Il Tribunale contesta i frontalieri

La Prealpina - 17/01/2019

Il Tribunale federale svizzero dà ragione alle imprese che hanno pagato i lavoratori frontalieri francesi in euro senza però entrare nel merito della vicenda che le opponeva proprio ai due ex dipendenti frontalieri. L’atteso pronunciamento, giunto ieri come da programma, riguardava la legalità dei salari in euro pagati da numerose imprese ai loro dipendenti frontalieri ed era stata sollevata da una dipendente francese di un’azienda con sede nel Giura. La ditta aveva deciso nel giugno del 2011 di versare i salari in euro ai suoi dipendenti residenti nell’Ue.

Nel gennaio 2016 una collaboratrice francese aveva trascinato il datore di lavoro in tribunale, chiedendo il versamento di 19’400 franchi “persi” a causa della nuova regolamentazione. La ditta aveva inoltrato ricorso contro la decisione presso il tribunale cantonale senza successo e si è perciò rivolta al Tribunale federale. Anche nel vicino Ticino i tribunali si sono occupati del pagamento di salari in euro, con le controversie legate al tasso di cambio applicato da alcune imprese. Per tre membri della Corte di diritto civile su cinque, gli impiegati hanno commesso un abuso di diritto cercando di ottenere un rimborso molti anni dopo il fatto: quindi non è stato analizzato l’eventuale mancato rispetto dell’Accordo di libera circolazione delle persone, che impedisce la discriminazione dei lavoratori in seno all’Unione europea. Per i giudici di Losanna entrambi i lavoratori avevano accettato una modifica contrattuale dei propri salari in euro e conoscevano quindi le condizioni di lavoro. Prove documentali hanno dimostrato che il padronato aveva avvisato che il cambio negativo per la Svizzera li metteva nelle condizioni di dover prendere misure protezionistiche per non perdere troppo utile. La minoranza dei togati intendeva invece accogliere la tesi dell’Accordo europeo per le pratiche adottate dalle aziende, questo anche perché vi era un precedente specifico, sempre nel Giura, di un frontaliere che nel 2016 ha ottenuto 18.881 franchi di rimborso per le perdite dovute al salario in euro.

Difficile dire se quanto avvenuto a Losanna possa fare scuola anche in Ticino, se qualche azienda sarà tentata a versare ancora in euro forte di questa giurisprudenza anche perché sono mutate le condizioni di cambio. La notizia di questa sentenza, tuttavia, è stata seguita da tutti i media italiani considerato anche che la Svizzera ospita un numero importante di frontalieri che provengono dal Belpaese, preoccupati rispetto alla legalità o meno di questo provvedimento.

Accordo fiscale nel limbo Il governo: presto la scelta

Accesso ai mercati finanziari, l’annosa questione di Campione d’Italia e soprattutto il futuro del nuovo accordo bilaterale sulla tassazione dei lavoratori frontalieri. Sono i principali temi affrontati nell’incontro avvenuto fra il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e il consigliere federale svizzero Ignazio Cassis. Secondo quanto sottolineato da Ocst, l’Organizzazione cristiano sociale ticinese, sul tema molto caro sulla linea di frontiera varesina, «sono emerse novità molto importanti». Come commenta il sindacalista dell’Ocst, Andrea Puglia, Ignazio Cassis «ha ribadito la volontà della Svizzera di firmare quanto prima il nuovo accordo. Il ministro Moavero si è espresso con una certa decisione e con una chiarezza inattesa, affermando che il Governo farà conoscere la sua posizione ufficiale e definitiva entro la primavera. Si tratta di affermazioni molto forti che scuotono a fondo il mondo dei frontalieri e che per la prima volta pongono una deadline chiara su di una vicenda che si trascina da anni tra grandi incertezze». Cosa accadrà ora? Il Governo italiano procederà con la firma ufficiale dell’Accordo del 2015 oppure lo annullerà del tutto di fatto facendo ripartire da zero le trattative? «In linea teorica – aggiunge Puglia – i partiti che oggi sono al governo hanno fatto molta campagna elettorale nelle regioni di frontiera promettendo la cancellazione dell’accordo definito nel 2015 e la riapertura di negoziati meno gravosi per i frontalieri. Tuttavia le dichiarazioni odierne del Ministro degli Esteri lasciano intuire una riapertura alla possibilità che il nuovo accordo possa essere approvato ed entrare in vigore».