Il prefetto Ricci: «Provincia virtuosa>>

La Prealpina - 20/01/2019

Il giorno in cui radunò in prefettura i sindaci della provincia di Massa Carrara, annunciando il suo trasferimento «in una sede prestigiosa e importante», Enrico Ricci ricevette un regalo che non tutti i rappresentanti delle istituzioni riescono a meritare: la stima. Era l’estate del 2018 e quel giorno, coralmente, i primi cittadini lo ringraziarono «per essere stato punto di riferimento, amico e persona a cui è stato possibile appoggiarsi». Lui ricambiò con un altro dono: «Lascio qui un pezzo di cuore». Dal 23 luglio il cuore di Enrico Ricci è a Varese, Villa Recalcati. E, tra laghi e monti, tra incendi boschivi ed emergenze sociali, già batte forte. Prefetto Ricci, come si trova in questa provincia “verde e operosa”? «Benissimo. Ci sono tutte le condizioni per operare ad alto livello ed è per me un privilegio guidare questa prefettura. Sono qui da pochi mesi ma ho già avuto prova dell’efficienza dei servizi pubblici e di un alto senso delle istituzioni. Il rapporto con le amministrazioni locali è ottimo. I cittadini chiedono alle istituzioni che l’asticel – la sia alta e a questo impegno non possiamo sottrarci: che i servizi siano sempre efficienti e le risposte date in tempi rapidi». I prezzi delle droghe sono diminuiti e così anche l’età di chi le consuma. I rubinetti dello spaccio vengono chiusi in continuazione dalle forze di polizia, ma poi tutto torna come prima. «Stiamo assistendo a un incremento della diffusione di sostanze stupefacenti in generale e fra persone sempre più giovani, elemento questo di grande preoccupazione. Sulla base delle direttive del ministero dell’Interno vengono effettuati controlli in prossimità e negli istituti scolastici, nelle “piazze dello spaccio” e non solo, organizzando servizi congiunti in cui alle forze dell’ordine danno il loro apporto le polizie locali. Questa sinergia rende possibile il controllo sistematico anche di aree al confine, come i boschi del Tradatese e del Rugareto. Un impegno che comincia a dare risultati positivi: è un continuo di arresti di spacciatori e segnalazioni di soggetti assuntori. Ma non basta. In famiglia e a scuola occorre coltivare il campo dell’educazione alla legalità e alla salute, affinché i giovani capiscano la dannosità di queste sostanze. È evidente che se c’è tanta offerta significa che c’è tanta domanda: su questo è doveroso interrogarsi». Famiglia e scuola fanno abbastanza? «Mi pare evidente che sulla diffusione di certi fenomeni, come la droga fra i giovanissimi, ma mi riferisco anche al bullismo, incide molto una perdita di autorità della famiglia. Le agenzie educative sono in crisi. Essere genitori è sempre più difficile». Genitori che spesso accompagnano i figli a comprare la cannabis light, ritenendola il male minore: che cosa ne pensa di questi negozi? «Posso solo risponderle così: è legale tutto ciò che è consentito dalla legge». Scarso organico e pochi mezzi: forze dell’ordine e vigili del fuoco lo denunciano ciclicamente. Dopo anni di promesse il 2019 sarà la volta buona? «Un piano di potenziamento degli organici verrà attuato a breve anche in provincia di Varese. Approfitto per dire che ho trovato qui strutture di grande efficienza: Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza svolgono al meglio i loro compiti per la sicurezza dei cittadini nonostante le inevitabili difficoltà. E lo stesso dico dei Vigili del fuoco, che in tutto il mondo ci invidiano per la professionalità e la passione». È ricorrente l’allarme che questa provincia sia infiltrata dalla ‘ndrangheta, ma non si va oltre le accuse generiche: come è davvero la situazione? «Esperienza ne ho in questo ambito e posso dire che realtà esenti dal problema delle infiltrazioni mafiose non ve ne sono. Ma quando si parla di “infiltrazioni” occorre capire a che punto il cancro è arrivato, se ha cominciato a corrodere la struttura della pubblica amministrazione: in provincia di Varese al momento non vedo situazioni di