Il mercato del futuro «Tre opzioni aperte»

Un mercato e tre opzioni per il futuro: portare le bancarelle in piazza Repubblica, in un’area vasta fuori dal centro, magari alla Schiranna, oppure in più location diffuse nei quartieri. Sono le possibilità presentate dall’amministrazione ai responsabili dei commercianti alla Commissione consultiva commercio aree pubbliche di ieri sera con il sindaco Davide Galimberti e gli assessori Ivana Perusin, Francesca Strazzi e Andrea Civati. Tra un anno, complice il via ai lavori del Piano stazioni in piazzale Kennedy, bisognerà trovare una nuova casa. «Attorno al nostro mercato ruotano quasi 300 famiglie – spiega l’assessore allo Sviluppo delle attività produttive Ivana Perusin – . Al contempo però abbiamo un’importante opportunità: trasformare l’attività e darle una nuova veste, rendendo il mercato più ricco e competitivo. Per questo motivo puntiamo a coinvolgere in prima persona gli stessi commercianti: ogni decisione verrà presa attraverso il confronto con loro».

Dialogo che è proseguito ieri: il trasferimento in piazza Repubblica – dove il numero degli stalli è inferiore rispetto a piazzale Kennedy – comporterebbe un potenziamento dei tre giorni attualmente a disposizione degli esercenti, che verrebbero innalzati a cinque. Altra strada sarebbe quella dei mercati rionali; qui il vantaggio sarebbe quello di rendere più vivi i quartieri, pur con le difficoltà di controllo e gestione. Infine la possibilità di una zona più periferica come nuovo polo commerciale.

L’amministrazione sarebbe orientata verso piazzale Roma alla Schiranna. «Tutte ipotesi – ha proseguito Perusin – sulle quali nelle prossime settimane proseguirà la discussione con i commercianti, per arrivare insieme alla decisione migliore». Per il direttore di Confcommercio Ascom Varese Roberto Tanzi e i rappresentanti di Confcommercio Fiva Rodolfo Calzavara e Riccardo Bellotti, «le tre opzioni sono tutte di buon senso e sono ispirate da criteri e logiche diverse. Abbiamo consigliato di effettuare una consultazione degli operatori, dando un questionario che verrà strutturato di comune accordo. Così si consentirà un processo decisionale democratico e ragionato: tutti potranno esprimere il proprio parere e in base ai risultati si comincerà a capire l’orientamento degli esercenti, che si spera possa essere più condiviso possibile».