Immigrazione e frontalieri La Ue vigila sulla Svizzera

La Prealpina - 01/03/2017

La Svizzera può applicare una legge più restrittiva sull’immigrazione ma, se vuole continuare ad avere un rapporto privilegiato con l’Europa deve tutelare la libera circolazione sulle persone e garantire il lavoro dei frontalieri. In sintesi è questo quanto emerso ieri sera, quando sono state pubblicate le conclusioni del Consiglio sulle relazioni della Ue con la Confederazione elvetica. Sostanzialmente dal testo emerge come il rapporto tra Unione europea e Svizzera resta quello tra “partner economici fondamentali”, ma improntato a una certa freddezza. D’altronde l’Ue si è messa di traverso sulla volontà elvetica di modificare le norme sui migranti, specialmente perché richiesto a seguito dei referendum popolari che sono uno dei cardini della democrazia rossocrociata.

Ad ogni modo, sulla principale questione in ballo, le conseguenze del referendum del 9 febbraio 2014 che chiede di imporre quote alla libera circolazione dei lavoratori, il Consiglio ha ribadito di ritenere «indivisibili» le quattro libertà fondamentali della Ue, tra cui la libera circolazione dei lavoratori. E ha concesso che la legge che il 16 dicembre scorso ha trasposto l’esito del referendum «può essere attuata in modo compatibile con i diritti dei cittadini dell’Ue» ma solo «se nel necessario decreto di attuazione si chiariranno le questioni in sospeso, quali il diritto all’informazione relativo ai posti vacanti e la procedura di adozione di ulteriori misure, in particolare al fine di garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori frontalieri».

In altre parole Bruxelles vigilerà che i decreti attuativi non comportino discriminazioni a esempio nella possibilità di iscrizione agli uffici di collocamento. Inoltre, pur prendendo atto «con favore» della piena conferma della partecipazione svizzera ai programmi per la ricerca (Horizon 2020) e Erasmus, il Consiglio di fatto avverte che «il presupposto per l’approccio settoriale», ovvero fatto di accordi bilaterali su specifici argomenti, resta «l’istituzione di un quadro istituzionale comune per gli accordi attuali e futuri attraverso il quale la Svizzera partecipa al mercato unico dell’Ue». In altri termini, insiste perché la Svizzera – che il 27 luglio scorso ha formalmente ritirato la richiesta di adesione alla Ue – riconosca la giurisdizione della Corte di giustizia europea.