In sella per il “giro” del lago Maggiore

La Prealpina - 22/11/2017

Ventotto chilometri di panorami straordinari “vista lago” da godere in tutta tranquillità e un sogno che si avvicina: pedalare da Luino a Sesto Calende in sede protetta. Oggi il Consiglio provinciale porterà ad approvazione il protocollo d’intesa per la “Ciclovia del Lago Maggiore”, un percorso di grande bellezza paesaggistica teso fra Laveno e Sesto, in una delle zone più suggestive del Varesotto. Dal momento che proprio a Laveno giunge ormai da qualche tempo la ciclabile proveniente da Luino, interrotta solo per il breve tratto (in progetto) tra Cuveglio e Brenta, l’idea di unire Alto e Basso Verbano non è lungi dall’essere portata a termine. Due mesi fa il protocollo è stato firmato fra la stessa Provincia e i Comuni, coinvolti per competenza territoriale, di Laveno, Sangiano, Leggiuno, Besozzo, Brebbia, Ispra, Ranco, Angera e Sesto. Oggi si giunge al via libera definitivo, che tuttavia manca di un aspetto non secondario: la disponibilità di dieci milioni di euro, vale a dire il costo preventivato per passare dalla fase progettuale, già in corso, a quella esecutiva. Non una somma da poco, certamente, tanto più in questo preciso momento storico di magri bilanci per gli enti pubblici; ma il fatto che la ciclovia insista su un ambito geografico a forte valenza turistica fa ben sperare nella possibilità, quasi certamente attraverso Regione Lombardia, non solo di reperire la somma, ma di farlo anche in tempi brevi. A crederci per primo è stato il Comune di Sesto Calende, che fin da prima dell’estate scorsa ha deciso di “dare il buon esempio” progettando, per i primi mesi del 2018, la messa in opera del tratto terminale (o iniziale, a seconda di come lo si veda) di due chilometri fra il fiume Ticino e la frazione Sant’Anna. A capo dell’intero progetto, che si avvale di un gruppo di lavoro istituito a Villa Recalcati, è però il sindaco di Monvalle, Franco Oregioni, sicuro che «la pista farebbe da volano al turismo», come ripete da tempo. Basti citare il Museo della ceramica a Cerro, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno, la Rocca Borromea ad Angera per rendersi conto che le parole del primo cittadino poggiano su basi sicure. E con lui si schierano tutti gli altri colleghi interessati alla ciclabile. Un fronte comune che spazza via di colpo anacronistici campanilismi in nome della ripresa economica fondata anche sulle due ruote silenziose e della sicurezza di chi viaggia in auto e in bicicletta, costretti oggi a frequentare uno vicino all’altro la trafficatissima provinciale 69.