Immobiliare Futura contrattacca Hanno ignorato il suo ospedale

La Prealpina - 08/03/2017

Polo ospedaliero unico a Busto Arsizio? La Regione ha scelto un’area a confine con Gallarate, baricentrica alle due città. Tutti felici e contenti? Neanche per sogno, soprattutto sul versante gallaratese, dove la prospettiva di un nuovo nosocomio è, meglio, era vista come la soluzione di un antico contenzioso per le famose o famigerate aree lungo la superstrada 336 della Malpensa. Terreni al centro di un braccio di ferro giudiziario tra Comune e proprietari che, nei lontani anni Ottanta, li avevano acquistati con la prospettiva (e la promessa) di fare business. Adesso che Palazzo Lombardia ha deciso di realizzare il nuovo edificio sanitario su un appezzamento contiguo a quei terreni, ma in territorio bustocco, si riaffaccia sulla scena Immobiliare Futura, società che fa capo alle Coop, un tempo convinta di poter far fruttare il vasto appezzamento (circza 150mila metri quadrati) che aveva comperato in scia alle vecchie e sovradimensionate norme urbanistiche, oggi obbligata a giocare di rimessa alla luce dell’opzione zero che impedisce di piantare un solo chiodo da quelle parti.

E allora? Naufragata nell’indifferenza la precedente proposta di costruirvi uno stadio, Immobiliare Futura è ritornata all’attacco con un progetto di massima di un ospedale. Sì, un edificio su tre piani, per 660 posti letto e 2.100 posti auto, ideato secondo i più moderni criteri di funzionalità, efficienza e accessibilità, posizionato di fronte all’area prescelta dalla Regione, ma in territorio di Gallarate. Lo scopo? Risolvere il contenzioso con l’amministrazione civica e contribuire a soddisfare l’esigenza di un polo ospedaliero unico.

Il progetto è stato depositato in Regione nell’ottobre scorso, in tempo utile affinché i vertici di Palazzo Lombardia e l’apposito comitato che sta gestendo l’operazione ospedale della Valle Olona potessero valutare il da farsi. Copie del progetto sono nelle mani dell’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera e del sindaco di Gallarate Andrea Cassani. Nessuno ne ha mai dato contezza. Lo studio di fattibilità di cui La Prealpina è venuta a conoscenza è stato preparato dall’architetto Luigi Colombo per conto della Cmb, una cooperativa di Carpi con una vasta esperienza nel settore: ha operato a Niguarda, al San Gerardo di Monza, a Trento, Firenze, Roma e in altri importanti ambiti ospedalieri italiani. I contenuti della proposta urbanistica ricalcano le condizioni richieste dalla Regione e si riassumono, se così possiamo dire, nelle caratteristiche architettoniche e funzionali del nuovo ospedale della vicina Legnano.

Perché il progetto è passato sotto silenzio? La risposta l’ha data indirettamente un paio di settimane fa il governatore Roberto Maroni, annunciando la scelta dell’area di Busto Arsizio: sono terreni pubblici, non richiedono esborsi di denaro. Motivazione ineccepibile. Se non fosse che, secondo Immobiliare Futura, anche i suoi terreni (tra l’altro completati con l’aggiunta di un appezzamento di proprietà di Edilmalpensa, un’altra società in causa con il Comune di Gallarate) avrebbero comportato soltanto oneri indiretti. Per dirla in chiaro: aree a disposizione per l’ospedale in cambio di volumetrie lungo la 336 per costruire. Che cosa? Un supermercato, come nelle intenzioni originarie? Abitazioni? Uffici? Capannoni per la logistica in funzione della vicina Malpensa? Insomma, cemento in barba all’opzione zero. Interventi che comporterebbero una variante al Pgt ma, al contempo, determinerebbero la fine di un contenzioso datato e foriero di guai economici per il Comune.

Immobiliare Futura cerca ora di far valere le proprie ragioni, di cui diamo notizia per dovere di cronaca. Con un’aggiunta riportata in una nota fatta arrivare al nostro giornale: «L’osservazione “meglio un terreno pubblico di uno privato” non sembra decisiva in quanto il sistema del Project financing proposta dalla Regione prevede comunque che l’impresa (o il consorzio di imprese) vincitrice della gara acquisti il terreno. Tanto più che i terreni individuati in territorio di Busto Arsizio non sono pervenuti al patrimonio comunale per donazione, ma sarebbero giunti per “acquisti” e/o per cessioni a scomputo, quindi moneta urbanistica, e conseguentemente il Comune potrà trasferirli alla Regione, o all’impresa avente causa, solo dietro corrispettivo».

Insomma, la procedura finanziaria rimane da spiegare. Il caso del polo ospedaliero unico tra Busto Arsizio e Gallarate, opera peraltro irrinunciabile, a questo punto pare tutt’altro che risolto.

 

Polemiche anche a Busto: «Costruire a Beata Giuliana è un disastro»

 

«L’ospedale unico ed eccellente lo vogliamo tutti, ma il disastro di costruirne uno nuovo a Beata Giuliana va fermato». Per Diego Cornacchia, già presidente del consiglio comunale e ora eletto d’assise nel gruppo misto, «esiste ancora margine per ripensarci, però è necessario che nasca un movimento d’opinione che dica quello che tantissimi pensano». Così comincia lui, «perché ho la coscienza che mi morde», per sospingere «una modernizzazione della struttura sanitaria territoriale che parta dalla ristrutturazione e dall’ampliamento dell’attuale ospedale, senza lanciarsi in progetti utili solo alla vanagloria del governatore Roberto Maroni a cui la giunta comunale si è pedissequamente e supinamente adeguata».