questo genere. Resta un tema verso il quale rivolgiamo la massima attenzione, come dimostrano i provvedimenti interdittivi che ho adottato anche recentemente. Nell’ambito del Comitato ordine e sicurezza pubblica avvengono incontri periodici con i sindaci di ambiti territoriali omogenei, durante i quali viene sempre affrontato anche questo argomento. È necessario che sul territorio le antenne vengano tenute sempre ben dritte». Le “infiltrazioni” dei ladri, invece, sono ben visibili: che fare? «Andremo a breve a sottoscrivere con una cinquantina di comuni un protocollo per regolamentare le attività di “Control – lo di vicinato”. In questa provincia esistono molteplici iniziative, la maggior parte delle quali organizzate dai cittadini: lo scopo è dare una disciplina organica ai gruppi di volontariato, affinché siano di reale utilità alle forze di polizia». Lo sgombero della comunità sinti a Gallarate è uno dei primi problemi che ha dovuto affrontare: ci sarà mai la “pace” tra residenti e nomadi? «A Gallarate in questa fase c’è un problema sociale, che il Comune sta affrontando con gli strumenti ordinari offerti dalla legge per le situazioni di vulnerabilità. Tuttavia, mi permetto di dire una cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso. Ai capofamiglia della comunità sinti era stato rivolto l’invito a presentare la domanda per una casa popolare, per non provocare un’emergenza abitativa dopo lo sgombero dell’accampamento: su 25 famiglie una sola l’ha presentata. E ora si trova in una casa popolare. Gli eventi avrebbero avuto certamente un andamento diverso se quell’invito fosse stato compreso». A Sumirago ha sede la comunità di estrema destra dei “Dodici Raggi”, più volte sotto i riflettori per azioni dimostrative e minacce. Il caso è arrivato fino al Parlamento. Perché l’associazio – ne non è stata mai sciolta? «Grazie a Dio siamo in democrazia e questo significa permettere di esprimere liberamente le proprie opinioni a tutti: anche a chi, la democrazia, non l’ha in simpatia. Tutto ciò ovviamente ha un limite, vale a dire le norme che vietano la ricostituzione del partito fascista e l’apologia di fascismo. Qualora fossero ravvisati comportamenti illeciti, spetterà alle forze dell’ordi – ne e alla magistratura intervenire». Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha detto che sulle strade italiane «permane un’emergenza sociale di inaccettabile gravità». «Dalle ultime statistiche nazionali risulta che incidenti stradali e vittime sono diminuiti. Ma i numeri restano ancora molto alti, il che rende fondamentale l’attività educativa già molto diffusa nelle scuole e il controllo sulle strade svolto da forze di polizia e polizie locali con risultati importanti. Nel 2018 sono state 2.200 le patenti sospese in provincia di Varese e di queste circa 1.200 sono sospensioni dovute all’abuso di alcolici e droghe. È dunque evidente che esiste un problema educativo. Fra le cause di incidentalità sulle strade un fenomeno crescente è la distrazione, soprattutto dovuta all’uso del telefonino: anche questo meriterebbe una riflessione, e non solo da parte dei giovani». I sindaci sono diventati sempre più sensibili sui temi ambientali, ma sembrano impotenti contro chi abbandona i rifiuti ovunque. Suggerimenti? «In alcuni comuni sono state installate le foto-trappole e mi pare che questa sia la strada giusta per arginare i comportamenti incivili. In generale il sistema di videosorveglianza di cui la provincia di Varese dispone, caratterizzato da un grande patrimonio di impianti tecnologici, risulta molto utile ai fini della prevenzione e repressione dei fenomeni criminosi. Il Decreto Sicurezza ha incrementato le risorse economiche sulla videosorveglianza, perciò i comuni potranno accedere ai finanziamenti per installare “occhi elettronici” dove i rifiuti vengono abbandonati con maggiore frequenza. Sottolineo comunque che viviamo in una provincia virtuosa, con altissime percentuali di raccolta differenziata: se il resto d’Italia fosse