«In questo Paese non va bene niente» La rivoluzione comincia da Smartland

La Prealpina - 30/01/2020

– «Noi siamo bravi, conquistiamo i mercati del mondo con i nostri prodotti. Ma non possiamo continuare a fare sempre tutto da soli. Siamo costretti a portare avanti le nostre attività in un Paese in cui non va bene niente». Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, è un fiume in piena. Parla nell’aula magna dell’Università Cattaneo di Castellanza e l’occasione è di quelle che contano, perchè ad ascoltarlo ci sono imprenditori e rappresentanti delle istituzioni regionali, uniti da un obiettivo comune: ascoltarsi a vicenda per programmare insieme il futuro. È lo scopo dichiarato di Smartland, il viaggio tra le eccellenze lombarde voluto da Regione Lombardia, Confindustria Lombardia, Fondazione Fiera Milano e Il Sole 24 Ore con il contributo di Ubi Banca, Ieri la prima tappa nel cuore di una provincia, quella di Varese, che ha il manifatturiero nelle vene e che fa delle esportazioni uno dei propri fiori all’occhiello. Terra di industriali, così come l’Altomilanese, direttamente confinante, area lombarda anch’essa protagonista nella giornata di ieri. L’ accusa Una partenza col botto, insomma, durante la quale non sono state risparmiate critiche al governo che «non mette nulla sul piatto per sostenere le imprese – ha sottolineato Bonometti – Invece, bisognerebbe capire che senza le fabbriche non c’è futuro. Noi invece siamo immersi in una cultura anti impresa a tutti i livelli. È per quello che siamo partiti da qui, dalla Lombardia che è una regione che cresce perchè c’è chi agisce a sostegno delle imprese. Qui c’è una politica regionale industriale». Del resto, è dal dialogo con le istituzioni regionali che è scaturito il progetto Smartland. La parte giusta «Perchè noi stiamo con le imprese», ha detto ieri con chiarezza il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. «Noi dobbiamo anticipare il futuro. Se aspettiamo di interpretare un futuro che è già stato realizzato, rischiamo di essere tagliati fuori. Noi crediamo che lo sviluppo passi dalla crescita dell’i mprenditoria». La locomotiva La teoria è dimostrata dai numeri. Sono più di 500 le start up che nel corso del 2019 hanno avviato la propria attività in Lombardia, rafforzando il già robusto primato della regione che ora vanta il 27 per cento del totale nazionale. Non solo. Tra le 500 nuove nate, 76 sono della provincia di Varese. Ci sono anche i numeri di Fiera Milano a parlare da soli. «Noi siamo la seconda fiera più grande al mondo per numero di espositori – ha ricordato Enrico Pazzali, presidente Fondazione Fiera Milano – e abbiamo raggiunto questi risultati perchè il tessuto industriale intorno a noi ci ha permesso di portare a Milano le fiere più importanti del mondo. Le aziende che vengono da noi esportano nel 96 per cento dei casi e l’84% porta avanti una costante attività di innovazione. Oggi vediamo nascere settori nuovi che vogliamo conoscere, incontrare e ascoltare». La sfida politica Insomma, le capacità ci sono, le eccellenze pure; il saper fare è nel Dna e il lavoro è da sempre il motore quotidiano della locomotiva lombarda. Ora tocca anche alla politica . «Vogliamo scrivere un piano trentennale per la nostra regione – ha ribadito ieri il governatore Fontana – , a partire anche da situazioni contingenti. Non possiamo permettere, ad esempio, che alcune zone della Lombardia siano penalizzate da infrastrutture su gomma e su ferro non adeguate. Dobbiamo anche puntare sulla formazione, da cui dipende il futuro delle nostre aziende. Vogliamo essere autonomi per poter scegliere la migliore formazione utile ai territori, alle imprese e al mondo del lavoro» .