In banca un “furto” di lavoratori

La Prealpina - 20/12/2017

 Cala la scure sui bancari, un tempo professionisti invidiati e privilegiati per la sicurezza del posto e i tanti benefici in busta paga ma oggi a serio rischio: nel giro di sei anni si è perso per strada il 20-25 per cento della forza lavoro, visto che i dipendenti del settore sono passati dai 3.800 del 2002 ai 3.200 attuali. Insomma, la cassaforte non è più così sicura: l’allarme viene lanciato dalla First Cisl dei Laghi, il sindacato dei lavoratori del credito e delle assicurazioni di Varese e Como che si è riunito ieri con i dirigenti locali e nazionali nella sede di via Luini, in centro. La sforbiciata preoccupa soprattutto per le ricadute future, perché la tendenza delle fuoriuscite sembra inarrestabile nei vari accordi legati alle fusioni e alle tante crisi gestite negli ultimi anni. Senza contare che i gruppi storici del Varesotto sono stati assorbiti da tempo. «Qui c’erano importanti istituti ora accorpati, con migrazioni del personale verso Milano o Bergamo – precisa Alberto Broggi, segretario generale First Cisl dei Laghi -. E abbiamo difeso con i denti le direzioni e i punti di delibera del nostro territorio: i luoghi, cioè, in cui si decide a chi dare credito o no. Alcuni sono scomparsi, altri sono rimasti: sono presenze preziose per il rapporto con le imprese e le famiglie».

La banca ha cambiato faccia: se sono nati servizi aggiuntivi sul Web senza bisogno di recarsi allo sportello, si sono anche creati esuberi o doppioni di figure soprattutto in caso di fusione. «A livello nazionale in sei anni si sono bruciati 60mila posti di lavoro, il 20 per cento – sottolinea il segretario generale nazionale aggiunto Maurizio Arena -. Il settore è in grande difficoltà. Si è passati da 340mila a 300mila addetti, con un’altra previsione di 20mila uscite. Oggi non c’è più la necessità di avere il presidio fisico: e inoltre sono state esternalizzate delle attività che per noi potrebbero essere gestite benissimo dal personale interno. Parlo delle consulenze e del recupero dei crediti deteriorati, in aumento per colpa della crisi. Ebbene, per i clienti sarebbe molto più sicuro poter contare su esperti interni alla banca piuttosto che rivolgersi a società terze interessate soltanto al business. Lo è anche la banca, certo, ma ci sono diverse modalità di porsi nei confronti delle famiglie o degli imprenditori».

Eppure la mancanza di fiducia non si allarga solo ai grandi nomi, ma anche ai dipendenti che, stressati dalla pressione sui ricavi, hanno mal consigliato i consumatori esponendoli a rischi o vere e proprie truffe. «Non facciamo però di tutta l’erba un fascio – ammonisce Arena -. Le persone che hanno operato in vincolo contrattuale, tenendo conto ovviamente del rispetto della legge, non potevano sottrarsi a un metodo di lavoro. E inoltre gli operatori stessi hanno investito titoli della propria banca, finendo per primi nel crack».

Nel frattempo la “squadra” è dimagrita ovunque, fuori e dentro i confini provinciali: «Sia chiaro, nessuno è stato licenziato nel senso stretto del termine, le uscite sono state sempre volontarie e abbiamo utilizzato il nostro fondo esuberi dal 1998 – precisa Fedele Trotta -. Ma si tratta sempre di perdita di occupati, di chiusura di filiali». I gruppi – conclude Assunta Bonfanti, segretaria regionale – «stanno rinunciando a intercettare il territorio e le piccole e medie imprese: i depositi dei pensionati continuano a salire ma le fasce più deboli o meno appetibili vengono lasciate indietro».