Il Tar reintegra Christian Campiotti L’Ats si rivolgerà al Consiglio di Stato

La Provincia Varese - 17/02/2017

Il Tar dà ragione a Christian Campiotti e accoglie la richiesta di sospensiva del provvedimento di rimozione dell’Ats Insubria. «Non proporzionato» rispetto all’entità dei fatti contestati. Così il presidente della Fondazione Molina può tornare al suo posto. La decisione sul merito solo in ottobre, ma l’Ats annuncia il ricorso al Consiglio di Stato contro la sospensiva. «Valuteremo azioni risarcitorie» annuncia il legale di Campiotti, Pietro Romano. Un altro colpo di scena nella “storia infinita” della Fondazione Molina. La camera di consiglio della terza sezione del Tar di Milano ha emesso ieri un’ordinanza sospensiva che accoglie in via cautelare il ricorso proposto dal presidente e dai componenti del Cda “commissariato” dall’Ats, vale a dire Christian Campiotti, Alberto Aimetti, Enzo Cantoni e Leandro Ungaro, rappresentati dagli avvocati Stefano D’Ancona e Maria Teresa Vaccaro, contro «il provvedimento di commissariamento, fondato su un unico episodio di sottoscrizione di strumenti finanziari», come l’hanno definito i giudici del Tar, stabilito dall’Ats Insubria, che era a sua volta rappresentata dall’avvocato Andreina Degli Esposti. Un provvedimento considerato «non proporzionato» sia rispetto all’entità del prestito sul totale del patrimonio della Fondazione sia perché l’Ats avrebbe potuto agire in modo meno invasivo. Secondo i giudici amministrativi la richiesta di sospensione ha quindi «adeguati profili di fondatezza», anche perché «i rischi di perdita della qualifica di Onlus adombrati nel provvedimento sembrano far riferimento ad un evento non accaduto, ma solo valutato come “molto probabile” nel futuro», mentre prevale la convinzione che «sussista il danno grave ed irreparabile, consistente sia nella possibilità di lesione dell’immagine dei ricorrenti, sia nella possibile incidenza sull’assetto della Fondazione di atti presi dal Commissario». Al contrario i giudici hanno ritenuto che «non appaia congruente con l’oggetto della causa» quanto dedotto dalla gestione commissariale del dottor Carmine Pallino in ordine alla «ricognizione» illustrata nella memoria depositata ed in ordine alla perquisizione con sequestro effettuata presso la sede della Fondazione, che è stata «riferita nel corso della camera di consiglio» dell’altroieri. «Nel corso dell’udienza i magistrati hanno espresso che il merito era chiarissimo, in fatto e in diritto – spiega il legale di Christian Campiotti, l’avvocato Pietro Romano – il Tar ha dato la sospensiva, quindi il provvedimento di commissariamento è stato annullato. È un provvedimento anticipatorio di quello che sarà poi nel merito. Campiotti è così immediatamente reinsediato alla presidenza della Fondazione. Questa è la conferma di quanto diciamo da Christian Campiotti Archivio settimane sull’illegittimità dei comportamenti messi in atto da tutto il mondo politico e non solo. Sono stati spesi fiumi parole sull’illegittimità del prestito, e Ats ha commissariato sulla base dell’ipotesi del prestito obbligazionario sostenendo che Campiotti aveva esorbitato dai propri poteri e competenze, invece non è così». Contro la sospensiva, l’Ats Insubria annuncia che opporrà ricorso al Consiglio di Stato, mentre il Tar discuterà il giudizio di merito sulla vicenda nell’udienza fissata per il 10 ottobre prossimo. Ma l’avvocato Romano è fiducioso: «Abbiamo depositato una denuncia, e adesso andiamo a vedere tutto quello che da tempo sosteniamo. Se già in via amministrativa la linea del presidente ha avuto ragione, la conseguenza a livello penale è più che palese. Dopo il giudizio di merito, ci riserviamo il diritto di chiedere un risarcimento dei danni a chi ha lesionato l’immagine, l’onore e il decoro della figura del presidente Campiotti». Insomma, la battaglia a colpi di carte bollate sarà lunga. Quella politica invece potrebbe ulteriormente inasprirsi. Uno dei primi a commentare è il consigliere comunale Pd Fabrizio Mirabelli: «La sentenza del Tar non entra nel merito della vicenda ma si limita a considerare non proporzionato il provvedimento di rimozione»