici: nella parete esterna del primo piano, sia nella sezione interna che esterna, nella parte esterna al piano terra lato nord, nella coibentazione della tubazione della centrale termica e del garage. Alla fine, secondo l’algoritmo usato per valutarne le criticità, esso si colloca in un grado di rischio 3 su una scala di 6 ma, secondo il sindacato la criticità potrebbe salire: «Prima di andarci a lavorare – aggiunge Giancarlo Ardizzoia, segretario della Funzione pubblica della Cgil – chiediamo che l’amianto venga rimosso integralmente, anche perché se in uno stabile del genere lavorano decine persone più l’utenza, il rischio aumenta. In tal senso, la Cgil aveva suggerito alla Provincia di presentare un progetto di bonifica, avvalendosi anche dei finanziamenti del ministero dell’Ambiente in materia».

Com’è andata? «Niente – conclude Pandolfo –. Al bando hanno partecipato diverse Province e anche paesini piccoli del Varesotto. La Provincia di Varese no e si terrà l’amianto. E così lì non andrà a lavorare nessuno. A meno che non si sistemi tutto».

Vincenzi: «Abbiamo controllato Non ci sono ambienti a rischio»

 

Come risponde la Provincia alla situazione sollevata sul palazzo di via Daverio 10: «Dai rilievi che abbiamo fatto effettuare – si legge in una nota – risulta che l’amianto presente nella matrice cementizia dei soli muri perimetrali della struttura è presente in forma compatta. Inoltre sono stati fatti tutti i monitoraggi ambientali per la verifica delle eventuali aerodispersione delle fibre libere di amianto. Il risultato di questa verifica ha dato esiti positivi, nel senso di completa assenza di fibre libere di amianto negli ambienti di lavoro. Dal punto di vista dell’utilizzo della struttura – si legga ancora – alla luce delle normative vigenti non vi sono divieti di utilizzo della palazzina».

E ancora: «L’ente ha inoltre attivato, come previsto dalla normativa in materia, un piano di monitoraggio che terrà la struttura sotto controllo nel tempo, al fine di intervenire tempestivamente qualora vi fosse la necessità».

Sulla questione del personale interviene direttamente il presidente: “Per quanto riguarda la questione del trasferimento degli uffici, a seguito anche della riorganizzazione portata avanti – afferma Gunnar Vincenzi – l’obiettivo di liberare gli spazi e gli uffici di via Valverde resta invariato. E la palazzina di via Daverio, di proprietà della Provincia, è la sede individuata per compiere questa operazione. Sulla questione della presenza di amianto, inoltre, sono stati fatti alcuni incontri, ai quali hanno partecipato anche i rappresentanti delle Rsu e i medici dell’Asl. E dalle verifiche effettuate non sono emersi elementi contrari a un eventuale trasferimento”.