Imprese “ostaggio” della burocrazia La denuncia di Confartigianato

La Provincia Varese - 26/04/2017

Quando la burocrazia tiene in ostaggio le imprese. Solo pochi giorni fa la denuncia di Confartigianato: lo Stato, non soltanto non riesce a pagare i suoi creditori, ma non riesce nemmeno a controllare a quanto ammontano i suoi debiti verso le imprese. A fronte infatti di oltre 27 milioni di fatture ricevute da 22mila pubbliche amministrazioni, mancano i dati sui pagamenti per circa 12 milioni di fatture, vale a dire il 44% del totale. Ed ora a complicare la situazione e soprattutto la vita delle imprese ci si mette anche lo split payment, il meccanismo di scissione dei pagamenti con il quale le pubbliche amministrazioni versano l’IVA direttamente all’Erario e non invece al fornitore. Andiamo con ordine: il meccanismo dello split payment, che è stato introdotto nel 2015 per combattere l’evasione dell’Iva, nella manovra economica appena varata del Governo è stato esteso alle società pubbliche. Col risultato che le imprese che forniscono beni e servizi agli enti pubblici rimangono in credito d’imposta e devono aspettare molti mesi prima di vedersi rimborsata l’Iva, andando ad aggravare i loro problemi di liquidità. Così oltre ad attendere anni per vedersi saldate le fatture, devono ora aspettare altro tempo per ottenere il rimborso dell’Iva. Come se non bastasse, devono sborsare altri soldi per i costi amministrativi legati agli adempimenti per presentare istanza di rimborso. «Già, perché lo Stato è un esattore velocissimo quando si tratta di incassare, ma se deve saldare i suoi debiti, è un pagatore lentissimo» sottolinea Confartigianato. Una situazione insostenibile già denunciata da Confartigianato e da Rete Imprese Italia che ora tornano alla carica per contestare un meccanismo con il quale lo Stato finisce per fare cassa sulle spalle delle imprese oneste. «Per combattere l’evasione dell’Iva – sostiene il varesino Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato e di Rete Imprese Italia – c’è un modo molto semplice e a costo zero per gli imprenditori. Si chiama fatturazione elettronica ed è obbligatoria dal 2015 per le imprese che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione». Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, in Italia la quota di aziende che emette fatture elettroniche è pari al 30,3%, vale a dire il 12,5% in più rispetto alla media europea. Quindi, secondo Confartigianato, «invece di caricare le aziende in regola di inutili costi e burocrazia, basterebbe far funzionare e monitorare gli strumenti che permettono di colpire i ‘furbi’»