«Il Nord vuole cambiamento e stabilità Entro l’estate il candidato per la Lombardia»

La Provincia Varese - 14/11/2016

Il Nord crede nel cambiamento del Paese. E sarà, come sempre, il motore trainante. Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd, fa il punto sulla campagna referendaria, e traccia la strada in vista della sfida successiva: le elezioni regionali del 2018. Alfieri, siamo in piena campagna referendaria e l’Italia è divisa. A Varese il dibattito si sta scaldando. Come è orientata la nostra realtà? A Varese sul versante della comunità democratica c’è una grandissima compattezza, siamo tutti convinti che sia una sfida importante e il Pd è in prima linea. Tutti i nostri rappresentanti sono schierati e uniti. Questo è un aspetto positivo, perché non si registrano le divisioni che ci sono in altre parti d’Italia. Non abbiamo nessuna minoranza da noi. Il passaggio del ministro Boschi è un segnale importante. Da parte del governo c’è una grande attenzione al nostro territorio. E questo sarà molto importante in vista della costruzione del programma alternativo a Maroni. E la società civile, i cittadini come li vede orientati in vista del referendum? Arrivano segnali positivi anche al di fuori del partito, ed è un dato che ci rende molto soddisfatti. L’esigenza di uscire dalla crisi, di far ripartire l’economia e il Paese sono sentimenti che accomunano i varesini, come la maggioranza degli italiani. Soprattutto un’area moderata, che fino a poco tempo fa si sentiva rappresentata da Forza Italia, oggi è con noi. E questa è la risposta ai vari populismi ed estremismi, che non riescono ad essere interlocutori per i problemi delle persone. Per affrontare la complessità delle sfide attuali c’è bisogno di un governo stabile e credibile, soprattutto serio. Nessuno vuole affidarsi a degli “avventurieri”. Si tende molto, nei vari dibattiti, purtroppo, a non entrare nel merito della riforma, ma a portare la discussione a livello più politico-personalistico, una sorta di referendum pro o contro Renzi. Il segnale che bisogna mandare è quello che in Italia, finalmente, si riescono a fare le riforme. E questo deve andare oltre la figura del premier, deve essere questo il tema della discussione. Un voto a favore della riforma darebbe più forza a Renzi sì, ma la darebbe a tutto il Paese, perché il presidente del Consiglio potrebbe quindi finalmente andare in Europa con un Paese più forte e credibile. E portare quindi avanti le battaglie per i cambiamenti necessari all’Unione europea. Lo spirito dei padri fondatori è venuto meno, siamo nell’Europa dell’austerity. Un’Italia più forte può iniziare a cambiare le cose. Cosa direbbe a un cittadino per convincerlo a votare Sì? Se votasse No, lascia tutto come è adesso. Se vota Sì, è un passo in avanti verso il cambiamento. Avremo istituzioni più snelle e semplificate, che potranno decidere più velocemente. Ci sarà un risparmio evidente, con 315 senatori in meno da pagare e la riduzione dei compensi per i consiglieri regionali. Il fronte del No ha una composizione molto eterogenea, da sinistra a destra. Va da D’Alema a Fini, a Cirino Pomicino, a Salvini e a Berlusconi. Se prevalesse il No, torneremmo indietro di vent’anni. E non possiamo permettercelo. Qui al Nord c’è maggiore apertura alle ragioni del Sì? Nel Nord del Paese c’è un’apertura di credito, anche in un’area moderata, nelle rappresentanze del mondo economico e produttivo, che ha bisogno di un quadro chiaro e di stabilità. Il governo sta facendo molto per il rilancio dell’economia e del potere d’acquisto. Oggi le medie imprese sono tornate a livelli quasi pre crisi, mentre sono le piccole imprese e gli artigiani che continuano ad avere difficoltà. Loro hanno bisogno di risposte, e una di queste è nelle pensioni minime, per rilanciare il potere d’acquisto. Regione Lombardia invece come si sta muovendo nel rilancio dell’economia? La Regione doveva eliminare il bollo auto e il superticket, e non l’ha fatto. Dà la colpa ai tagli dello Stato, ma il presidente della Regione Lazio Zingaretti il ticket l’ha tolto, e non mi sembra siano messi meglio. Maroni ha fatto grandi promesse, ma non le ha mantenute. Negli ultimi anni avete progressivamente “conquistato” la Lombardia. Nel 2018 la grande sfida sono le elezioni regionali. Quando inizierete il percorso per prepararvi a questa battaglia? Subito dopo il referendum, convocheremo una direzione regionale, che deciderà tempi e modi per la scelta del candidato. Io chiederò che il candidato alla presidenza sia scelto entro l’estate del 2017. Non possiamo permetterci che fare come l’ultima volta, quando Ambrosoli venne scelto a Natale. Quindi lavoreremo per un percorso che partirà dai cittadini di tutta la Lombardia, anzi di tutte le Lombardie: le realtà delle grandi città, quelle delle valli, della bassa. Una serie di percorsi condivisi per costruire il programma. E grande apertura ai movimenti civici. Lei potrebbe essere un potenziale candidato alla presidenza? Io sono il segretario del più grande partito della Lombardia. E fortunatamente, rispetto al passato, non dobbiamo più ricorrere al cosiddetto “Papa straniero”. Abbiamo una situazione migliore, tante persone sono cresciute e abbiamo fortunatamente l’imbarazzo della scelta. Guardando Varese, da luglio il governo cittadino è passato al centrosinistra. Questo ha creato numerosi scossoni. È stata introdotta una forte discontinuità. È chiaro che la vittoria del centrosinistra e del Pd ha avuto un forte forte. È una novità anche per noi. Adesso ci siamo assestati, emerge una grande voglia di lavorare e dare tutto. Ci sono aspettative molto alte. E questo ci carica tutti di grande responsabilità. Quindi da tutti gli esponenti del Pd occorre grande generosità e capacità di condivisione. Un consiglio che darebbe al sindaco Davide Galimberti? Penso che se tiene l’orecchio ben posato a terra, ascoltando quello che succede in città, non avrà bisogno di alcun consiglio.n