Immobiliare La Versailles dei milanesi bloccata dalle infrastrutture

La Prealpina - 05/12/2018

Varese potrebbe tornare a essere la “Versailles” dei ricchi di Milano ma, a causa di infrastrutture insufficienti, non riesce a raccogliere il volano del boom immobiliare del capoluogo lombardo. Risultato: ville e appartamenti spesso vuoti e, come raccontano i dati degli ultimi anni, una delle città col panorama più bello del nord Italia tende a spopolarsi, anziché beneficiare del contrario.

Lo dicono pure i numeri e le riflessioni emerse ieri a Ville Ponti, durante il 36esimo congresso della Fimaa provinciale, la sigla legata a Confcommercio, che rappresenta la Federazione italiana mediatori agenti d’affari, la più grande del settore dell’intermediazione in Italia, con circa 11mila imprese associate per un totale di 40mila addetti.

Il macro-dato sottolineato nell’incontro riguarda le due facce del settore immobiliare prealpino, «dove le compravendite crescono, ma il trend dei prezzi è tutt’ora in fase di equilibrio».

Lo ha sostenuto Santino Taverna, varesino e presidente nazionale della Fimaa: «La situazione dei prezzi – ha aggiunto – rende particolarmente appetibile gli acquisti immobiliari a Varese perché qui, rispetto a Milano, si spende cinque volte meno per molte tipologie di case e appartamenti. Se da un lato si tratta di un vantaggio per l’acquirente, dall’altra è un peccato vedere certi prezzi così bassi, perché vuol dire che il Varesotto non è riuscito ancora a cogliere il rilancio milanese. Al contrario Varese potrebbe diventare il quartiere nobile di una Milano capitale europea degli affari. Son convinto che qui verrebbero a vivere volentieri manager, imprenditori, come avviene a Bergamo, ma soltanto se il nostro territorio avesse collegamenti migliori col capoluogo e Malpensa».

Invece, tutti sanno qual è la situazione dell’Autolaghi, dei treni e dei collegamenti con l’aeroporto. «Di conseguenza – ha spiegato Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma – su Varese abbiamo registrato un calo dei prezzi del 2% rispetto

all’anno precedente. Una situazione comune al resto dell’Italia di provincia, ma che stride con la vicinanza con Milano», dove, invece, i prezzi galoppano. D’altronde «rispetto alla fine dell’Ottocento – ha sottolineato Fabio Minazzi, docente dell’università dell’Insubria – si sono guadagnati soltanto 10-15 minuti sul viaggio in treno fra Varese e Milano, mentre l’Europa chiede un tempo di 14 minuti per coprire 40 chilometri. Siamo lontani da questo risultato e se non si agisce presto e subito, si accentuerà quanto sta accadendo: i milanesi non vengono più a vivere a Varese e i giovani varesini che trovano lavoro a Milano, restano là, col risultato che la nostra città si spopola».