Il Maga diventa grandee sposerà la Triennale

«Pride». Il poeta e professore universitario di Letteratura italiana Franco Buffoni, gallaratese di nascita e nel cuore sebbene viva da tempo a Roma, con una perfetta pronuncia – è anche traduttore – sceglie l’inglese per appiccicare l’idea forte al Maga. Si ferma un secondo, quando ormai la presentazione ufficiale della mostra sui 50 anni della Civica galleria d’arte moderna divenuta nel 2010 Museo d’arte Gallarate è terminata, e riavvicinato il microfono declina cosa intenda riferendosi alla potenza assunta nell’immaginario collettivo dal termine globale: «Se Gallarate fosse orgogliosa del Maga… Se ospitasse il Cern, per dire, i gallaratesi ne sarebbero orgogliosi. Ecco, vorrei che passasse questo concetto. Che i gallaratesi diventino orgogliosi di questa cosa che c’è a Gallarate e non c’è a Busto Arsizio, non c’è a Legnano, non c’è a Varese». Una realtà grande. Tanto grande e costosa per le casse comunali da spingere il sindaco Andrea Cassani, ora propenso a ritenerla un «un onore» più che un «onere» come capitava in campagna elettorale, a guardare più in là per sostenere il polo museale di via De Magri. Fino a Milano. Sceso dal palco, conferma infatti il primo cittadino: «È chiaro che la convenzione con la Triennale avrà un costo per il Comune. Se chiederemo attività di supporto, qualcosa costerà».

Orgoglio territoriale e costi di gestione. In questa forbice, magari cedendo alla seconda un po’ di percentuale tolta al primo, si sta dunque muovendo l’amministrazione civica di centrodestra. In particolare il sindaco, che quando ancora non era stato eletto vedeva il Maga come una cattedrale nel deserto lì a dissanguare le casse di Palazzo Borghi, quindi da ridimensionare se non chiudere, mentre adesso cerca una soluzione per rilanciarlo salvando gli equilibri economici. In pratica, la simile metamorfosi ideologica avuta dal suo predecessore di centrosinistra Edoardo Guenzani. Probabilmente sarà l’aria di via De Magri.

Sta di fatto che il futuro è la collaborazione con la Triennale. Da lì arriverà la nuova presidente Silvana Annicchiarico, chiamata a sostituire il dimissionario da quattro mesi Giacomo Buonanno, e da lì giungerà tramite accordo da mettere nero su bianco il supporto decisivo all’attività museale. È un pacchetto completo, con Annicchiarico in carica qui a titolo gratuito, da tradurre in convenzione. Il piano è avviato, anzi è quasi a compimento. Al punto che circolano indiscrezioni sul costo dell’operazione per il Comune. Si parla di 300mila euro l’anno. Che poi sono pressapoco la spesa per due mostre di livello. È vero? «Qualcosa costerà», ribadisce Cassani, senza parlare di cifre. «L’importante è che i costi della convenzione tra Maga e Triennale non siano più elevati di quanto speso finora». E quando avverrà l’atteso passaggio di testimone alla presidenza? «Al momento giusto». Cioè? «Entro venti giorni. Spero entro fine mese. Ora sono prioritarie le convenzioni tra Comune e Maga e tra Maga e Triennale». Quest’ultima ancor più fondamentale perché deve stabilire il grado di agibilità presidenziale.

Nel frattempo, con la mostra del cinquantesimo “Ritmo sopra a tutto” curata da Buffoni, si può celebrare la grandezza culturale di una realtà unica in provincia di Varese e famosa a Londra. Un museo da difendere, vista la latitanza di sostegno varesotto, a costo di renderlo un po’ milanese. Ma sempre con orgoglio