Il tarocco spaventa le aziende

In gergo colloquiale si chiama tarocco ed è il nemico numero uno della produzione firmata Made in Italy. È l’arte di creare capi di abbigliamento, scarpe, pelletteria, profumi ma anche prodotti del manifatturiero “semplicemente” copiando tutto ciò che viene pensato e ideato in Italia. I maestri per eccellenza, da sempre, sono i cinesi. Ma oggi questa pratica che corrode l’industria come un tarlo fa con il legno, si diffonde a macchia d’olio. E a parlare chiaro ci sono i numeri. In Lombardia sono 28 mila le aziende che rischiano di diventare vittima di contraffazione. Ad essere colpito è in modo particolare il settore del lusso, che ha la sua culla principale a Milano e provincia. Qui sono undicimila le imprese ad alto rischio. Si tratta delle attività di design specializzato, della fabbricazione di oggetti di gioielleria e orificeria, del commercio al dettaglio di abbigliamento e calzature, articoli in pelle, orologi. Uno zoccolo duro della produzione italiana, che garantisce un posto di lavoro a centomila persone in Lombardia e a quattrocentomila in Italia.

Il Comitato anti contraffazione

L’allarme rosso, negli anni, non si è mai spento ma ora viene rilanciato dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi che ha accolto l’invito del ministero dello sviluppo Economico e di Unioncamere a costituire un Comitato Provinciale per la lotta alla contraffazione.

«Siamo impegnati nella lotta alla contraffazione con la nascita del Comitato di Milano – spiega Luca Bertoni, consigliere della Camera di commercio di Milano – Il reato di contraffazione è espressione di vere e proprie attività criminali organizzate che generano un impatto profondamente negativo sul tessuto economico e sociale, sia locale che nazionale, in termini di perdita di fatturato, di gettito fiscale, di mancata occupazione e di reimpiego di risorse di provenienza illecita, a danno del mercato sano e competitivo, con gravi ripercussioni sulla sicurezza dei lavoratori e dei consumatori».

Moda nel mirino

A farne le spese è soprattutto il settore della moda. «Per noi quello della contraffazione è un tema molto caldo – sottolinea Marino Vago, presidente di Sistema Moda Italia- Tutti i comparti dove le componenti di design e di gusto sono elevate sono maggiormente esposti al fenomeno della contraffazione. Da questo punto di vista va detto che la filiera varesina, che è maggiormente concentrata sulla produzione di tessuti e filati più che sul prodotto finito, subisce un rischio leggermente inferiore. Ma l’attenzione deve essere sempre massima». anche perchè l’arte del “copiare” i concorrenti negli anni si è andata raffinando e specializzando. «Ci sono due elementi da tenere in considerazione – prosegue Marino Vago – La contraffazione non viene più soltanto dal Far East. L’evoluzione della catena di distribuzione espone le nostre produzioni anche a rischi che provengono da più vicino. Sul fronte Oriente, invece, il pericolo grosso è la falsificazione del marchio, non più soltanto del prodotto. E quando succede i danni sono particolarmente gravosi».

Made in Italy più forte

Nonostante le battaglie quotidiane, la moda italiana chiuderà il 2018 con un fatturato in crescita del 2,8% a 66,6 miliardi di euro. Considerando gioielleria, cosmesi e occhialeria si sfioreranno i 90 miliardi (+2,3%). Ma il «peggioramento dei giudizi sulla consistenza del portafogli ordini delle imprese della moda registrato a dicembre fa prevedere un inizio 2019 particolarmente incerto» sottolinea la Camera nazionale della moda.