Il Distretto del Commercio: analisi sui motivi dello stop alle attività

NEGOZI che chiudono, negozi che aprono. Chi abbassa la saracinesca perché è arrivato il momento della pensione oppure per le difficoltà del momento, chi invece investe e lancia la sua sfida nel settore commerciale.
È questo il quadro della situazione in città, dove soprattutto in centro si nota il turn over che è comunque un segnale di fiducia per il futuro. Il centro, indubbiamente, vive una condizione di maggior attrattività rispetto ai quartieri decentrati.
UN ESEMPIO: via Cellini, zona Frati, strada che attraversa un popoloso quartiere e che fino a un decennio fa era ancora un susseguirsi di negozi, dal calzolaio al lattaio, dalla merceria al fruttivendolo, alla gastronomia. Scenario che sembra appartenere a tempi lontani. «Oggi è desolante – dice una residente – basta guardarsi intorno, la maggior parte dei negozi è chiusa». In centro la situazione è migliore, «È più facile il turn over – dice Rudy Collini, vicepresidente del Distretto Urbano del commercio e titolare dell’omonima coltelleria – Ci sono negozi che hanno chiuso, ma per alcuni spazi già ci sono richieste di nuove aperture. Dobbiamo analizzare bene i motivi per cui alcune attività chiudono, ci sono titolari che per età decidono di smettere, altri per i quali non ci sono ricambi in famiglia e altri invece proprio per le difficoltà che incontrano, magari prodotti che non hanno più mercato. Il centro è più attrattivo per le sue potenzialità, quindi i negozi restano vuoti ma per poco».

CHIUSURE ci sono state in piazza Garibaldi (Benetton ma ancora non si sa chi arriverà a riaccendere le vetrine), via San Gregorio, Via Milano. Non nasconde Collini che il momento è difficile. «Non bisogna perdere fiducia – afferma – È importante percorrere nuove strade, tenere il passo con gli aggiornamenti, cogliendo le opportunità che offre la rete. La nostra città resta attrattiva. Non dimentichiamo che con il nuovo complesso residenziale su piazza Vittorio Emanuele II ci saranno ben diciassette spazi per attività commerciali di qualità». E molte botteghe storiche resistono: basti pensare alle tredici attività premiate dalla Regione nel 2016.