Il valore di un abbraccio sul palco varesino

La Prealpina - 30/05/2017

Poco più di un anno fa, nel giorno dell’elezione di Vincenzo Boccia a presidente di Confindustria, l’Unione varesina degli industriali affermava in un comunicato di essere a disposizione degli interessi generali dell’associazione. Dichiarazione che cancellava ogni fraintendimento sul fatto che Univa avesse sostenuto l’avversario di Boccia, Alberto Vacchi. Traduzione: siamo a disposizione di chi ha vinto, al di là di ogni altra considerazione. Ieri, dando la parola a Boccia nell’annuale assemblea degli industriali del Varesotto a MalpensaFiere, il presidente Riccardo Comerio ha ribadito la collaborazione e l’unità di intenti, in una parola, la lealtà. Che ce ne fosse bisogno, non sappiamo dire. L’abbraccio tra Boccia e Comerio ha di fatto escluso qualunque supposizione maligna. Registriamo l’episodio per dovere di cronaca, riportando anche le lusinghiere parole di Boccia nei confronti del vice presidente confindustriale Giovanni Brugnoli e di Giorgio Fossa, predecessore dello stesso Boccia; espressione, Brugnoli e Fossa, di Univa nei centri decisionali romani di viale dell’Astronomia. Insomma, se qualcuno avesse voglia di sfruculiare resta servito.

Per tornare ai contenuti dell’assemblea di ieri mattina, il dato politico, se così possiamo dire, è la promozione del Piano Calenda, il ministro dello Sviluppo Economico che, settimana scorsa, ha preso parte all’assembla generale di Confindustria a Roma, che precede le riunioni delle associazioni periferiche. Di che cosa si tratta? In soldoni di una serie di indirizzi che nelle intenzioni dovrebbero dare risposte alle aspettative degli imprenditori, dalle riforme sulla decontribuzione e sulla detassazione del lavoro, alla riduzione del cuneo fiscale, fino all’incremento degli investimenti pubblici per la crescita, al riassetto della pubblica amministrazione e alla riduzione dei tempi della Giustizia. Elenco di doglianze che si ripete oramai da anni, ad ogni assemblea Univa e non solo. Elenco che stavolta trova un possibile sbocco in una pianificazione che, secondo Comerio, rappresenta un importante passo in avanti, con obiettivi precisi e concreti. «Un documento» afferma il presidente riferendosi al ministro «che mostra il coraggio di scegliere, sapendo che le risorse vanno indirizzate verso le imprese».

Comunanza sul piano politico con Calenda ribadita da Boccia, quando evoca i possibili danni di una legge elettorale impostata sul proporzionale e la necessità della stabilità politica. Condizioni minime per gestire la complessità del sistema economico e sociale, per favorire appunto la crescita.

Il «coraggio di crescere», certo. Concetto che Riccardo Comerio sembra forzare, quasi a determinarne l’irrinunciabilità dentro scenari macro economici e sociali che cambiano convinzioni, abitudini, possibilità e modelli lavorativi. Quarta rivoluzione industriale oramai in atto. Obbligo per gli imprenditori di adeguarsi, correggendo metodi e sostanza della produzione. Una seria, importante analisi sociologica quella del presidente di Univa che riserva un capitolo decisivo all’Europa e al suo futuro, con scenari geopolitici che non possono essere ignorati.

Tutto vero, tutto dentro a una realtà mondiale in costante evoluzione, dominata dall’esplosione demografica, dall’immigrazione, dalla nascita delle megalopoli, dalle diseguaglianze.

Senza dimenticare però il contingente, i problemi di casa nostra, un “qui e ora” che Vincenzo Boccia identifica ad esempio nell’impellente necessità di azzerare per tre anni il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani. Con un’aggiunta: «Sapendo sin d’ora che dopo bisognerà ridurlo per tutti». Certo, i giovani. Tema ricorrente negli interventi di ieri. Giovani sinonimo di futuro. Con le tante, troppe implicazioni e variabili sociali che essi comportano. Con il lavoro che non c’è per tutti. Con l’attualità di una visione complessiva destinata a rapportarsi con schemi sinora inediti. Quasi scontato a questo punto il riferimento a Papa Francesco. Se ne fa carico innanzitutto Comerio, citando la Terza guerra mondiale che si combatte a pezzetti. Ne ripropone l’attualità lo stesso Boccia, rammentando i contenuti del discorso del pontefice di sabato a Genova sulla dignità del lavoro. Quasi a dire: per capirne di più dovremo rivolgerci a Francesco.