Il marchese socio della cooperativa Quando la nobiltà diventa popolare

La Provincia Varese - 22/09/2016

Varese ha associato il suo nome, e anche la sua simpatia, ai nobili Ponti. Il 22 settembre 1961 il decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e firmato dal presidente della Repubblica autorizzava la Camera di commercio, presieduta da Angelo Campiotti, ad acquistare il complesso immobiliare di Villa Andrea a Biumo superiore, poi trasformata in sede di manifestazioni, congressi e mostre. La vendita venne effettuata dal marchese Gianfelice che donò l’anno dopo l’Isolino Virginia, così chiamato in omaggio alla moglie, all’Amministrazione comunale. Il suo avo, anch’egli di nome Andrea, l’aveva comprato nel 1822 dal duca Pompeo Litta. Nel 1963 la Camera di Commercio si aggiudicò anche l’altra dimora di proprietà dei Ponti, attigua alla prima e conosciuta come Villa Napoleonica. Il lussureggiante e ampio parco, 60 mila metri quadri, sarebbe stato aperto al pubblico il 7 agosto 1971, risultando subito assai frequentato. Villa Andrea venne costruita da un omonimo del capostipite della casata. Nel 1858 ricevette l’incarico di progettare la residenza, da innalzare al posto della preesistente dimora De Cristoforis Arpegiani, l’architetto milanese Giuseppe Balzaretto. A causa delle vicende belliche risorgimentali – che interessarono il colle di Biumo, con la nota battaglia tra i garibaldini e gli austriaci – ci volle più di un decennio perché i lavori i concludessero. La villa di stile neoclassico ospitò le vacanze estive dei Ponti, che avevano un debole per l’arte. Spesero volentieri importanti somme pur d’ammirare nei locali da loro abitati gli affreschi del Bertini, le statue del Tabacchi, le tele del Focosi. Se la villeggiatura a Varese assunse la cifra d’un “must” di quel tempo, lo si deve in misura rilevante all’esempio di questa famiglia, cui s’ispirarono altri blasonati lombardi e numerosi esponenti della borghesia che ambiva a salire di rango in virtù dei suoi successi imprenditoriali e commerciali. Il legame affettivo tra i Ponti e Varese si rafforzò al punto che, quando Andrea perse prematuramente l’amatissimo figlio Eligio, volle che al suo nome fosse dedicato un asilo infantile al servizio della comunità di Biumo superiore. L’altro figlio, Ettore, oltre a proseguire l’attività economica nel campo tessile, accettò l’invito a mettersi in politica. Ebbe uno straordinario successo: eletto per due volte deputato nella lista dei moderati, fu consigliere comunale e sindaco di Milano, infine senatore. Ma le conquiste elettorali maturate altrove non gli fecero scordare la terra bosina. Da filantropo qual era, elargì finanziamenti all’ospedale, tanto da figuravi nell’albo d’oro, come altri suoi illustri parenti. Accettando l’invito ad essere componente del comitato promotore della Società anonima cooperativa di Varese, fondata nel giugno del 1886, divenne una sorta di varesino honoris causa. Non per decisione del Comune, ma per gratitudine popolare.