Il Governo prevedeva che si riducessero le tasse di iscrizione alla Camera di Commercio. A Trento tornano a crescere del 20%

Altra Testata - 12/05/2017

TRENTO. Torna a crescere il canone annuale che ogni impresa e azienda trentina dove versare annualmente alla Camera di Commercio di Trento. Per la precisione tornerà a crescere del 20%. Ciò nonostante il Governo Renziavesse previsto con il Decreto legge “Repubblica semplice” la riduzione progressiva dei diritti annuali camerali fino al 50% nell’arco di tre anni. Si era partiti con una riduzione del 35% nel 2015, del 40% nel 2016 per arrivare,quest’anno, a scendere al 50% proprio per alleggerire il peso dei tributi che già gravano, pesantissimi, sulle spalle di imprese e industrie. E non si parla di cifre di poco conto. Si va, infatti, da un minimo di 80 euro, per le realtà più piccole, per arrivare anche a 40.000 euro per quelle più grandi. Un aumento che, proposto dalle Camere di Commercio anche di altre realtà italiane, in alcuni casi ha scatenato l’ira di sindacati, artigiani e confindustria che sono riusciti a stopparlo.

 

Ma, lo diciamo, è tutto in regola: nello stesso decreto legislativo 219/2016, è previsto che ci possa essere un aumento dei diritti camerali fino al 20% per la realizzazione di “progetti strategici”. Certo, come detto, da più parti la cosa ha fatto storcere non poco il naso a realtà imprenditoriali e sindacati visto che se da un lato venivano tagliati i diritti camerali, cercando di portare un immediato beneficio alle stesse imprese, dall’altro si prevedeva la possibilità per le Camere di Commercio di rialzarli, almeno per una piccola parte.

 

È la solita storia all’italiana – avevano commentato qualche settimana fa leConfindustrie di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro Urbinonell’esprimere il loro no a un tentativo simile a quello portato avanti a Trento, dalle locali Camere di Commercio  -: nel 2014 fiumi di carta e di parole sulla necessità di riformare e riorganizzare il sistema delle Camere di Commercio; poi il Decreto legge ‘Repubblica semplice’ che sancisce la riduzione progressiva dei diritti annuali nell’arco di tre anni. Oggi, quello che sembrava essere uscito dalla porta principale sembra rientrare da quella di servizio, testimoniando con i fatti che la riforma del sistema camerale sta di fatto vivendo un momento di sostanziale inattuazione”.

 

“Qui a Trento a parte qualche voto contrario in consiglio d’amministrazione, di qualche industriale e artigiano che avrebbe preferito procedere con le riduzioni delle tariffe, il parere è stato positivo – spiega il presidente della Camere di Commercio di Trento Giovanni Bort – e la giunta si è espressa tutta a favoredell’aumento del 20%. Un aumento che poi, in realtà, va parametrato sulla già prevista quota ridotta al 50% quindi alla fine, in sostanza, noi torniamo a un livello dei contributi camerali ridotti in totale, rispetto a tre anni fa, del 40%. E queste risorse, che si aggireranno sui 750.000 euro l’anno, per tre anni,serviranno a finanziare due progetti finalizzati a incrementare i servizi per le imprese. Da un lato assisteremo le imprese per quanto riguarda la digitalizzazione e la loro formazione per quanto riguarda il mondo del web. Dall’altro promuoveremo dei servizi di orientamento al lavoro e alle professioni soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra scuola e mondo del lavoro“.

 

L’aumento del 20% produrrà, in tre anni, l’ingresso di 1 milione e 500 mila euro per il progetto “imprese digitali” e di 1 milione di euro per i “servizi di orientamento al lavoro e alle professioni”. Progetti che partiranno, verosimilmente, questo autunno, dopo il via libera del Ministero. In molte realtà italiane le Camere di Commercio hanno proposto progetti similari e riaumentato i loro diritti camerali. In altre realtà, invece, artigiani e industriali non si sono fatti convincere e si sono messi di traverso come accaduto, per esempio nelle Marche o a Belluno dove Confartigianato si è detta “profondamente contraria”. Anche in Toscana le opposizioni sono state tantissime e i vari rappresentanti di categoria hanno alzato vere e proprie barricate. APisa Confcommercio e Cna hanno specificato che la razionalizzazione e le economie alle quali mira la riforma del Governo del sistema camerale imporrebbero, semmai, un percorso contrario di sempre maggiore snellimento delle Camere di Commercio. In Abruzzo ad opporsi all’aumento è stata la Cisl che all’Aquila ha chiesto di ritirare il provvedimento della locale Camera di Commercio che aveva visto il voto negativo anche di Confindustria.

 

In Trentino, a quanto pare, tutti d’accordo e quindi avanti tutta.