Imposte del Comune Mancano oltre 3 milioni

Sigle incubo del passato e del presente: Imu, Tasi, Ici, Tia, Tares, Tari. Imposte che a volte i cittadini non vogliono pagare, dimenticano di pagare, non riescono a pagare. Un buco nero che, per il Comune di Varese, ammonta, solo per gli accertamenti compiuto lo scorso anno, a oltre tre milioni e 400 mila euro. Soldini che arriverebbero in parte ai forzieri di Palazzo Estense e che farebbero davvero comodo, in un periodo ancora difficile come quello attuale. Così nei mesi scorsi è stato dato il “la a una operazione di controllo e “recupero crediti”, a una serie di accertamenti. Ai cittadini-contribuenti insolventi, sono così giunti gli avvisi di accertamento. Bollettini nei quali è spiegato che bisogna pagare, per esempio, la tassa sui rifiuti che nel tempo ha cambiato nome, da Tia (accertamenti relativi agli anni 2011 e 2012) a Tares, il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (per gli anni 2014-2015) fino alla più recente Tari. «Abbiamo svolto una attività di accertamento e recupero, attività necessaria entro la fine dell’anno perché in alcuni casi sarebbero scattate le prescrizioni e un’attività che ha impegnato in modo straordinario gli uffici», dice l’assessore alle Risorse della giunta Galimberti, il tecnico “esterno” Cristina Buzzetti. «Posto che i cittadini sono virtuosi e che abbiamo una buona percentuale di riscossione relativa agli ultimi due anni, vi sono varesini che non hanno pagato e che ora hanno 60 giorni di tempo per mettersi alla pari». Altrimenti il Comune “perde” il controllo della riscossione, interviene Equitalia e la cosa si complica per tutti. Le cifre che mancano al conteggio finale – redatto dagli esperti di bilancio e conti di Palazzo Estense, sotto le direttive del dirigente dell’area IV Gestione tributi e valorizzazione del patrimonio Elio Carrasi – dicono che per l’Imu mancano al conteggio un milione e 900mila euro nel 2016 (ma si è riusciti a incassarne il 26 per cento), sulla Tasi l’evaso ammonta a 540mila euro (il 40 per cento è stato recuperato) per la vecchia Ici andavano ancora recuperati 99 mila euro (il 18 per cento è rientrato). Sul fronte della tassa sui rifiuti, è stato recuperato il 19 per cento dei 231mila euro evasi per la Tares, il 40 per cento dei 363mila euro per la Tia e il 17 per cento dei 338mila euro della Tari. La cosiddetta tassa sui rifiuti viene pagata, dai cittadini, all’Aspem che manda i bollettini o tramite domiciliazione bancaria o postale: il Comune ha un contratto di servizi con Aspem e la cosiddetta igiene urbana costa 15 milioni e 200mila euro l’anno. I cittadini sono morosi per cifre di solito ”abbordabili”, poche decine di euro, vi sono poi somme importanti da riscuotere relative per esempio a imprese fallite. Il servizio di igiene urbana, per legge, non si può interrompere e dunque il potere di “contrattazione” con i cittadini morosi è ridotto al lumicino. Va anche detto, che tra le determinazioni dirigenziali relative alla tassa rifiuti vi sono anche rimborsi di somme non dovute. C’è chi ha pagato troppo: in totale, per oltre 3mila e 200 euro. Per facilitare i cittadini, lo scorso autunno è stato varato un nuovo regolamento comunale che consente di dilazionare le “batoste” rappresentate dalle imposte. «In passato vi erano tempi ristretti di pagamento e garanzie da dare, oggi è più semplice ottenere le dilazioni, le richieste sono più che raddoppiate», spiega l’assessore Buzzetti. Intanto un grande lavoro è stato condotto per presentare il bilancio preventivo. Martedì sarà discusso in giunta e il 9 marzo approderà in consiglio comunale. «Mettere in piedi questo bilancio è stata una bella sfida». L’assessore dice che si è tentato di «riequilibrare gli interessi della città, non è un bilancio da fiato corto».