Imprenditori in guerra contro la tassa sui rifiuti «Ci perseguita da anni»

La Prealpina - 09/03/2017

È tornato a turbare i sonni di due imprenditori varesini, l’incubo sulla tassa rifiuti non pagata. I solleciti sono giunti a dicembre a moltissimi cittadini e imprenditori, quando Palazzo Estense ha deciso di emettere gli avvisi per gli arretrati per le diverse tariffe comunali. Tra questi, tramite Aspem, anche la tassa rifiuti per le attività industriali con il capannone di produzione. In questo caso, per la Aletti Giovanni & figli, si tratta di una cifra ingente, già salita, dopo il sollecito di pagamento con mora, a 15mila 613 euro. La raccomandata è del 2 marzo scorso ed è stata preceduta da un primo “bollettino” di pagamento della tassa rifiuti che all’epoca si chiamava Tia per l’anno 2011 e 2012.

I titolari dell’azienda, i fratelli Marco ed Ezio Aletti, non ci stanno a pagare una somma così alta. Anche perché hanno lottato per anni in passato, arrivando fino a fare modificare il regolamento comunale per la gestione dei rifiuti. Ora infatti, le somme dovute sarebbero decisamente più basse. «Adottando i criteri previsti dalla legge e per la determinazione delle superfici imponibili, l’importo dovuto per la tassa rifiuti sarebbe pari a circa 1.235 euro, senza contare che per il solo anno 2011 abbiamo già pagato oltre 12mila euro coprendo quindi i costi di smaltimento dei rifiuti urbani almeno fino al 2020!», dicono i fratelli Aletti. Non solo: l’azienda paga, a sue spese, lo smaltimento dei rifiuti speciali che produce: trucioli metallici “contaminati” da oli particolari e altri scarti del reparto di montaggio e della verniciatura. «Paghiamo circa 3mila euro l’anno, senza battere ciglio, ma perché dobbiamo pagare una cifra folle per lo smaltimento di altri rifiuti nella nostra area di produzione, grande circa 3mila metri quadrati, visto che non ne produciamo in pratica altri?».

La questione è molto complicata e addentrarsi nella descrizione giuridico-legale pure. ”Pur avendo preso in debita considerazione quanto asserito nelle lettere inviateci. (…) non sono emersi elementi che giustifichino una diversa quantificazione della superficie da assoggettare a Tia per le annualità in corso (…)”, è scritto nel primo avviso inviato da Aspem. Gli Aletti hanno faldoni e file immensi sulla questione. Di certo vi è che a distanza di quattro anni dalla prima battaglia condotta e vinta (parzialmente) se non altro con la modifica del regolamento in vigore dal 2004 al 2012, sull’azienda che produce macchinari per la lavorazione delle pelli e per l’industria tessile, l’azienda si ritrova a dover pagare oltre 15mila euro.

«In passato abbiamo sborsato migliaia di euro che riteniamo non siano dovuti e ora ci vediamo costretti a pagare l’ennesima tariffa sproporzionata e a sostenere ulteriori spese per il ricorso alla commissione tributaria – dicono i due imprenditori – oltre a sottrarre tempo e risorse alla gestione della nostra azienda». Azienda che, per inciso, fornisce uno stipendi a una ventina di persone, fattura oltre 3 milioni e 500mila euro l’anno ed esporta in Cina, Giappone, Brasile, India, Portogallo, in molti Paesi Africani e, in passato, pure nella Corea del Nord. «Abbiamo già condotto una battaglia, ora l’incubo si ripropone, per quale ragione dovremmo lasciar perdere?». si chiedono i fratelli Aletti. E annunciano: «Presentiamo un esposto in Procura». Grazie alla recente entrata in vigore del decreto legislativo del 25 maggio scorso, noto come Foia, «lo scorso 3 febbraio siamo finalmente venuti in possesso della documentazione dell’ufficio tributi di Varese che a nostro avviso, avvalorava le nostre rivendicazioni e dunque, relativamente alla Tia del 2012, abbiamo invitato più volte sia Aspem sia il Comune dal 2013 a voler ricalcolare la tariffa sulla base dei parametri di legge, sollecitando più volte tale ricalcolo e fornendo ampia documentazione delle nostre ragioni». Il consiglio comunale, infatti, nel 2013, ha “rimodulato” i parametri sulla base del Dpr 158/99 .

Della vicenda, tre anni fa, si era occupato il consigliere comunale Pd Fabrizio Mirabelli che aveva portato in commissione l’argomento e costituto un gruppo di lavoro del quale facevano parte il consigliere della Lega Emanuele Monti e il consigliere di Forza Italia Piero Galparoli. Il risultato fu un nuovo regolamento «che ha consentito a 3.700 aziende di pagare molto meno rispetto al passato poiché i coefficienti erano superiori ai massimi previsti dalla normativa», dice Fabrizio Mirabelli. Tra i correttivi proposti e votati, la riduzione delle tariffe per anziani e famiglie con persone disagiate e per le attività colpite da calamità naturali (leggi alluvione del 2009) o penalizzate dall’attività di altri cantieri nella zona.