Impresa Donna – Così si può convivere con l’AI

Se si chiede all’intelligenza artificiale come vede le aziende, la risposta è una sola: uomo e macchine che lavorano insieme in modo complementare. La prova è stata fatta daTiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere.

Lo ha raccontato ieri durante la tappa varesina del “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa 2024”. L’obiettivo dell’incontro, promosso da Camera di commercio di Varese con il suo Comitato imprenditoria femminile – era proporre un momento di riflessione su quella che potrebbe davvero diventare una nuova rivoluzione tecnologica, per altro già in corso. O, come l’ha definita Luca Mari, professore alla Liuc, «un cambio di paradigma. Siamo di fronte a sistemi – ha spiegato – capaci di imparare. Ma ricordiamoci che quando assumete una persona non chiedete mai quanto sei intelligente. Le domande che si fanno sono altre».

Uomo e macchina

La verità è che nessuno, oggi, ancora riesce a comprendere quale sia il modo migliore per rapportarsi con questa nuova tecnologia. Anche se un punto fermo c’è: non potrà sostituire l’uomo.

Si dovrà trovare il modo di collaborare. E in parte lo si fa già. «Se reputo una persona intelligente – ha spiegato il presidente della Camera di commercio, Mauro Vitiello – non posso dire che è artificiale. Io credo che non ci sia intelligenza senza coscienza. Quando prendiamo una decisione, solo un 20% è dettato dall’intelligenza. Per il resto entrano in gioco intuizione, emotività e coscienza. Una macchina come può basarsi su questi tre elementi? L’uomo non si basa solo su quello che ha già acquisito. Poi è chiaro che abbiamo tra le mani uno strumento che va usato per facilitare le nostre attività».

 

Indubbiamente l’intelligenza artificiale, con tutti i suoi dati, è «maestra del saper fare – ha sottolineato anche Simona Michelon, dottoranda e insegnante – ma nelle aziende servono persone che sappiano fare e pensare».

AI amica delle donne?

L’Intelligenza artificiale può colmare il gap di genere che ancora esiste nel mondo del lavoro tra uomini e donne? «Può aiutare – ha detto Ilaria Broggian, presidente del comitato imprenditoria femminile – di sicuro però le donne possono giocare un ruolo importante. Nasceranno nuove professioni, ma possono anche far valere la loro parte creativa nelle fasi di progettazione. Per questo è importante conoscere e capire a fondo lo strumento che abbiamo a disposizione».

Un terreno fertile, insomma, su cui sono accesi anche i fari dell’Unione Europea, che – come ha ricordato Francesca Campolongo, direttore trasformazione digitale e dati al Jrc di Ispra vorrebbe che nel 2030 ci fossero 20 milioni di specialisti digitali, di cui 1,7 milioni in Italia. «Ma – ha ammesso – siamo ancora lontani dal traguardo».

 

«Ma c’è chi non è ancora digitalizzato»

Industria, editoria, commercio, servizi: in provincia di Varese l’Intelligenza Artificiale non è solo oggetto di discussione.

Ci sono aziende in cui ha già varcato la soglia dei capannoni ed altre in cui è messa sotto esame, per capire come utilizzarla al meglio. Lo hanno raccontato ieri otto imprenditrici che fanno parte del comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Varese: Daniela Bramati, Caterina Cantoreggi, Paola Castiglioni, Patrizia Ghiringhelli, Cristina Riganti, Eleonora Merlo, Valeria Nebuloni e Paola Vanoni. E così si scopre che l’AI, scendendo nel concreto, è in grado di mostrare facce differenti e di porre anche quesiti importanti. Come quelli legati alle professioni della comunicazione.

«È una tecnologia che non può prescindere dai pilastri dell’etica e della morale nelle attività di comunicazione e giornalismo», ha sottolineato l’editore di Prealpina, Daniela Bramati. Esattamente come non si possono mettere in secondo piano le norme relative ai minori se si vuole utilizzare l’AI in ambito commerciale, dove «comunque il rapporto tra titolare e cliente resta imprescindibile», ha sottolineato Cristina Riganti. Forse più semplice l’applicazione nell’industria, soprattutto nelle fasi di manutenzione e interventi sulle macchine. Anche se non tutte le aziende, soprattutto quelle di dimensioni più piccole, sono in grado di fare questo salto tecnologico.

«Ricordiamoci che ci sono aziende – ha ricordato Paola Castiglioni – che non hanno ancora ultimato la fase di digitalizzazione. Per loro qualche difficoltà in più è inevitabile».