«Il piano turistico non funziona Perché dimenticano la storia di Varese»

- 23/01/2017

Varese&Natura, il piano di rilancio turistico e culturale della Città Giardino dell’assessore Roberto Cecchi, non convince del tutto Pino Terziroli, ex amministratore cittadino e responsabile operativo di numerose associazioni culturali, che vuole fare alcune considerazioni propositive. «L’assessore fa un’ottima considerazione dello status dei servizi. Sono le sue impostazioni che secondo il mio punto di vista non sono convincenti. In particolare, nella visione dell’assessore, il piano turistico deve essere di “tipo industriale” e “aziendalistico”. Invece il turismo, per quanto riguarda Varese, a differenza di ciò che accade per grandi manifestazioni tipo Expo, non deve essere per forza essere teso a generare un profitto tramite “attrattori”, ovvero tramite meccanismi che generano afflusso in automatico per citare le parole di Cecchi. Il turismo non è una macchina, ma è fatto di persone, molte delle quali già impegnate nella valorizzazione della città». Secondo Terziroli in Varese&Natura: «Manca un approccio storico. Il turista andrebbe affascinato con la storia della nostra città. Da quando è nata, prima come Borgo circondato dal Vellone appartenente al contado del Seprio, poi come Comune libero mai infeudato (mai assoggettato a un feudatario, ndr), fino a Francesco d’Este che ha trasformato Varese in ducato e all’elevazione a Città nel 1816». Inoltre, «c’è un difetto di fondo: a latere nel piano si parla spesso dei flussi turistici che coinvolgono la provincia e non la città, confondendo l’aspetto provinciale con quello comunale. Si parla di siti Unesco, come Castelseprio, il Monte San Giorgio, l’Isolino Virginia, il Sacro Monte, che però sono in condivisione con la Regione e addirittura con la vicina Svizzera (come il Monte San Giorgio). Il Sacro Monte, nello specifico, crea attrattività di suo per la sua caratterizzazione di tipo religioso come percorso di fede. Il punctum dolens è che il piano non punta a far arrivare i turisti nel borgo cittadino. Dovremmo far conoscere le nostre chiese, il nostro barocco, il nostro settecento con i suoi valenti pittori. Il rischio altrimenti è quello di avere un centro storico che si sta spegnendo». Come fare dunque? «Io insisterei sulla storia di Varese. A livello urbanistico, per esempio, si potrebbe sottolineare che Varese ha raggiunto un perfetto equilibrio attraverso il sistema di piazze comunicanti, le antiche chiese, il centro storico e le castellanze che devono essere coinvolte, tanto più che esistono delle associazioni importanti impegnate da anni nella valorizzazione di monumenti e nella creazione di prodotti tipici artigianali. Pensiamo a Bosto, con la l’olio di Sant’Imerio. Sapere queste cose crea interesse e fascino sulla storia della nostra città. Non dimentichiamo che Varese non è una metropoli e che non può ambire ad avere un turismo di massa, ma di élite». «Speriamo che nei prossimi confronti con l’assessore, e con le associazioni che aderiranno, emergano anche questi aspetti» conclude Terziroli. Chi vuole dire la sua sul Varese&Natura può farlo fino al 31 gennaio (scadenza che probabilmente che verrà posticipata al 15 febbraio) inviando commenti e proposte all’indirizzo turismo@comune.varese.it. n A