Il Dragone “morde” la Mam

La Prealpina - 22/06/2017

Che l’azienda fosse in difficoltà lo si sapeva da anni, visto il percorso a ostacoli fatto anche di cassa integrazione e contratti di solidarietà. Ma nessuno alla Mam si aspettava l’annuncio choc arrivato ieri mattina dalla proprietà cinese, il gruppo Sunico: 90 esuberi entro il mese di febbraio 2018 su un totale di 150 lavoratori in un’azienda che negli anni è stata leader mondiale nella produzione di collettori per il settore automotive e negli elettrodomestici. Ecco perché all’improvviso, dopo l’incontro con la dirigenza, i sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm in forma unitaria hanno deciso di indire subito un’assemblea e un presidio fuori dai cancelli (nella foto Redazione). Non una bandiera, non un cartellone, a dimostrazione che l’uscita è avvenuta senza programmazione, sull’onda delle novità negative comunicate alle organizzazioni, con la prospettiva di rimanere solo con 60 dipendenti. «Per noi è un piano inaccettabile – sottolinea con forza Fabio Dell’Angelo della Uilm -. Due anni fa la Mam è passata dalla famiglia Magnani al gruppo cinese. La situazione era già pesante, ma è un’altra cosa arrivare e annunciare il taglio di due terzi della forza lavoro senza un incontro, senza che ci sia stata la minima discussione. Invece c’è molto di cui parlare: vogliamo capire come si è arrivati a questo punto, a cosa sia dovuta la produzione in perdita, perché si siano persi due clienti importanti. Ci chiediamo perché un investitore cinese abbia rilevato un’attività per poi arrivare a dichiarare di non volerci più investire. L’ipotesi è di trasferire tutta la produzione in Cina lasciando qui solo il finissaggio e la parte commerciale. Temiamo che sia l’inizio di un futuro smantellamento. Non ci sono le garanzie sufficienti».

Insomma, la paura è che questo passo sia il primo verso la fuga dal Varesotto e i sindacati puntano i piedi: come a dire “così non ci si comporta”. C’è tutto un piano da concordare prima per arrivare anche a delle inevitabili fuoriuscite ma il meno dolorose possibile e frutto di un accordo che tuteli le persone. «Non lo neghiamo, i problemi erano tanti e risaputi, abbiamo vissuto anni difficili con l’utilizzo di molti ammortizzatori sociali – premette Nino Cartosio della Fiom Cgil -. Tre anni fa è iniziata l’operazione che ha portato al gruppo Sunico al 90 per cento, con una permanenza in parte della famiglia Magnani in azienda. Ma questo ultimo atteggiamento non è serio, non è corretto, oltre a dimostrare una scarsa conoscenza delle trattative. Ci sono dei lavoratori potenzialmente interessati allo scivolo pensionistico, ma queste prospettive vanno valutate, serve un tavolo di confronto. Dire “il piano regge solo con 90 dipendenti in meno” è solo un alibi».

Le organizzazioni puntano sempre alla volontarietà delle uscite e alle tutele economiche di chi accetta: «Eppure nemmeno oggi (ieri, ndr) la proprietà ha accettato di incontrare i lavoratori, che invece avrebbero meritato almeno di essere ascoltati – aggiunge Flavio Cervellino di Fim Cisl -. Lo sciopero è continuato per un’ora e mezza nel turno pomeridiano: all’interno dell’azienda il clima è mesto, anche perché i lavoratori sono al 90 per cento del paese o delle zone limitrofe. Ci sono uomini e donne soprattutto sopra i 45 anni, di difficile ricollocazione».

La battaglia è solo all’inizio.

 

Polo di occupazione«Urgente un tavolo»

«Subito un tavolo di confronto urgente». È la risposta immediata del sindaco di Morazzone Matteo Luigi Bianchi non appena saputo della grave crisi alla Mam Collettori culminata con gli esuberi comunicati ieri dalla proprietà cinese.

«Il Comune – spiega in una secca nota Bianchi – prendendo atto della conclamata situazione di grave crisi occupazionale in cui si trova la Mam, convocherà per la prossima settimana un tavolo istituzionale finalizzato in prima istanza, ad avere la rappresentazione da parte della proprietà, delle associazioni di categoria e delle rappresentanze sindacali, della situazione in cui versa l’azienda in tutti i suoi aspetti: azienda attualmente primo datore di lavoro sul territorio per le famiglie morazzonesi. Inoltre si sottolinea che la Mam ha importanti superfici produttive e le strategie imprenditoriali future avranno ripercussioni positive o negative anche dal punto di vista urbanistico e tributario. Per questi motivi diventa fondamentale un tavolo di confronto urgente».

Sul caso, poi, è intervenuto anche il capogruppo dei “Civici e Democratici” in Consiglio provinciale Paolo Bertocchi: «La notizia ci preoccupa e non poco, ora le istituzioni devono fare la loro parte per evitare un impatto pesante per il territorio. Bene ha fatto il consigliere Regionale Alessandro Alfieri a chiedere subito l’intervento di Regione Lombardia per promuovere l’audizione in commissione Attività produttive dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria e degli enti locali coinvolti».

Al coro di preoccupazione si unisce il segretario provinciale del Pd e sindaco di Malnate Samuele Astuti: «È una situazione certamente difficile che ci auguriamo si risolva nel migliore dei modi per entrambe le parti. La Mam è un’azienda fondamentale per il nostro territorio, considerando che gran parte dei suoi dipendenti risiede a Morazzone e nei comuni limitrofi. Auspico venga fatto tutto il possibile per salvaguardare il futuro dei 90 lavoratori a rischio e delle loro famiglie».