come la provincia di Varese avremmo risolto per sempre il problema». Altro esempio di inciviltà: uomini che odiano le donne… «Questa intervista la leggerà anche mia moglie, quindi non vorrei essere oggetto di ritorsioni…Scherzi a parte. Il tema della violenza di genere è trasversale, coinvolge tutte le classi sociali. È un problema culturale. In questi ultimi anni è cresciuta molto la sensibilità sociale e la capacità, da parte delle forze di polizia e della magistratura, di dare risposte immediate sin dal primo approccio con una vittima di violenza. Nonostante questo ogni anno siamo costretti a fare un bilancio drammatico, perciò è necessario che in famiglia e nelle scuole si continui a insistere sull’educazione al rispetto della persona. All’evento organizzato a Varese, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, mi ha fatto piacere vedere centinaia di ragazze e di ragazzi». Prima del suo arrivo, in questa provincia i migranti hanno rappresentato una vera e propria emergenza: oltre venti persone da collocare ogni giorno. Com’è la situazione ora? «È un ambito sul quale ancora concentriamo molte risorse e attenzione, anche se dal 2017 si sono ridotti gli sbarchi sulle coste italiane e negli ultimi mesi non ce ne sono stati del tutto. Attualmente abbiamo in accoglienza 1.090 migranti ripartiti in 121 strutture, gestite da 17 cooperative. A breve indiremo un nuovo bando, sulla base delle nuove direttive del ministero». Non sono mancate inadempienze da parte delle cooperative… «Continua la nostra attività ispettiva: nel caso non vi sia rispondenza fra la qualità del servizio offerto e quello previsto dalla convenzione si procede alla sanzione». Le montagne varesine ancora distrutte dagli incendi, come un anno fa… «Ovviamente sono in corso indagini per stabilire che cosa abbia provocato questi incendi e se ci sia stata una volontà distruttiva da parte di qualcuno. Mi preme elogiare tutte le componenti della protezione civile intervenute, dai vigili del fuoco ai gruppi antincendio volontari: operatori altamente specializzati e animati da grande passione, grazie ai quali è stato possibile dare una risposta tempestiva ed efficace alle fiamme. In tema di protezione civile, una preoccupazione riguarda il cambiamento del clima: avvengono fenomeni improvvisi molto forti, di breve durata, devastanti, come ha dimostrato l’alluvione nel Bellunese a fine ottobre». Parliamo di sport: come cacciare i violenti da stadi e palazzetti? «Quando emergono situazioni con un alto profilo di rischio, sulla base dell’analisi fatta dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, le prefetture adottano provvedimenti di varia natura: nel caso dell’ultimo incontro di basket Openjobmetis Varese-Segafredo Virtus Bologna c’erano precedenti specifici riguardanti i tifosi della squadra ospite, che ci hanno indotto a vietare la vendita dei biglietti in Emilia Romagna. È un problema, anche questo, culturale: ci sono sport dove più facilmente si manifesta la tifoseria violenta e questo dovrebbe imporre una approfondita riflessione». Intolleranza, maleducazione, aggressività: è il segno dei tempi? «Anch’io ho un po’ la tendenza a pensare che il passato sembri più felice, ma dubito che un tempo ci fosse una minore aggressività fra gli individui. Ogni tempo ha avuto i suoi problemi: il bullismo c’era anche quand’ero ragazzino io. Sono i social network ad avere amplificato ed esasperato ogni aspetto della nostra vita. E anche qui sono costretto a ripetermi: esiste un problema educativo. La famiglia ha meno forza per dare il buon esempio». D’accordo con l’introduzione dell’educazione civica nelle scuole? «Certamente. Nonostante questo, fare paragoni con il passato è sempre fuorviante. Non penso che i giovani siano differenti da come eravamo noi alla loro età. In questi anni ho avuto modo di incontrarne molti, anche durante i ”battesimi civici” tenutisi a Varese, Cazzago Brabbia e Lavena Ponte Tresa: ho visto una bella gioventù, che ci fa ben sperare nel futuro».