Il parco di Villa Recalcati riaperto dopo due anni

l giardino alla parte di mezzogiorno di questo caseggiato abbraccia tutta la fronte del medesimo” con “spalliera de agrumi intelarata di fronte alla qual vi sono pure diversi boschetti…”. La coltivazione – probabilmente in gran parte di limoni – descritta nel Fondo Notarile del 30 agosto 1828 è ormai perduta da tempo, ma chissà che con la riapertura al pubblico del parco di Villa Recalcati non si possa pensare anche a questo delizioso recupero di tipo filologico andato perduto.

Intanto, dopo due anni di chiusura forzata dovuta a motivi di sicurezza a seguito di una pesante nevicata che aveva spezzato un cedro del Libano e causato altri danni ingenti, il presidente della Provincia Emanuele Antonelli ha riaperto ieri mattina al pubblico i 27mila metri quadri del giardino, tra i più belli del territorio comunale.

«Lo vogliamo rianimare e far rivivere con la riapertura delle serre che potranno essere utilizzate a scopo musicale e poi con eventi culturali diverse che potranno ravvivare questo luogo». Uno dei cuori verdi della Città Giardino, testimone del soggiorno nei secoli di illustri personaggi del mondo politico e culturale internazionale, è stato dunque ridonato ai varesini dopo un maquillage piuttosto radicale e in un contesto urbanistico particolare, sul quale insistono la stazione ferroviaria delle Nord, diversi istituti scolastici e vari uffici pubblici. Grazie ad un investimento finanziario pari a 36mila euro, l’intera area è stata di nuovo messa in sicurezza e non s’è trattato di lavori semplici o sbrigativi. Approfittando dell’inevitabile chiusura dei cancelli, s’è voluto intervenire quindi non soltanto tamponando le falle, ma rivedendo l’intero assetto del parco – pur senza intaccarne il disegno di fondo originario – in una sorta di “investimento a lunga data” che, per quanto possibile, sia in grado di prevenire gli ammaloramenti e limitare gli inevitabili danni dovuti a nevicate o altri eventi atmosferici. Antonelli parla, infatti, di abbattimenti programmati, pulizia di sentieri e potature ad hoc, oltre alla piantumazione di diciotto nuove essenze arboree tra pini, frassini, querce, carpini e faggi, vale a dire essenze caratteristiche dei giardini prealpini. In complesso, si tratta di un patrimonio naturale che, insieme ad alberi e arbusti preesistenti, alcuni dei quali centenari, godranno d’ora in poi di una gestione continuativa, assolutamente essenziale in casi come questo se non si vuole intervenire a costi più ingenti se si crede di risparmiare sulla manutenzione: nelle pieghe del bilancio, l’ente ha infatti trovato 90mila euro destinati ad un appalto per la manutenzione che comprende il «censimento automatizzato del patrimonio per un costante monitoraggio degli alberi». In altre parole, Varese ha un motivo in più per mostrare con orgoglio la sua attrattiva più bella. «È un vero peccato che il parco sia rimasto così a lungo inutilizzato – conclude con una frecciatina polemica Simone Longhini, consigliere provinciale delegato all’Ambiente – nonostante la sua valenza come polmone verde per un quartiere, Casbeno, ultimamente già abbastanza penalizzato della discutibili scelte dell’amministrazione comunale in tema di parcheggi a pagamento e piste ciclabili».