E dire che Cornacchia, all’inizio degli anni ‘90, fu proprio l’assessore che disegnò nel Piano Regolatore la destinazione a servizi sanitari del terreno di Beata Giuliana. «Ma quella previsione urbanistica – spiega – nasceva da alcune richieste per impiantarvi delle cliniche, quindi realizzazioni minimali e accettabili, non certo un polo mastodontico che provocherà conseguenze deleterie di cui i nostri amministratori non idea, trasformando il quartiere in un luogo congestionato e ingestibile».

Lo spunto dell’avvocato bustese, dunque, nasce dalla volontà di riaprire il dibattito, «perché se è vero che la sanità è competenza della Regione, è altrettanto vero che i Comuni dicano la loro sulla collocazione e sullo sviluppo delle potenzialità del servizio sanitario». Così «gravissimo è che il sindaco Emanuele Antonelli non abbia coinvolto il consiglio comunale, organizzandone uno aperto, quindi ascoltando la voce degli operatori del settore (perché lui dice che sono tutti d’accordo, invece non è così) e coinvolgendo la cittadinanza. Lo fece Gigi Farioli per la questione della città metropolitana, andava fatto anche per questo argomento».

I motivi per cui Cornacchia vuole agire sull’attuale struttura è presto detto: «Si dovrebbero costruire nuovi edifici nella zona dei campi da tennis, senza incidere sugli attuali reparti che andranno poi sistemati una volta finito l’ampliamento, decidendo come redistribuire i servizi. In questo modo eviteremmo di lasciare andare in malora una cittadella in mezzo al rione San Giuseppe, perché se lo abbandonassimo ci ritroveremmo in una situazione come quella dell’ex Borri, cioè in malora. Penso insomma al sito esistente recuperato e sviluppato verso l’eccellenza». Oltretutto «la cittadella della salute ingrandita avrebbe accessi da ogni lato, quindi per ogni zona del territorio servito, ancor più se si realizzasse il sottopasso di Sant’Anna». Tutto il contrario di quello che accadrebbe costruendo a Beata Giuliana: «Costerebbe tantissimo, soffocheremmo il rione, manderemmo in tilt la viabilità. Lo capisce chiunque e sarebbe chiaro se si facesse un confronto sul piano urbanistico, logistico e sanitario che invece non c’è stato, limitandosi a dire di sì a Maroni».

«La superficie scelta risulta problematica»

 

Il futuro ospedale unico in territorio di Busto Arsizio, al confine con Gallarate? «La scelta dell’area solleva a mio avviso molte perplessità». Antonio Locati, architetto e urbanista bustocco di area piddina, si inserisce nel dibattito sulla localizzazione del futuro nosocomio. I suoi sono i rilievi di un addetto ai lavori, ma pare siano condivisi da molti.

Solo una questione politica sullo sfondo? Ecco Locati (nella foto Blitz): «Cominciamo col dire che la planimetria dei terreni prescelti, così come appare da alcune pubblicazioni, evidenzia un’area di forma irregolare, in cui sarebbe problematico inserire gli edifici del nuovo nosocomio. L’impianto di una nuova struttura ospedaliera non è più quello costituito da tanti edifici separati (vedi l’attuale ospedale di Busto), bensì da un blocco compatto sul modello del nuovo ospedale di Legnano, che non troverebbe spazio in un terreno così stretto e articolato». Un altro tema analizzato dall’ architetto riguarda la viabilità. «L’ingresso da viale Stelvio», sono sue parole, «in prosecuzione dell’Ite Tosi, sommerebbe il traffico già esistente dell’istituto scolastico creando una situazione insostenibile. Spezzerebbe inoltre il terreno in due rendendo ancora più difficile l’inserimento di una struttura compatta, e cambierebbe in peggio tutta la viabilità del quartiere di Beata Giuliana». Di più: «Gli ingressi dalla Statale 33 (Sempione, ndr), in un tratto corto, stretto e già trafficato, presuppongono un passaggio degli utenti di Gallarate da viale Milano, in cui la viabilità è problematica in molte ore della giornata e impossibile nel fine settimana. L’ingresso più agevole sarebbe quello della odierna stradina della Cascina dei Poveri, ma questo renderebbe difficile la sopravvivenza della chiesetta, unico elemento rimasto di un edificio storico della civiltà bustocca, datato tre il XII e il XIII secolo. Nell’ipotesi invece che la stessa chiesetta sia conservata e inserita nel nuovo complesso ospedaliero, la massa enormemente più grande del nuovo edificio le toglierebbe qualsiasi significato».

In conclusione, Locati rileva: «Nel 1999, la legge regionale 10, relativa al Piano d’area della Malpensa, definiva tra gli obiettivi strategici di impedire la comunicazione tra Busto e Gallarate. Infatti, il Piano regolatore di Busto prevedeva un corridoio inedificabile profondo 300 metri a cui corrispose un analogo corridoio di pari profondità nel Prg di Gallarate del 2003. Con la scelta dell’area di Beata Giuliana, Busto Arsizio limita fortemente nei fatti tale corridoio».

Vin.Co.