Il futuro dei giovani nei campima non è un Paese per la terra

La Prealpina - 11/04/2016

Fra passione e realismo, fra speranza e coscienza dei problemi: fra luci e ombre si è consumata l’assemblea provinciale di Confagricoltura giunta all’edizione numero 69, con al centro il tema “Il futuro è dei giovani, anche in agricoltura”. Un motto carico di ottimismo, certo, ma senza negare le troppe difficoltà che ancora mettono il bastone fra le ruote al settore, dalla burocrazia alla mancanza di sostegno pubblico. «Passione e determinazione sono indispensabili, ma da sole non bastano – ha spiegato ieri mattina alle Ville Ponti il presidente provinciale Pasquale Gervasini -. Dove andrà a finire il tanto decantato made in Italy agroalimentare se non riusciamo a sostenere le imprese? Sembra una follia. È facile o almeno possibile essere innovativi in agricoltura oggi in Italia? Piani di governo del territorio, blocco della ricerca sul miglioramento genetico, tanti piani di sviluppo rurale quante sono le regioni ma tutti ugualmente incomprensibili. La risposta è nei fatti e non è confortante. Purtroppo neanche il migliore imprenditore da solo può riuscire nella propria attività in un contesto ostile e sfavorevole. Non si può dire che in Italia spiri un vento favorevole all’innovazione e all’impresa». Gervasini ha più volte tuonato contro il vezzo di considerarsi contadini: «Agricoltori non ci si improvvisa – ha detto -. Non si torna alla terra perché è di moda o perché si è stanchi di altro». Fra i lacciuoli, i tanti, troppi «adempimenti a pioggia, in Italia oltre 120, in Gran Bretagna 12». Eppure «anche in questi tempi difficilissimi è possibile progredire, andare avanti con l’orgoglio e la determinazione necessari a qualsiasi impresa». Sentimenti impressi nei visi dei quattro giovani protagonisti di un filmato, realizzato dal regista varesino Alessandro Damiani, dedicato proprio ai volti nuovi del settore primario. Paolo Minonzio con i suoi ortaggi, Luigi Angelo Brumana con le sue mucche, Valeria Ciglia e le capre della Formagella e Matteo Landoni con i suoi fiori hanno dimostrato che è ancora possibile essere agricoltori oggi. Magari continuando il mestiere dei padri, ma con un occhio alle tecnologie e ai social. Temi rilanciati anche dalla tavola rotonda, moderata dal giornalista Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio24, con il numero uno nazionale di Confagricoltura Mario Guidi, il presidente dell’Associazione nazionale giovani agricoltori Stefano Lamberti, Matteo Lasagna, presidente regionale, e il rettore dell’Università Liuc Federico Visconti. All’evento hanno preso parte anche il prefetto Giorgio Zanzi, il sindaco Attilio Fontana, la parlamentare del Pd Maria Chiara Gadda e il senatore della Lega Nord Stefano Candiani, il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, il vicepresidente della Provincia Giorgio Ginelli, il presidente della Camera di commercio Renato Scapolan. Si è parlato di crescita, innovazione e aggregazioni. «L’agricoltura deve andare sui mercati e cambiare – ha detto Guidi -. Giusto chiedere meno burocrazia perché in Italia manca una strategia politica agricola, ma poi spetta a noi rilanciare il settore». Lamberti ha fatto notare che le aziende iscritte alla Camera di commercio sono sempre meno, soprattutto fra under 35 (meno 3%).