Il nuovo vescovo: «Aiutatemi»

La Prealpina - 10/07/2017

Hanno suonato a festa le campane di tutta la provincia per annunciare quello che già era nell’aria da giorni e che Papa Francesco ha reso ufficiale ieri a mezzogiorno con il decreto di nomina. Monsignor Mario Enrico Delpini, vicario generale della diocesi, diventa il nuovo arcivescovo di Milano. Jeraghese di famiglia e gallaratese di nascita (29 luglio 1951), Sua Eminenza (così potrà essere chiamato d’ora in poi) prende il posto del cardinale Angelo Scola.

Vive in zona stazione

Persona gentile e intelligente, dotato di un grandissimo senso dell’ironia unito a capacità di ascolto e disponibilità, ieri ha accolto la nomina con estrema serenità e con quell’umiltà tipica dei grandi, come quando Papa Wojtyla salito al soglio pontificio disse: «Se sbaglio, mi corrigerete». La prima dichiarazione di Delpini è stata: «Aiutatemi. Vi chiedo aiuto per fare un cammino insieme visto che da solo non so fare niente, non sono all’altezza della leadership che sarebbe auspicabile. Si vede dai nomi dei miei predecessori: Angelo, Dionigi, Carlo Maria, Ildefonso. E voi direte: Mario che nome è?». Aggiungendo poco dopo: «Il cardinale Scola ha detto che vivo in estrema povertà ma non sto sotto un ponte». Ora abita, infatti, in una casa del clero in via Settala, nella zona della stazione Centrale. E ha annunciato di «non affrettare traslochi» per spostarsi nel palazzo accanto al Duomo dove vive Scola. Mocassini consumati e bicicletta, il nuovo arcivescovo piace già a tutti.

Santo o brav’uomo

«Ha capacità di dialogo e un indiscutibile timbro personale che si vede anche nell’originalità del suo stile di scrittura», ha fatto presente Scola, sottolineando che «è un uomo di preghiera». Assume la guida della Chiesa milanese in un momento delicatissimo, mentre sono in atto trasformazioni epocali. «Se considero la chiesa di Milano mi sembra che ci vorrebbe un arcivescovo santo e io sono solo un brav’uomo un po’ mediocre», insiste allora Delpini. «I sacerdoti mi conoscono. Diranno “sì è un brav’uomo ma arcivescovo…non so se sarà all’altezza”».

Religioni non nemiche

Entrando nei contenuti della sua missione è arrivata dal nuovo arcivescovo la sottolineatura per «costruire una società nuova». In una metropoli come Milano ci sono «sacche di povertà», persone «che vengono da tante parti del mondo». Per questo «bisogna imparare ad ascoltare persone che parlano lingue diverse che noi abbiamo difficoltà a capire ma che hanno qualcosa da dire e sono i cittadini de futuro. Vorrei che tutti avessero la certezza che Dio è Padre, ci ama, e ci voglia felici e su questa fiducia si possa impostare una confidenza fraterna che non contrapponga le religioni come se fossero dei nemici che si sfidano ma come se fossero dei cammini che portano a ritrovare le radici dell’umanesimo, della dignità della persona e della speranza».

Unanime soddisfazione

Grande soddisfazione nel mondo politico e in quello sociale per la nomina di Delpini, per vent’anni direttore del seminario di Venegono dove aveva fatto il suo ingresso appena sedicenne, nel 1967. «L’impegno e la dedizione dimostrata, da sacerdote e da vescovo, per la comunità ambrosiana, sono certo lo accompagneranno anche nella sua nuova missione di fede, vicino alle persone e al nostro territorio». Queste le parole del governatore della Lombardia, Roberto Maroni. Parole di grande soddisfazione anche dal presidente del consiglio regionale, il varesino Raffaele Cattaneo e dal consigliere Luca Marsico: «La sua nomina mi rallegra in modo particolare perché Sua Eccellenza, oltre ad avere una profonda conoscenza della diocesi ambrosiana, è nato in provincia di Varese e lì vi ha trascorso l’infanzia». Il sindaco di Milano Giuseppe Sala gli ha assicurato «piena collaborazione». «Adesso è il tempo di gioire», ha tweettato l’uscente Angelo Scola.