Il Ticino bastona gli artigiani «Retromarcia o stessa moneta»

La Provincia Varese - 18/02/2016

Continua a far discutere la nuova legge ticinese, la famigerata Lia, che obbligo i piccoli artigiani italiani a iscriversi ad un albo per poter lavorare oltreconfine. «Porremo con forza che questa norma sia all’ordine del giorno dell’incontro, previsto indicativamente per i primi di marzo, con Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino» promette Alessandro Fermi, sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia con delega all’Attuazione del programma, che ne ha parlato anche con il governatore Roberto Maroni. «Questa inaccettabile novità sembra proprio nata con l’obiettivo di ridurre la presenza delle nostre imprese artigiane sul mercato svizzero e contrasta con il diritto alla libera circolazione» dichiara Fermi, il quale promette che «le imprese artigiane non saranno lasciate sole; chiederemo ai vicini di casa di cancellare o quanto meno rivedere questa legge». L’esponente del governo regionale non esclude nemmeno rappresaglie contro la decisione del Canton Ticino di applicare la nuova legge che penalizza fortemente soprattutto i piccoli artigiani italiani. «Se questa legge non verrà rivista – spiega Fermi – saremo costretti ad adottare analoghe azioni penalizzanti e discriminatorie anche per i cittadini ticinesi che, a varie ragioni, si recano sul territorio lombardo». Se la strada del dialogo non dovesse portare a risultati, lo spettro è quello di un muro contro muro. «Percorreremo ancora una volta la strada del dialogo – conclude il sottosegretario Fermi – anche se devo nuovamente riconoscere con grande amarezza che il Canton Ticino intraprende troppo spesso iniziative che ledono gli interessi dei lavoratori italiano».  M