Il trimestre nero della Lombardia

La Prealpina - 25/06/2020

Era pressoché scontato che la pesantissima crisi pandemica che ha falcidiato più di tutti la popolazione lombarda (38% dei contagiati e 48% dei decessi sul totale nazionale) avrebbe messo a dura prova la tenuta economica della regione traino del Belpaese: i numeri che emergono dal rapporto relativo al primo trimestre del 2020 redatto dalla sezione regionale di Banca d’Italia ne sono l’impietosa fotografia. Basta guardare il Pil della Lombardia: era cresciuto nel 2019 di un misero 0,5%, a testimonianza di un ciclo economico che nell’ultimo biennio era già in fase di rallentamento, ma nei primi tre mesi è caduto in picchiata del 6%. E che dire delle imprese? Complice il lockdown primaverile, alla fine del primo semestre gli imprenditori attendono una perdita secca di fatturato di non meno del 25% rispetto a un anno fa.

Per altro, la diffusione del coronavirus ha pesato e peserà anche sulle esportazioni della Lombardia, che non a caso per il 2020 potrebbe veder crollare di oltre il 10% il suo commercio con l’estero rispetto al 2019. Un dato in linea con il calo globale. Dopo un anno in cui l’espansione dell’occupazione era proseguita, nei primi mesi del 2020 la crisi sanitaria ha impresso un repentino peggioramento alle condizioni del mercato del lavoro. I dati disponibili evidenziano una significativa diminuzione del saldo tra attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro nei primi cinque mesi del 2020 rispetto a un anno prima. Nel primo trimestre dell’anno le persone in cerca di occupazione sono scese del 24,5 per cento, mentre si è registrato un contestuale aumento degli inattivi. Il tasso di disoccupazione è di conseguenza sceso al 4,8 per cento, dal 6,3 per cento del periodo corrispondente del 2019. Purtroppo, in questo caso non è una buona notizia. Impressionante il boom delle ore di cassa integrazione autorizzate a livello regionale: nei primi cinque mesi dell’anno le ore sono aumentate di 20 volte se confrontate con l’anno precedente, sia per l’incremento degli interventi ordinari, sia per l’ampliamento della platea dei lavoratori che possono accedere agli interventi in deroga (400 mila questi ultimi per un importo di 540 milioni di euro). Una situazione, secondo Banca d’Italia, che si potrebbe riflettere tanto sulle famiglie, aumentando il numero di quelle in condizioni di povertà, soprattutto tra quel 16,8% che, lo scorso anno poteva contare solo su contratti precari o a tempo determinato, sia sugli enti locali: per questi ultimi, se gli effetti della crisi mantenessero uguale intensità fino a fine anno, la perdita massima arriverebbe a quasi il 16% delle entrate.