Il Ticino dice addio alla Lia

Ultimo atto della Lia. Il Governo ticinese ha approvato martedì il messaggio 7535 con il quale propone l’abrogazione della Legge cantonale sulle imprese artigianali – meglio conosciuta con l’acronimo di Lia – che sarà ora sottoposto al Parlamento ticinese per un passaggio solo formale. Addio dunque ad un provvedimento che ha scatenato ire sulla frontiera, facendo intervenire ambasciatori e ministri. Un documento di una quindicina di pagine, quello vergato dall’Esecutivo cantonale, che è costato molto, considerato pure che nelle mire di questa legge c’erano soprattutto i padroncini italiani. Si arriva così all’epilogo con parole che mai si sarebbe pensato di sentire dai proponenti del provvedimento che ha scontentato più gli impresari svizzeri che gli italiani.

«Alla luce della sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del 20 novembre 2017 – si legge nel documento governativo – il controllo delle imprese artigianali previsto dalla Lia non appare sorretto da un sufficiente interesse pubblico e non rispetta il principio di proporzionalità».

La Commissione della concorrenza (Comco) sostiene inoltre che l’obbligo di iscrizione all’albo degli artigiani non può essere imposto alle imprese provenienti da fuori Cantone. Tesi che ha trovato conferma in due sentenze rese dal tribunale cantonale amministrativo (Tram) il 27 febbraio scorso. Da qui il Consiglio di Stato ha provato a creare una versione “light”, giungendo poi alla conclusione che, «anche qualora permettessero di conformare la Lia al diritto superiore, le modifiche in questione renderebbero la sua applicazione scarsamente efficace e insostenibile dal profilo finanziario».

I numeri di questa esperienza tuttavia aprono a qualche riflessione per il settore artigianale di Varese e Como che guarda alla Svizzera come possibile “polmone” economico. «A far tempo dall’entrata in vigore della Lia e sino al 31 dicembre 2017 – dichiarano da Bellinzona – sono state inoltrate 5.200 richieste di iscrizione all’albo da parte di circa 4.600 imprese, di cui circa mille provenienti dall’estero (non dalla Confederazione quindi, ndr). Oltre 3.000 imprese hanno ottenuto l’iscrizione e 132 sono state respinte per mancanza dei requisiti (85 imprese con sede in Svizzera e 47 in Italia). Il trattamento delle domande depositate (nuove iscrizioni e rinnovi) è ancora in corso. Nello stesso periodo sono state comminate multe per un totale di circa 540.000 franchi. Quelle oggetto di fatturazione (dopo la crescita in giudicato) ammontano a 380.000 franchi, di cui circa un terzo sono stati incassati. Delle circa 450 imprese controllate, due terzi avevano la sede in Svizzera e un terzo all’estero».

Verosimilmente in Italia. Possono quindi esultare i padroncini italiani che hanno dovuto dapprima versare cifre e fare iscrizioni all’Albo degli artigiani in Ticino? Nonostante questa decisione, il Consiglio di Stato è «consapevole dei disagi che ancora oggi affliggono il settore delle imprese artigianali» e quindi riscontra «l’assoluta necessità di continuare nel perseguimento degli obiettivi ampiamente condivisi della Lia». Padroncini avvisati, soprattutto coloro che ruotano nel ramo dell’edilizia.