Il livello del Lago Maggiore è sempre più basso e si preparano ulteriori limiti alla navigazione

La notizia arriva dal Sindaco di Verbania Marchionini che chiede l’immediato intervento delle istituzioni a difesa di turismo e commercio. In caso di diminuzione di 25 centimetri alcuni battelli dovrebbero fermarsi. In due mesi “persi” due metri di lago

Il livello del lago Maggiore continua a preoccupare. La Società di Navigazione, dopo aver ridotto a 100 quintali (rispetto ai normali 440) il peso massimo complessivo a pieno carico degli automezzi ammessi a bordo dei traghetti, si prepara a ridurre ulteriormente. In caso di abbassamento di altri 11 cm la portata dei traghetti diminuirà a 20 quintali, se di altri 25 cm si dovranno fermare alcuni tipi di traghetti.
Si sono “persi” ben due metri di livello del lago negli ultimi due mesi.

Una situazione che si profila altamente problematica, con possibili conseguenze per il commercio, il turismo, l’economia locale e gli spostamenti dei cittadini. Negli ultimi due mesi la Navigazione Lago Maggiore segnala il dimezzamento degli utenti.

«È evidente che la sperimentazione del Consorzio Ticino (lunga ormai un decennio!) ha fallito – commenta Silvia Marchionini Sindaco di Verbania – Forse è ora di modernizzarci, predisponendo modelli matematici che prevedano come ripartire l’acqua del lago coinvolgendo anche la parte Svizzera. Ribadisco che gli amministratori locali e le forze economiche del territorio non possono essere lasciati soli. Noi la battaglia la stiamo conducendo da tempo, come ho già più volte ricordato anche agli organi d’informazione nazionali in queste ore. Il lago in secca, significa imbarcazioni che non approdano, perdite economiche e di lavoro per i cantieri nautici, danni all’ecosistema naturale lacustre, meno presenze turistiche.
Ribadisco che non c’è davvero un luogo reale di confronto con l’autorità di Bacino e non esistono solo gli interessi agricoli e industriali ma anche quelli turistici e del trasporto locale nel nostro bacino. Per questo chiediamo che i livelli istituzionali, a partire da quelli regionali, ad oggi in silenzio, se ne occupino davvero, e non solo a parole».