Il Maga riparte dai suoi artisti

La Prealpina - 07/02/2017

«Per me il museo è un servizio come acqua, luce e gas». E poi: «Bisogna tirare fuori le nostre collezioni ed esporle in continua rotazione». Ancora: «Questi spazi sono meravigliosi. Permettono l’interazione con teatro e musica». Di più: «Allestiremo una biblioteca scientifica di storia dell’arte. La prima biblioteca pubblica di arte contemporanea in Italia». Soprattutto: «Lavoriamo a una navetta da Malpensa utilizzabile sia dai turisti sia da chi arriva da Milano con il treno, perché la raggiungibilità è fondamentale». Non solo: «Quanto fatto con Missoni deve continuare con altri stilisti della zona e internazionali». Però: «Se si vogliono allestire grandi mostre, serve sostegno economico.

Dunque, bisogna allacciare uno strettissimo rapporto di partnership con il territorio». Perché: «Il ministero non dà più un euro da anni. Al massimo finanzia progetti specifici, sicché dobbiamo entrare in quest’ottica». E da quanto si riesce a sapere, nell’attesa del bilancio previsionale 2017, dal Comune arriverà pressapoco lo stesso contributo dello scorso anno. Pressapoco, nel senso, che saranno un po’ meno di 650mila euro.

Ecco allora in un concentrato di idee e consapevolezza, comunicate con un entusiasmo pari alla rapidità di parola, il nuovo presidente del Maga che è Sandrina Bandera. Un piccolo, grande uragano in fermento operativo da inizio gennaio che porta in via De Magri tutto il valore di un curriculum nel quale spiccano l’esperienza da soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Milano e quella da direttore della Pinacoteca di Brera. Insomma, non serve altro. Ma lei, al debutto pubblico, ieri mattina nella Sala degli Arazzi, mette un carico di passione che in una quarantina di minuti di illustrazione del suo programma spazza via le nubi degli ultimi mesi. Per la gioia innanzitutto della direttrice Emma Zanella che preferisce non stare tra i relatori («È molto importante che siano loro a parlare») e dalla platea illumina gli occhi a ogni sottolineatura. Per la soddisfazione dell’assessore Isabella Peroni (Cultura) che al microfono rimarca: «Scegliere questo presidente non ha dato alcuna difficoltà». Per la serenità del sindaco Andrea Cassani che certifica come «dopo un discreto periodo di riflessione sia stato trovato il nome migliore per il ruolo forse più difficile a Gallarate».

E, a sorpresa, pure per il compiacimento dell’ex primo cittadino Edoardo Guenzani che dal pubblico prende il microfono e si rallegra del fatto che «questa amministrazione continua nell’impegno della precedente migliorando la presidenza». Con buona pace di chi c’è stato prima.

Convenevoli a parte, il manifesto di Sandrina Bandera è chiarissimo. Cioè, il Maga si proietta nel futuro grazie al suo passato. «Negli anni del rinnovamento dopo la guerra Gallarate si dedica all’arte con il Premio di arti visive: questa è poesia», è la premessa sulla quale poggia la nuova presidenza.

«Il punto di forza sono le collezioni. Penso a Carrà, Soldati, Santomaso, Birolli, Vedova, Fontana, Munari, Belotti, Bonalumi, ai contemporanei Bartolini, Cecchini, Studio Azzurro, Paci e moltissimi altri». E questo è un riconoscimento al nome Zanella. Al padre Silvio al quale è intitolata la fondazione e che creò la Galleria d’arte moderna, alla figlia Emma che ne ha raccolto l’eredità.

Infatti, anche a lei va un plauso: «La direzione del Maga ha difeso una struttura molto moderna che ci permette di fare tutto quello che abbiamo in programma». Arte in ogni forma, fotografia e moda comprese, con apertura a città, territorio, studenti, collezionisti, galleristi, artisti. E finanziatori. Perché servono i soldi dei privati: «Utilizzeremo l’Art Bonus che offre sgravi fiscali, creeremo una membership per la partecipazione al museo con quote diversificate di imprese e banche, istituiremo l’associazione Amici del museo».

Già, la cultura costa. E in via De Magri non si paga soltanto la presidenza. «Sono in pensione», spiega Bandera. «Posso permettermelo. Soprattutto, così mi sento più libera nelle scelte». Per tutto il resto si attende uno sforzo comunitario. Nel frattempo Peroni si toglie un sassolino dalla scarpa: «Io credo fermamente nel Maga. Con la nuova presidenza e la vecchia direzione possiamo iniziare un percorso di grandi soddisfazioni». Mentre Cassani lancia l’appello: «La parola chiave è apertura. Ma fondamentale è l’apertura a chi vuole contribuire. Non vogliamo chiacchiere. Vogliamo che il museo non sia lasciato solamente a carico della pubblica amministrazione».

Qui una biblioteca Come al Pompidou

 

«Porteremo qui una parte della biblioteca e sarà la prima biblioteca pubblica di arte contemporanea d’Italia». È entusiasta del progetto Sandrina Bandera, presidente del Maga, tanto da prendere a esempio il punto di riferimento per eccellenza: «Tutti i grandi musei hanno una biblioteca. Penso al Centre Pompidou di Parigi, il primo in Europa ad aver avuto un intero piano dedicato ai libri. Perché l’associazione tra arte e studio è importante».

Dunque, Bandera sposa in pieno quella che in campagna elettorale era un’idea lanciata dal sindaco Andrea Cassani. E la biblioteca multimediale che il primo cittadino leghista vuole all’interno del museo, ora, sembra possa realizzarsi con una portata molto più ampia. Nata in risposta a un centrosinistra desideroso di costruire una nuova casa della cultura all’ex Gerolamo Cardano di via Bottini, la conversione dell’attuale sala studio a due passi dal bar in un’offerta più strutturata ha preso ufficialmente piede, diventando un possibile fiore all’occhiello di Gallarate.

«In tutti i grandi musei la biblioteca è una realtà», ribadisce Bandera. «Perciò, quando Cassani me l’ha raccontata ancor prima della nomina, la sua idea mi è piaciuta subito. Far sentire i ragazzi che vivono questi spazi a casa loro deve essere una delle nostre missioni». Poiché coinvolgere gli studenti significa conquistare i gallaratesi: «Nella speranza che diventino poi sostenitori, sottoscrivendo la tessera, ovviamente a costi agevolati». Quindi, si può pensare anche all’arte intorno, con e per loro. «Potrebbero esserci mostre gratuite nell’area di lettura e promozioni per permettere di fargli vivere tutta l’area del museo».

Non sarà sicuramente semplice: normale pensare che saranno necessari interventi per creare i presupposti per trasformare una parte del Maga in una biblioteca scientifica. «Adatteremo le sale, ci saranno i sensori anti-taccheggio per i libri e verranno fatti lavori anche per la climatizzazione e per garantire la sicurezza», assicura però il presidente. «Vogliamo essere pratici e concreti in tutto. Sarà una grande gioia, perché portare la lettura qui dà serietà all’arte. Potrebbe sembrare una cessione di parti del museo, ma si tratta di una conquista».