«Il rincaro della sosta non aiuta i consumi»

La Prealpina - 15/05/2017

Gli ultimi dati Istat sul trimestre del commercio al dettaglio non segnano particolari scostamenti rispetto all’anno precedente. I numeri cambiano per lo più dello “zero virgola”, poco più o poco meno. E, contando che il 2016 non è stato certamente un anno da ricordare, significa solo una cosa: i problemi dell’economia e dei consumi restano. Se i commercianti più piccoli possono “rallegrarsi” per il calo dei volumi di supermercati e ipermercati oppure per il leggero miglioramento dei dati della farmaceutica e dell’abbigliamento, i problemi riguardano settori che finora avevano retto come informatica, telefonia e alimentare.

Insomma, lo champagne per festeggiare l’uscita dalla crisi può rimanere in ghiaccio. Lo dicono i dati Istat ma, vivendolo sulla propria pelle, lo sapevano già i rappresentanti delle associazioni di categoria: «Quando si parla soltanto del 2-3% in più – spiega Marco Parravicini, fiduciario Ascom a Varese – vuol dire avere davanti un dato temporaneo, non un’inversione di tendenza reale e concreta. Di sicuro la situazione è ancora pesantemente in stallo, ma il problema maggiore a livello nazionale e locale, è che non si vedono ancora politiche di sviluppo dell’economia. Si esulta perché non aumenterà l’Iva o perché non ci sono nuove imposte quando, in realtà, Iva e tasse sono già alle stelle. Finché non si capisce che il cuneo fiscale devasta il potere d’acquisto delle famiglie, i consumi non potranno ripartire e le imprese continueranno a chiudere».

E così Parravicini indica un esempio inedito, Donald Trump: «Bisogna abbassare le tasse e sfavorire le aziende che producono fuori dal territorio e, invece, a Varese aumenta il costo dei parcheggi e per un anno si rinvia la crescita sul prezzo dei tavolini esterni di bar e ristoranti. Servirebbe invece una fortissima inversione di tendenza, perché se tutti i soldi si spendono in tasse, gli imprenditori non potranno investire nella propria attività e ne perde tutto il territorio». Diversa l’analisi di Christian Spada, neo presidente di Confesercenti Varese: «Al di là dei dati che non indicano di certo qualcosa di positivo – sottolinea – nelle città si sta assistendo a un ampio cambio generazionale. Chiudono negozi storici perché, giunti alla terza o quarta generazione, non hanno più ricambio e vengono rimpiazzati da esercizi altrettanto piccoli, ma di grande nome. Ciò produce una perdita di identità delle città, ma allo stesso tempo suggerisce, a chi vuole rimanere sulla piazza, di dover investire in qualità, senza proseguire nella vecchia maniera. In tal senso credo che città come Varese o della provincia, possano distinguersi in meglio e vorrei degli imprenditori più attivi e meno attenti alla sola lamentela, perché chi investe e ha idee buone, riesce ad avere successo nonostante i problemi, la crisi e la concorrenza dei grandi marchi».