Il “terremoto” a Palazzo Chigiconsolida Palazzo Lombardia

La Prealpina - 06/12/2016

L’esito del referendum costituzionale, con la schiacciante vittoria dei no, consolida il patto di centrodestra a Palazzo Lombardia. La maggioranza che governa la Regione trova nuove motivazioni politiche per restare in sella fino alla scadenza naturale del mandato nel 2018; tutto ciò al netto di possibili quanto probabili elezioni nazionali anticipate e delle turbolenze che, sempre a livello nazionale, fanno fibrillare la coalizione. Tensioni note, attorno alla leadership dello schieramento e, prima ancora, sulle strategie per affrontare le tante questioni aperte, a partite dall’atteggiamento verso l’Unione europea e quant’altro differenzia Forza Italia da Lega nord e Fratelli d’Italia. Lo scenario generale è molto complesso, ma va semplificandosi, sempre per quanto riguarda il centrodestra, in Lombardia. La regione è stata una delle aree-chiave della sfida referendaria. Il no l’ha spuntata con una percentuale inferiore di almeno quattro punti rispetto a quella complessiva italiana. Il 55 per cento e oltre risulta oltremodo significativo in rapporto alla giunte comunali a guida renziana: il centrosinistra comanda in tutti i capoluoghi regionali, compresa Milano. Alle ultime amministrative il Pd aveva fatto manbassa, conquistando anche Varese, l’ultima roccaforte leghista. Con la consultazione di due giorni fa sembra aver perduto la sua forza di persuasione, benché in alcune città la vittoria dei no sia stata più contenuta e in altre, come Milano, le urne abbiano dato ragione ai sì. Risultati che meritano un’analisi città per città, luogo per luogo. Alla fine emerge il dato complessivo favorevole al no. Con una particolarità significativa per un referendum: l’altissima affluenza alle urne. Tra l’altro in una Regione che fa da traino al Paese e, proprio per questo, lo scontento verso la classe dirigente romana, scontento manifestato con la bocciatura della riforma , ha ancora più valore. Considerazioni che, evidentemente, hanno indotto Roberto Maroni, il governatore lombardo, a rilanciare il ”suo” referendum sull’autonomia regionale. Iniziativa in cantiere da parecchio tempo e ora riproposta per la prossima primavera. Detto questo, torniamo alla maggioranza del Pirellone. Il centrodestra si consolida, dicevamo. In verità aveva già assunto ulteriore consistenza dopo che la pattuglia di Ncd ha cambiato nome (il gruppo si chiama ora Lombardia Popolare) e il suo leader, Raffaele Cattaneo,si è schierato per il no. I centristi hanno inteso differenziarsi dai loro amici di cordata in Parlamento, prendendo le distanze dal Pd. Non a caso continua a girare la voce che vuole Cattaneo come possibile capolista della futura Lista Maroni. Inoltre, il successo dei contrari alla riforma di Renzi attenua di molto il gossip sulle divergenze interne alla Lega nord tra Matteo Salvini e Maroni. I due si erano beccati dopo la firma del Patto per la Lombardia, finendo però per far nascere il sospetto di una lite a fini elettorali. Acqua passata, insomma. Il successo di domenica rimette in asse la coalizione e rinsalda tra l’altro i già buoni rapporti di Palazzo Lombardia con i vertici di Liguria e Veneto. Due Regioni con cui fare squadra e rafforzare i poteri contrattuali con il futuro governo, qualunque esso sia.