Il virus attacca il turismo

La Prealpina - 05/02/2020

– Il turismo perde la Cina: il turismo perde. Mentre è sempre più difficile distinguere fra allarmi sacrosanti e inutili psicosi, c’è già una vittima certa ed eccellente del virus asiatico. È l’economia, anche e soprattutto quella legata al turismo, a livello italiano e territoriale. Perché la crescita costante del ceto medio nel Paese asiatico ha coinciso negli ultimi dieci anni anche con un’impennata netta degli arrivi in Italia e con una maggiore capacità di spesa. Le mete predilette? Milano, Venezia, Firenze, certo, ma spesso la porta o il punto intermedio di questi viaggi partiti da Oriente è proprio in casa nostra, a Malpensa. E il blocco dei voli per timore del contagio non è certo una buona notizia per il territorio varesino. Non c’è solo l’allarme degli industriali per il freno tirato alla spedizione delle merci. C’è anche il timore che si chiudano le valigie dei viaggiatori diretti nel Belpaese per affari, piacere, amore dell’arte e della dolcevita. Il peso sui flussi turistici nel Varesotto è rilevante, anche se perlopiù legato al business o al transito in direzione delle grandi città: secondo i dati della Camera di commercio, i cinesi sono al terzo posto dopo statunitensi e tedeschi per arrivi in zona. Forse, anzi certamente non arriveranno per ammirare il Lago Maggiore o il Sacro Monte rispetto agli europei, ma passano da qui lasciando una scia di spese e soggiorni. Il danno tra l’altro si estende a molti settori con un effetto boomerang: niente volo in Brughiera, niente notte in hotel, niente giornate di shopping all’ombra del Duomo, niente pranzi nei ristoranti. Un buco colossale, ancora difficile da quantificare, anche per l’impossibilità di stabilirne ora la durata. «Speriamo soltanto che l’e m e rgenza finisca presto – si augura il presidente di Federalberghi Varese Frederick Venturi -. Sicuramente per la Regione e per la nostra provincia le conseguenze sono e saranno pesanti, considerando il peso del turismo cinese in costante crescita. Varese non è un territorio di arrivo ma di transito durante viaggi in bus con diverse tappe, da Milano a Como. Le difficoltà si ripercuotono su un indotto esteso, dall’a lloggio per gli equipaggi al commercio. Lo stop ai voli diretti è solo una parte del problema: molti cinesi, infatti, arrivano indirettamente soprattutto dalla Germania, un approdo più facile per ottenere il visto: la riduzione dei flussi non impedisce del tutto i passaggi». Dunque nessuno può dirsi tranquillo davanti all’avanzata del coronavirus e alle misure decise a livello internazionale per ridurne l’impatto. «L’indotto è altissimo – ribadisce Venturi -: ormai il turista cinese ha grande capacità di spesa, grazie all’innalzamento dello stile di vita. Tanti spendono migliaia di euro nella moda italiana e per questo amano Milano e i luoghi più famosi dello shopping. Si muovono in spazi ampi e considerano l’Italia parte di un viaggio in Europa. Speriamo in una soluzione in tempi brevi, magari riaprendo almeno i voli verso zone non colpite, perché non tutta la Cina ovviamente risulta coinvolta nella malattia. Pensiamo non solo al nostro danno, ma a quello delle industrie, che hanno le merci ferme nei magazzini. Ben venga la riapertura del cargo. Altrimenti si rischiano fallimenti o danni pesanti ad attività esposte per milioni di euro in attesa delle spedizioni». L’altra faccia del virus globale.