In mille sotto la pioggia «Il lavoro torni al centro»

- 03/05/2017

In mille sfidano la pioggia battente da piazza Repubblica a piazza del Podestà per rinnovare un grido: lavoro, lavoro, lavoro. Anche in una terra apparentemente privilegiata come la Città Giardino. Un appuntamento unitario, quello del Primo Maggio, che si rinnova nel tempo grazie alla regia dei sindacati confederali e che lunedì scorso ha visto sfilare molti militanti e delegati guidati dai segretari generali provinciali Umberto Colombo (Cgil), Antonio Massafra (Uil) e Caterina Valsecchi della segreteria Cisl dei laghi (la segretaria Adria Bartolich era a Como). I riflettori in chiave locale si sono accesi sulla situazione della clinica “La Quiete”: i dipendenti hanno sfilato con gli striscioni a tema per poi affidare la loro voce a Benedetta Soru. Dal palco allestito come sempre all’ombra del Garibaldino, in piazza del Podestà, si è levato l’appello per salvare la storica struttura sanitaria a rischio fallimento.

Il sindacato non comprende «la forzatura di venerdì scorso, quando sono stati messi i sigilli ad alcuni reparti nel momento in cui ci sono due dichiarazioni di interesse di possibili acquirenti per dare continuità all’attività. Per questo si è deciso di continuare la lotta e il presidio». Su questo filone, c’è stata anche un’unita d’intenti tra forze apparentemente lontane come Pd e Lega Nord: nel corteo c’era infatti il sindaco Davide Galimberti («è fondamentale esserci in un’occasione così importante, tanto più quando bisogna portare solidarietà ai lavoratori della Quiete che fanno di tutto per mantenere viva un’eccellenza varesina»), l’onorevole Maria Chiara Gadda, ma anche il consigliere comunale del Carroccio Marco Pinti. «Ho voluto essere accanto ai lavoratori della clinica – spiega lui stesso -. Penso che La Quiete abbia tutte le carte in regola per farcela: ha un passato e un futuro, ma qualcuno si ostina a non volerle dare un presente, non capiamo bene perché. Poi, a titolo personale, posso anche dire che date come 25 Aprile o Primo Maggio esprimono dei valori che possono portare a contaminazioni fra le diverse forze politiche, pur presenti con tutte le loro peculiarità».

Lo slogan della giornata, “Lavoro, le nostre radici, il nostro futuro”, si presta del resto a un consenso trasversale, anche se la firma resta, orgogliosamente, quella della triade sindacale. «Mai come in questo momento, fuori e dentro i confini varesini, c’è bisogno che il lavoro torni a essere al centro dell’iniziativa – sottolineano i tre segretari -. Dobbiamo stimolare il confronto con le istituzioni per pensare al futuro ma con attenzione alla nostra storia, una storia che ha sempre coniugato il lavoro con la solidarietà e le tutele. Sul territorio viviamo anche una contraddizione: in uno scenario che vede la disoccupazione in leggera discesa, non accade a Varese, che è tra l’altro fra le peggiori in Lombardia per i giovani senza lavoro e gli over 45. La Fornero ha allontanato fino a sette anni la pensione e quindi non c’è ricambio né ricollocazione di chi perde il posto nelle ristrutturazioni aziendali».

Sono state ribadite anche le crepe dell’edilizia (con Gabriele Battocchi) e del settore metalmeccanico (con Graziano Resteghini che ha ricordato il successo del contratto nazionale pur con la crisi dell’aeronautica), mentre Luisa Foglia del Coordinamento donne di Cgil-Cisl-Uil ha stigmatizzato le forti disuguaglianze di genere. Infine, le conclusioni di Domenico Proietti della Uil a nome delle tre segreterie nazionali, seguite da un altro classico, il concerto dell’Orchestrina del suonatore Jones di Renato Franchi.